Il grido di Pizzaballa: «La Cisgiordania ormai è una terra di nessuno»

di Angelo Picariello, Rimini
Il cardinale al Meeting di Rimini: «La popolazione palestinese non riesce più a sopportare l'aggressione continua dei coloni. È importante tenere vivi i riflettori anche su Gaza e Israele. Tutto ciò che può aiutare è benvenuto»
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August 26, 2026
Il grido di Pizzaballa: «La Cisgiordania ormai è una terra di nessuno»
Il cardinale Pierbattista Pizzaballa al Meeting di Rimini / Ansa
«Innanzitutto bisogna fermare il conflitto, avviare percorsi non solo politici, ma anche culturali, sociali e religiosi inclusivi, ma ci vorrà molto tempo». Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme, arriva al Meeting e incontra la stampa. Un mini-evento nell’evento conclusosi singolarmente con una benedizione dei giornalisti e un’Ave Maria recitata insieme. «Le istituzioni politiche e diplomatiche sono deboli, lo ho detto tante volte, ma la diplomazia è l'unico modo per cercare di risolvere il conflitto».
La proposta di un premio Nobel per i bambini di Gaza, come simbolo delle vittime innocenti di ogni conflitto, può aiutare? «È importante tenere vivi i riflettori su Gaza, la Cisgiordania, Israele naturalmente, come tante altre parti del mondo. Tutto ciò che può aiutare e favorire è benvenuto», risponde il cardinale, che poi precisa il suo pensiero in relazione a un possibile ruolo della Flotilla: «È importante fare le cose per costruire qualcosa di bello. Dobbiamo evitare lo scontro, evitare il “io sì, tu no”. Qualunque iniziativa è importante che porti un contributo e non favorisca invece lo scontro ancor più». Ma la preoccupazione cruciale è per i bambini: «Ci sono circa 690mila bambini a Gaza e poche migliaia vanno ancora a scuola. Noi come Chiesa stiamo riaprendo nei prossimi giorni la scuola con un migliaio di bambini, ma è una goccia nell'oceano. Non è il primo anno senza scuola, è la situazione più grave, che va aiutata attraverso la diplomazia e le organizzazioni multilaterali».
Anche «in Cisgiordania, ormai terra di nessuno, la tensione è in aumento, con l'aggressione continua dei coloni. La popolazione palestinese non riesce più a sopportarlo». L'ambasciatore israeliano presso la Santa Sede, Yaron Sideman al Meeting, aveva parlato di una narrazione «ingigantita». «Rispetto la sua opinione ma che ci sia una situazione di aggressione continua dei coloni è un fatto assodato», replica. L’unica soluzione possibile resta quella indicata dal Papa dei due Stati, «per riconoscere agli israeliani e ai palestinesi il diritto di avere una casa nella loro terra. Prima o poi verrà in Terra Santa, il Papa, è questione di tempo», si dice fiducioso. Ma è «necessario preparare le condizioni per questa visita perché possa davvero portare frutto».
Il tema è stato poi al centro dell’incontro in auditorium, davanti a circa 4mila persone, “Scrutando il cielo di Gerusalemme”, condotto da Alessandra Buzzetti, in cui Pizzaballa ha risposto alle domande di alcuni studenti. «Dobbiamo evitare di ridurre la pace a slogan e di adottare approcci ingenui a realtà complesse. Gli algoritmi – ha concluso – ci propongono solo quello che vogliamo, invece bisogna ascoltare anche voci diverse». A Rimini c’era in questi giorni anche l’arcivescovo emerito di Taranto Filippo Santoro, fra i primi a proporre con l’associazione “L’isola che non c’è” il Nobel per i bambini di Gaza, dopo un incontro in Terra Santa con Pizzaballa: «Sarebbe un messaggio di speranza da dedicare a tutti i piccoli che soffrono per le guerre», dice.

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