L'economia stenta eppure le Borse battono tutti i record: così l'IA separa finanza e realtà
Nonostante gli allarmi su una possibile sottovalutazione dei rischi, i listini sono ai massimi storici con i titoli tech e ignorano conflitti, prezzi e debiti "monstre". Fino a quando durerà la corsa?

Risuonato nel silenzio ferragostano, ha fatto un certo rumore l’allarme lanciato da uno studio (non ufficiale) della Bce, con cui alcuni ricercatori hanno indicato come «probabile» una «correzione delle attuali valutazioni di Borsa», dopo il vero e proprio rally «nel settore tecnologico innescato dall’Intelligenza artificiale». Tradotto: occhio ai mercati, può succedere di tutto.
Un campanello autorevole, ma non il primo. Anzi: il governatore di Banca d’Italia, Fabio Panetta, il 15 luglio parlando all’assemblea dell’Abi aveva lanciato un segnale forse meno brutale ma sicuramente più articolato. Dopo aver incrociato la corsa dei listini innescata dall’IA con le relative incertezze su quantità e destinatari dei benefici, il governatore concludeva il ragionamento richiamando un principio chiave, e cioè che «la sottostima dei rischi può sostenere a lungo le quotazioni, prima di lasciare spazio ad ampie correzioni». Tradotto: maneggiare con cura.
I record dei mercati
Le preoccupazioni per ora non sembrano avere eco sulle Borse. Che ogni giorno, o quasi, trovano un buon motivo per mantenersi in prossimità dei massimi storici conquistati nei mesi scorsi. L’indice azionario di riferimento per le borse globali, l’Msci World Index, a metà agosto ha sfondato per la prima volta nella storia la soglia record dei 5mila punti, e attualmente figura appena sotto. Il contributo principale arriva da Wall Street e in particolare dai titoli tecnologici – ieri sostenuti dai conti trimestrali presentati da Nvidia, tra i principali fornitori globali dell’IA con i suoi chip – ma la corsa esclude ben poche Borse e pure Milano non sfigura. L’indice azionario principale di Piazza affari, il Ftse Mib, è finalmente riuscito non solo a tornare sui livelli – che fino a qualche anno fa parevano irraggiungibili – toccati nel 2000 prima dello scoppio della “bolla” di Internet, ma a correggerli al rialzo: il nuovo record segna la data del 7 agosto (54mila punti), e da lì non si è più spostato di molto (ieri ha chiuso a 52.2.65, in calo dell’1,2%).
Due mondi lontani
Dunque il vento continua soffiare sulle vele dei mercati finanziari. Incuranti di un quadro geopolitico sempre più segnato dai conflitti (armati e commerciali) e da un’economia che non tracolla ma certo arranca: il debito pubblico e privato, americano ma non solo, cresce. I prezzi corrono innescati dai carburanti e dalle materie prime in generale. I consumi, inevitabilmente, languono. Pare incredibile, viste le connessioni strutturali, ma economia reale e finanza sembrano reciprocamente ignorarsi, e la forchetta tra le due non è mai stata così ampia.
C’è un indicatore che meglio di tutti fotografa questa distanza, con relativi pericoli: è il Warren Buffett indicator, semplice formula coniata dal miliardario americano che confronta il Pil con la capitalizzazione di Borsa. Quando supera il 100%, e cioè quando le Borse valgono più della ricchezza prodotta, entra nell’area “prezzi elevati”, inevitabilmente sinonimo di “rischi elevati”: quanto più un investimento è caro tanto più è alto il rischio che si deprima. Le lancette del Buffett indicator segnalano che negli Stati Uniti da mesi siamo ben oltre il 200%, cioè l’80% in più della media storica e più del doppio della crisi finanziaria iniziata nel 2007 con il crack di Lehman Brothers.
Il fattore IA
Il motivo? L’intelligenza artificiale, ovviamente. Che non solo attira gli investimenti ma ne organizza anche i flussi. «C’è la narrativa, ma c’è anche l’idraulica dei mercati», fa notare Giordano Lombardo, fondatore e amministratore delegato della società di investimento Plenisfer e con 40 anni di esperienza nel settore. E poi spiega, partendo dalla narrativa:«I mercati continuano a credere strenuamente nelle potenzialità delle società legate più o meno direttamente all’IA, gli acquisti prevalgono e le valutazioni continuano a salire. E questo clima di fiducia prevale sui distinguo che qualcuno inizia a fare sulle singole società, sulle previsioni e quindi sui prezzi». Ma secondo Lombardo la narrativa non basterebbe a giustificare la continua crescita dei listini se non ci fosse anche quella che lui chiama l’idraulica: «Oggi la crescita dei mercati, compresi naturalmente quelli azionari, è in gran parte legata ai fondi passivi, gli Etf, che si limitano a replicare gli indici e che riflettono quindi la concentrazione senza precedenti di questi ultimi sulla tecnologia. È un fattore che fa moltiplicare il trend e finisce per alimentare ulteriormente le aspettative di mercato e gli acquisti».
La finanza per la finanza
Semplificando, è come se i mercati fossero dominati da investitori in tutto o in parte legati all’IA che finiscono per convogliare le risorse amministrate sulla stessa IA.Un circolo chiuso e inevitabilmente vizioso, che poco o nulla ha a che spartire con l’economia reale e tanto ricorda quella «finanza per la finanza» di cui parla Leone XIV al paragrafo 160 della Magnifica humanitas, e che ricorda essere «cosa ben diversa dalla finanza per lo sviluppo e per la creazione e l’evoluzione del lavoro».
La differenza tra finanza “generativa” e la finanza pensata solo per generare rendite c’è sempre stata, come ricorda il Pontefice. Ma la distanza tra economia e finanza a cui assistiamo rende la questione più urgente e potenzialmente più pericolosa. E finisce per interpellare tutti, compresi gli investitori - piccoli e grandi: «Oggi investire non significa soltanto ricercare rendimento, ma preservare nel tempo il valore del risparmio, al servizio però della crescita economica, e rafforzare la capacità delle famiglie di affrontare il futuro», ha detto Davide Serra a margine di un’intervista di più ampio spettro rilasciata ad Avvenire.
Il dilemma del prigioniero
E a proposito di futuro: come finirà? Gli scenari come sempre sono tanti e non per forza apocalittici. Per fortuna. Ma ipessimisti non mancano, e di solito non urlano per scaramanzia, per interesse o per scongiurare le profezie che si auto-avverano. In proposito, qualche mese fa Daniel Zanin, analista dalle società di investimenti americana Invesco, ha avuto la felice intuizione di ricollegare i paradossi dell’IA al “dilemma del prigioniero” e al possibile assetto in equilibrio inventato da John Forbes Nash, matematico e Nobel per l’economia. «Oggi l’ecosistema IA - ragiona Zanin - funziona solo se le due parti in causa continuano a credere nella stessa storia: se le aziende investono perché ritengono che la domanda futura sarà sufficientemente elevata da generare ritorni straordinari, se gli investitori finanziano questi investimenti perché credono che la crescita degli utili riuscirà». In fondo è quello che sta accadendo in questa fase, ormai prolungata, che prima o poi però è destinata non per forza a interrompersi ma anche solo a cambiare, in parte, lo spartito.
«A quel punto - suggerisce Zanin - gli investitori potrebbero iniziare a ridurre la fiducia e chiedere maggiore disciplina finanziaria. Le aziende, dal canto loro, potrebbero trovarsi di fronte a un bivio: continuare a investire per non perdere terreno nella corsa all’IA oppure rallentare la spesa per preservare redditività e generazione di cassa. Entrambi gli attori inizierebbero a interrogarsi sulle intenzioni dell’altro». Ed è precisamente questo il cuore del Dilemma del Prigioniero: la paura che l’altro smetta di cooperare può spingere a smettere di cooperare per primi. E a quel punto, se l’idraulica dovesse smettere di funzionare, anche la narrativa faticherebbe a stare in piedi. Un brusco bagno di realtà. O, forse, il naturale riavvicinamento all'economia reale.
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