L'ultimo editto, i deliri di onnipotenza e la "normalizzazione" Rai: ecco il caso Ranucci

L'ennesima triste pagina dell'informazione italiana è stata scritta a danno dei telespettatori e dei cittadini e nessuno può tirarsene fuori, dalla politica di governo lottizzata al giornalismo d'inchiesta uscito ammaccato dalla vicenda. Ora si salvi almeno il lavoro di una redazione, quella di "Report", che ha bisogno di ricompattarsi
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August 29, 2026
L'ultimo editto, i deliri di onnipotenza e la "normalizzazione" Rai: ecco il caso Ranucci
Sigfrido Ranucci venerdì sera a Favignana, dopo la decisione della Rai su "Report" / Ansa
Editto doveva essere ed editto è stato. È un mestiere difficile il giornalismo d’inchiesta. Ancor di più nella Rai eternamente lottizzata, dove si realizza quello che senza dubbio è sempre stato un obiettivo del centrodestra. La vicenda davvero straordinaria dell’attentato a Ranucci e della sua amicizia con il faccendiere Lavitola (alla destra legato storicamente) ha vissuto una puntata-chiave. Si voleva “normalizzare” una trasmissione scomoda, troppo, per i suoi contenuti spesso orientati a colpire ambienti vicini ai partiti di maggioranza.
La politica, una certa politica, è riuscita a chiudere “Report”, come aveva fatto prima per “Striscia la notizia” su Mediaset. È una pagina decisamente triste per l’informazione e, in genere, per la democrazia in Italia. L’ingerenza dei partiti nella gestione non è certo una garanzia di informazione neutrale, già di per sé difficile da raggiungere. E di ingerenze il caso Lavitola/Ranucci/ Report è pieno zeppo. Ciò premesso, va però anche detto che a rendere la difesa di questo diritto (all’informazione) più ostica, è però in questo caso anche l’intreccio di piccolezze umane che hanno segnato l’intero dipanarsi della vicenda. Non l’ha aiutata per primo la condotta di Sigfrido Ranucci che, pur vittima, aveva visto comunque smarrirsi l’autorevolezza di cui godeva, come segnalato su queste colonne sin dall’inizio. Nella nuova stagione alle porte non si sarebbe assistito alla sua conduzione con lo stesso spirito di prima.
Una condotta sfociata poi nel delirio di onnipotenza degli ultimi giorni (fra accostamenti a Falcone, Borsellino e Moro e frasi tipo «andrei a cena anche con Riina»), che ha reso impervia la tutela del conduttore anche da quella sinistra che l’aveva eretto a suo paladino (sempre meno sono state infatti le voci levatesi). Fino al veleno con cui ieri ha attaccato quelli che sono i due colleghi designati al suo posto, degni della massima stima. L’unico modo per continuare a fare giornalismo d’inchiesta in Rai passa ora - lo si voglia o no - per il compattarsi di una redazione che, invece, si è sbriciolata sotto i colpi di maglio della maggioranza. È legittimo comprendere le legittime aspirazioni personali cassate, però le spaccature interne sono solo un ultimo regalo a quel centrodestra che vorrebbe avere il monopolio di tutto.

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