Prove pratiche di educazione civica e partecipazione politica dei giovani
Il gruppo Democraseeds, fatto di universitari under 24, organizza varie attività e dibattiti per accrescere la consapevolezza politica dei giovani: «Così garantiamo una vera partecipazione»

C’è chi veste i panni dell’accusa, chi quelli della difesa e chi attende con il fiato sospeso il verdetto dei giudici. Ma non siamo in un palazzo di giustizia: siamo in un liceo milanese e i protagonisti sono studenti che stanno “imparando facendo” come funziona un processo. A organizzare questa messa in scena per gli alunni sono degli studenti un po’ più grandi, delle università milanesi, che fanno parte di Democraseeds. «È un’associazione nata dalla volontà di far uscire dai libri il diritto e tutti i principi di educazione civica che studiamo, spiegandoli in modo semplice per dare ai giovani la possibilità di conoscere e quindi partecipare in modo consapevole, diffondere semi di democrazia tra i nostri coetanei o i ragazzi appena più piccoli», ci racconta Filippo Belgrano, studente 22enne al quarto anno di Giurisprudenza all’Università degli Studi di Milano, presidente dell’associazione composta da giovani dai 20 ai 24 anni di diversi atenei e facoltà del capoluogo, che hanno deciso di mettere ciascuno le proprie competenze in questo progetto.
«L’obiettivo è fornire gli strumenti intellettuali per sviluppare un pensiero critico e comprendere il presente», continua Belgrano, spiegando che quella delle simulazioni processuali è solo una delle attività concrete sperimentate per permettere ai ragazzi di imparare argomenti di educazione civica non più con una noiosa lezione frontale, ma attraverso un metodo dialogico tra pari che raccoglie le domande degli studenti e modella l’incontro in base alle loro difficoltà e ai loro interessi specifici. «Il modello funziona. Quando organizziamo cicli di incontri con un gruppo di alunni vediamo che i ragazzi, ogni volta che tornano, hanno sviluppato più curiosità e nuovi interrogativi rispetto alle sessioni precedenti. Così pian piano si costruiscono una propria opinione», specifica. Tra le ambizioni del gruppo c’è sicuramente quella di entrare nella complessità dei vari temi politici, semplificandoli ma senza banalizzarli, in netto rifiuto di un dibattito che spesso parla per slogan, «ridotto a istinti di pancia, con partiti che a volte forse ci prendono per scemi», commenta. All’opposto, «noi vogliamo portare avanti una discussione onesta, seria, sana», perché convinti che «sapere sia davvero la chiave del potere». La via la indica la Costituzione, tanto che «ci siamo dotati di un manifesto composto da 12 articoli, in analogia ai 12 principi fondamentali che ispirano e guidano il nostro agire».

Democraseeds, «associazione dichiaratamente apartitica, ma necessariamente politica, dal momento che si prefigge di stimolare la partecipazione civica dei giovani», è un gruppo di una ventina di universitari, eterogeneo sia dal punto di vista della formazione – soprattutto con studenti di legge, scienze politiche e filosofia – sia da quello delle sensibilità politiche. «Per esempio, – racconta – all’ultimo referendum sulla giustizia, nel gruppo c’era chi votava no e chi sì. Il punto è proprio mettere a confronto più idee ed esperienze. Gli incontri che abbiamo organizzato in quel periodo per i nostri coetanei puntavano a offrire uno spazio per questo confronto, interpellando anche degli esperti in modo da analizzare punti di forza e criticità di entrambi gli schieramenti e formarci un pensiero critico. L’unico messaggio per noi era di andare a votare e di farlo consapevolmente». Il gruppo, oltre alla formazione peer to peer, organizza spesso dibattiti di questo tipo, durante i quali emergono temi che risuonano per tutta la Gen Z, a prescindere dai colori politici: «Tra i malesseri percepiti come più urgenti rileviamo il gravissimo problema di diritto all’abitare, quello dei tirocini non retribuiti e del diritto alla salute mentale. L’associazione prova a raccogliere tutte le istanze, trasformarle in proposte o richieste concrete da sottoporre ai diversi esponenti politici che invitiamo ai nostri incontri». Democraseeds propone talvolta anche visite di gruppo alle istituzioni «per permettere ai giovani di conoscere da vicino i luoghi in cui si prendono le decisioni che influenzano le nostre vite». Il tutto poi è supportato di un’intensa attività di divulgazione autogestita sui social, «usati come megafono del nostro lavoro, uno strumento per portare i contenuti che trattiamo a ogni persona direttamente sul proprio smartphone».
A ennesima smentita del luogo comune per cui “i giovani sono disinteressati e svogliati”, l’iniziativa partita da Milano si sta diffondendo a macchia d’olio nel mondo digitale e in quello fisico, con un dialogo già in corso con diversi poli universitari e l’ambizione – conclude Belgrano – di «coinvolgere il maggior numero di persone possibile, creare su tutto il territorio luoghi di confronto intellettuale e permettere di partecipare attivamente alla vita pubblica, portare finalmente la voce di noi giovani nella discussione».

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