Gravidanze in adolescenza e salute mentale dei giovani, cosa c'entrano gli smartphone

La diffusione della rete a banda larga mobile ha avuto l'effetto di prevenire molte gravidanze precoci, ma anche far aumentare il disagio mentale tra i giovani. A provarlo è uno studio sul “collasso” della fecondità adolescenziale
May 8, 2026
Gravidanze in adolescenza e salute mentale dei giovani, cosa c'entrano gli smartphone
/ ICP
Tra le tante conseguenze che la diffusione degli smartphone ha prodotto ce n’è una che può essere valutata in modo benevolo: il crollo delle gravidanze adolescenziali. Da quando l’iPhone ha fatto il suo debutto, nel 2007, negli Stati Uniti la fecondità delle ragazze tra i 15 e i 19 anni è calata del 70%. Il caso americano potrebbe fare un po’ storia a sé, per il particolare contesto sociale, tuttavia lo stesso fenomeno ha riguardato moltissime altre nazioni sviluppate a partire da quell’anno. Il fatto è che il legame con la diffusione degli smartphone non sembra essere una semplice coincidenza: uno studio pubblicato lo scorso aprile da ricercatori dell’Università di Cincinnati (The collapse of teen fertility in the digital era) ha provato a dimostrare che esiste un rapporto causale robusto tra la possibilità di essere connessi online in ogni momento e il “collasso” della fecondità adolescenziale, anche tenendo conto dei cambiamenti culturali ed educativi che si sono avuti negli ultimi anni.

Un indicatore relazionale

Che il telefonino possa avere un effetto contraccettivo indiretto, un po’ come avviene con l’accesso all’istruzione, non dovrebbe essere una cattiva notizia. Le cose cambiano nel momento in cui la natalità tra i teenager cessa di essere trattata per quello che è, ma viene vista come un “indicatore relazionale”, ossia una delle tante conseguenze possibili della frequenza con cui i giovani escono di casa, si incontrano, stanno insieme, vivono relazioni dirette e non filtrate dalla tecnologia digitale, arrivando così a misurare il crollo della socializzazione “in presenza” e la crescita del rischio di isolamento sociale. Ecco, da questo punto di vista, lo scenario si fa un po’ più cupo, perché un altro effetto della accresciuta reclusione domestica dei giovani registrata a partire dalla diffusione degli smartphone è stata la svolta in fatto di aumento della depressione e dei suicidi tra gli adolescenti.

Connessioni e natalità

L’obiettivo della ricerca non è criminalizzare i telefonini, ma analizzare come la tecnologia, in particolare la diffusione della banda larga mobile, e la facilità di connessione in ogni momento, abbia provocato, o comunque accelerato, una trasformazione profonda nei comportamenti dei giovanissimi. Dal 2007 al 2024 il tasso di natalità delle adolescenti americane è sceso del 71%, a fronte di aumenti in fasce di età più avanzate. Nelle altre 128 nazioni considerate dal paper si può fare invece una distinzione tra i contesti più ricchi, dove il calo è stato mediamente del 2,9% l’anno, e quelli in cui l’acquisto di tecnologia è più oneroso e meno diffuso, con una diminuzione contenuta all’1,2%. In Italia il problema delle gravidanze adolescenziali è abbastanza marginale, ma osservando i dati del sistema informativo Health for All Italia dell’Istat, si vede che il tasso di fecondità totale nel periodo è calato del 14%, mentre nella fascia di età tra i 15 e i 19 anni del 60%. Naturalmente il fenomeno ha cause molteplici, ma nello studio il legame di causa-effetto tra le connessioni digitali e le minori nascite è stato provato analizzando a fondo il territorio e trovando variazioni significative indipendenti sia dalle politiche sanitarie nazionali, che dalle tradizioni religiose o dagli andamenti dell’economia.

Un punto di svolta

Cosa è successo, dunque, ai ragazzi e alle ragazze? In America dal 2003 al 2019 il tempo dedicato alla socializzazione in presenza si è dimezzato, il tempo libero trascorso nel mondo digitale invece è triplicato, mentre sono rimaste stabili le attività strutturate all’aperto, come lo sport. La tendenza non è nuova, e comune a molti altri contesti, la novità sta nell’aver fotografato quello “choc tecnologico” capace di accelerare l’isolamento fisico nel momento in cui la maggior parte degli adolescenti ha avuto in tasca uno smartphone: i ricercatori lo chiamano “tipping point”, “punto di svolta”, il passaggio a una fase in cui per continuare a far parte del gruppo ci si deve spostare nel mondo digitale, perché è lì che si sono trasferite le relazioni, e restarne fuori diventa socialmente difficile, oltre che penalizzante. Quasi un paradosso: per restare "connessi" con gli amici si deve "connettere" da casa.

Il lato oscuro dell’isolamento

Se il maggiore isolamento arriva a prevenire le gravidanze precoci, che già risultavano in flessione anche per altri motivi, il vero problema riguarda la salute mentale. Negli Stati Uniti i suicidi degli adolescenti erano in calo costante dal 1996, invece dal 2007 c’è stata una vera e propria “inversione a U”, con una ripresa del fenomeno e un aumento dei casi che è stato in media del 5% annuo. Situazione non diversa in altri Paesi: su venti nazioni in grado di fornire dati sufficienti, in 15 la crescita dei suicidi nella fascia 15-19 anni è stata del 4,4%, mostrando anche qui una relazione diretta tra la diffusione della banda larga mobile e il peggioramento della salute mentale. L’aumento delle visite psichiatriche e del ricorso a farmaci antidepressivi da parte dei giovani, correlato alla diffusione della rete 3G, è stato registrato anche in Italia da una ricerca citata dal nuovo studio americano, Lost in the net? Broadband internet and youth mental health, pubblicata nel settembre 2025 sul Journal of Health of Economics.

Capire senza allarmare

Analisi di questo tipo non vanno usate per lanciare allarmi contro l’innovazione. Gli smartphone e gli schermi sempre connessi alla rete sfidano una fase delicata della vita, l’adolescenza, in cui cervello, identità e relazioni sono in piena trasformazione. Analizzare come gli strumenti impattano sul modo di vivere e di pensare è il primo passo per tutelarci dagli effetti negativi, trattenendo il meglio delle novità. Ma serve anche a comprendere come molte delle scelte che facciamo, o che faremo in futuro, ad esempio in fatto di legami e di famiglia, possano essere meno “libere” di quanto si pensi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA