sabato 16 novembre 2019
La città sommersa vive un altro dramma nascosto: lo spopolamento. Ogni anno mille abitanti vanno via Da qui al 2028 sempre meno famiglie e bambini, resteranno gli anziani. «Servono interventi subito»
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Ogni giorno tre abitanti in meno. In un anno, mille persone. L’altra faccia dell’emergenza Venezia si chiama, e non da oggi, spopolamento. Nei giorni dell’ondata di piena, che ha drammaticamente riportato in primo piano la fragilità della città che vive sull’acqua, c’è un’altra questione a cui è legata la sopravvivenza del capoluogo veneto: il deserto demografico, la solitudine degli anziani, la fuga dei giovani.

Venezia rischia di rimanere un gioiello sempre più disabitato, a partire dal suo centro storico. «Nel marzo 2008 abbiamo esposto un contatore fuori da una farmacia cittadina – racconta Matteo Secchi, presidente dell’associazione Venessia.com, che ha promosso l’iniziativa e che da tempo riflette sul futuro della città –. Allora il numero in vetrina, per quanto riguarda i residenti del centro storico, era 60.720. Oggi è 52.336». Più di 8mila persone se ne sono andate. «E sa cosa è cambiato? Una volta quando venivano negli alberghi, ci chiedevano: quando arriva l’alta marea? Ora appena entrano negli hotel ci dicono: ma voi veneziani ci siete ancora? O sparirete pure voi?».

La battuta è d’attualità non solo in riferimento alle previsioni della Ong Climate Central, secondo cui Venezia verrà sommersa dalle acque nel 2050. La questione è infatti entrata giocoforza nell’agenda della politica, che l’ha a lungo sottovalutata. «Qui non si tratta soltanto di quantificare i danni, ma del futuro stesso della città – ha detto il sindaco Luigi Brugnaro a proposito dei picchi record raggiunti questa settimana dall’acqua –. Lo spopolamento di Venezia nasce anche da questo: se un giovane vede che stiamo dando delle soluzioni pensa di poter vivere in centro storico. Altrimenti pensa solo ad andar via».

Per questo, si sono riuniti in associazione gondolieri e restauratori, artigiani e infermieri: gente che vive e lavora nella Laguna e che qui ha sempre immaginato il proprio futuro, al di là del boom del turismo. «Ciò che colpisce di più è stato il calo pazzesco della popolazione negli ultimi settant’anni – osserva il demografo Gianpiero Dalla Zuanna, che insegna all’Università di Padova –. Occorre frenare il più possibile l’utilizzo delle case in affitto, creando un tetto alla possibilità di fare contratti di locazione a breve, anche se si rischia così di alimentare il nero».

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Ma chi pensa alle famiglie con bambini che vorrebbero restare e hanno sempre meno spazio? Quali strade per un ripopolamento possibile si possono seguire? «Il problema non riguarda solo noi, ma anche Parigi, Amsterdam e le grandi metropoli – riprende Secchi –. Bisognerebbe ripartire da un vero e proprio piano di case pubbliche e private, pensando a un sistema a punti che premi i veneziani di ritorno: penso a chi abita a Mestre, ma anche a tanti pendolari che arrivano in città».

Sono quelli che Massimo Cacciari, alcuni anni fa, definiva «cittadini equivalenti» perché un contributo alla Laguna lo portano, pur senza stabilizzarsi tra le Calli. «Li riteniamo una ricchezza, sono come noi».

Per Dalla Zuanna, occorre investire «nei sestieri più marginali, dove abitava una volta il grosso dei residenti. Per andare andare a piedi a Canaregio, partendo dalla stazione, ci metti 45 minuti. Lo stesso discorso vale per aree come quelle della Giudecca e del Lido: non potrà essere in futuro un’utopia pensare di restarci, grazie ad affitti ragionevoli. Ma bisogna spingere sin da subito per interventi d’imperio da parte della politica».

Se tutto invece resterà fermo, com’è accaduto per le maree, il destino di Venezia sembra segnato: secondo un dossier elaborato dal Comune, nell’arco temporale compreso tra il 2013 e il 2028, le fasce d’età comprese tra i 5 e i 15 anni, i 35 e i 54 anni, i 70 e gli 80 anni, subiranno le maggiori riduzioni. Resisterà la classe dei baby-boomer (60-65 anni) mentre crescerà ancora di più in termini di presenze la categoria degli over 80: in 15 anni, stando alle stime dell’Ufficio Statistica, i "grandi anziani" aumenteranno di quasi 1.700 unità, passando dall’8,4% al 9,4%. Dall’altra parte della piramide, invece, si assisterà a un’ulteriore ritirata: i bambini della scuola primaria caleranno del 7%, quelli delle medie del 9%. Scenari difficili da invertire, mentre l’inverno demografico avanza inesorabilmente.

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