mercoledì 29 marzo 2017
Le forze dell'ordine presidiano il cantiere. La diocesi: trovare un tracciato alternativo. Emiliano: il governo non ascolta il territorio
I manifestanti presidiano il cancello del cantiere (Ansa)

I manifestanti presidiano il cancello del cantiere (Ansa)

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Sono ricominciati di prima mattina i disordini davanti al cantiere per la realizzazione del gasdotto Tap a Melendugno (Lecce). Circa duecento persone hanno ripreso a manifestare con momenti di forte tensione fra i dimostranti e le forze dell'ordine. Una trentina di attivisti avevano occupato l'area davanti al cancello e sono stati spostati con la forza dai poliziotti, un manifestante è stato colto da malore. L'intera area di San Basilio è controllata dalle forze dell'ordine, che hanno bloccato tutti gli accessi delle strade interpoderali, e sorvolata da un elicottero. Stamattina, la ripresa delle operazioni di trasferimento degli ulivi dal cantiere del gasdotto "Tap" (Trans adriatic pipeline) sarebbe stata ostacolata dallo spargimento di chiodi sulla strada di accesso al cantiere. Nella notte è stata fatta esplodere una bombacarta. In totale gli ulivi da rimuovere e mettere a dimora in località "Masseria del Capitano", nelle campagne di Melenduno, sono 211. Già da oggi il numero dei camion impegnati nel trasporto delle piante sarà incrementato per dare una forte accelerazione alle operazioni. Secondo "Tap", se le operazioni di trasferimento degli ulivi non saranno ostacolate,potrebbero concludersi entro venerdì prossimo.



La tensione era esplosa ieri con cariche della Polizia nei confronti dei manifestanti che protestano contro l'espianto degli ulivi sul tracciato dove dovrebbe sorgere il micro-tunnel del gasdotto. I mezzi della polizia per accedere all'area sono stati costretti a forzare il blocco messo in atto dai manifestanti seduti davanti ai cancelli, poi le cariche. Alcune persone sono state colte da malore, ci sarebbero due contusi. Cinque camion, su ciascuno dei quali erano stati caricati due ulivi appena eradicati, sono usciti dal cantiere accompagnati dai fischi dei manifestanti.



La manifestazione di protesta contro l'espianto degli ulivi è iniziata stamattina davanti al cantiere Tap, il gasdotto dell'Adriatico, in località San Basilio, presidiata dalle forze dell'ordine in tenuta antisommossa. Al presidio partecipano una cinquantina di studenti delle scuole medie superiori, accompagnati da docenti.Gli studenti hanno accolto l'invito del Comitato No Tap a protestare contro l'espianto dei 200 ulivi, autorizzato dal ministero dell'Ambiente con una nota inviata ieri a tarda ora alla Prefettura di Lecce.



Ieri il Consiglio di Stato ha dato il via libera alla realizzazione del Tap. Respingendo gli appelli proposti dalla Regione Puglia e dal Consiglio comunale di Melendugno, il Consiglio di Stato ha ritenuto che la valutazione di impatto ambientale resa dalla Commissione Via avesse vagliato tutte le problematiche naturalistiche. Riconosciuto anche l'avvenuto rispetto del principio di leale collaborazione tra poteri dello Stato.



Il nodo della questione, spiega monsignor Nicola Macculi, direttore dell'Ufficio pastorale sociale e del lavoro dell'arcidiocesi di Lecce "non è che il gasdotto non si faccia ma che venga trasferito in un'altra area, come potrebbe essere quella industriale a sud di Brindisi, dove l'impatto ambientale sarebbe decisamente più contenuto". Ad appoggiare questa richiesta, recentemente riproposta dal governatore Michele Emiliano, sono anche 27 sindaci e diverse centinaia di abitanti della zona. "Non sono certo che si allenteranno le tensioni. Anzi temo che la gente si senta scavalcata e sono convinto che non si arrenderà. San Foca è a ridosso di Otranto, una delle più belle aree del Salento" ha spiegato Macculi.



Attacca il governo, considerato incapace di ascolta il territorio il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano. "La battaglia del Tap - sottolinea - è diventata per il governo un simbolo della sua volontà di non dare alcun peso al parere delle popolazioni residenti che devono ricevere grandi opere pubbliche ad alto impatto ambientale". "Eppure - precisa Emiliano - la Puglia non ha mai detto no al gasdotto Tap, ma anzi intendeva favorirne la realizzazione pacifica attraverso una sua diversa localizzazione".
ll Codacons annuncia un ricorso alla Corte di giustizia dell'Unione europea, e invita la Regione Puglia ad aderire all'azione legale in sede comunitaria.

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