mercoledì 12 agosto 2015
Il presidente della commissione Affari Sociali della Camera: «Deve diventare normale dedicarsi agli altri»
Rispondere alla frammentazione del Paese reintroducendo «il tempo degli altri nella quotidianità». L’obiettivo di fondo della proposta di legge di Per l’Italia-Centro democratico sul servizio civile obbligatorio è proprio ricostruire un ethos condiviso, in cui «diventi normale dedicare giorni alla comunità in cui si abita». A spiegare il ddl presentato a marzo 2014, non ancora calendarizzato, è il primo firmatario Mario Marazziti, presidente della commissione Affari Sociali della Camera. «Esiste la necessità nazionale di superare un disorientamento generalizzato dei nostri ragazzi - esordisce di avviare percorsi alla gratuità come tratto della crescita». Così i cittadini tra 18 e 25 anni (con possibilità di arrivare a 29 anni per chi non studia e non lavora) trascorrerebbero 6 mesi della propria vita al servizio della società, percependo un rimborso spese mensile di 400 euro. In più, per un mese, i giovani potranno scambiare posto (e casa) con i loro colleghi del servizio civile di un’altra regione, vivendo un Erasmus intranazionale «per conoscere altre culture e avvicinare il Nord al Sud Italia», aggiunge Marazziti. E il servizio civile non finisce dopo 6 mesi, perché innanzitutto «potrebbe diventare un’occa- sione di lavoro per i giovani nella provincia d’origine» e poi, due volte l’anno, chi ha già concluso il servizio tornerà in azione per un giorno fino al cinquantesimo anno di età. La proposta di legge di sette articoli si basa sulla logica dei piccoli passi «per arrivare a una grande riforma di civiltà»; per questo viene ipotizzato un triennio di sperimentazione per allargare la platea dei giovani, in parte già coperto dall’aumento del numero dei ragazzi coinvolti promesso dal governo, per poi andare a regime con un costo sotto i 2 miliardi l’anno. «Non è un fondo assistenzialistico precisa Marazziti - ma un patto Stato-cittadini», da scrivere in collaborazione con gli enti locali che dai lavori a favore della città e delle fasce deboli trarrebbero anche un risparmio. «È un testo perfettibile - conclude - ma il cambiamento culturale è più importante del meccanismo » utilizzato per realizzare il servizio civile obbligatorio. Si potrebbe svolgerlo, suggerisce il deputato, persino come parte del percorso formativo alle superiori. Il ddl è il primo in questa legislatura sul impiego socialmente utile; ultima in ordine di tempo è invece la proposta della Lega appena presentata, che però non piace né alla Rappresentanza nazionale dei volontari di servizio civile né al Movimento nonviolento sul servizio civile. Un’idea «calata sulla testa dei ragazzi», dicono i quattro portavoce dei giovani, convinti che «un anno di obblighi non sia la soluzione per la mancanza di senso civico» e che le politiche giovanili «siano un percorso a lungo termine». Contro l’iniziativa elaborata dal responsabile economico di Noi con Salvini, Armando Siri, anche il Movimento nonviolento. «Siamo contrari all’arruolamento obbligatorio », dice il presidente Mao Valpiana, sottolineando che l’unico obbligo è rispettare la Costituzione. Il vero dibattito dunque è quello sulla qualità attuale del servizio civile, che non deve essere - gli fa eco il segretario del Movimento Pasquale Pugliese - «un generico servizio di solidarietà», ma deve «difendere la comunità e il territorio dai pericoli». 
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