mercoledì 30 ottobre 2019
Il Tavolo Asilo delle organizzazioni laiche e cattoliche chiede di fermare il rinnovo del Memorandum con Tripoli: l'Italia finanzia i "lager". Di Maio: lavoriamo per migliorarlo
Ong: cancellare l'accordo con la Libia sui migranti. Il governo va avanti
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Senza un intervento del governo italiano, il 2 novembre scatterà la proroga automatica del Memorandum di intesa firmato nel 2017 dal premier Paolo Gentiloni con l'omologo libico di Al Sarraji. Un accordo che verrebbe così rinnovato per altri tre anni. L'Italia da allora sostiene con importanti risorse finanziarie la guardia costiera libica, accusata dalle Nazioni Unite di sistematiche collusioni con i trafficanti di esseri umani, e i centri di detenzione governativa in cui i migranti vengono rinchiusi prima e dopo il recupero in mare in condizioni disumane, spesso vittime di torture e stupri.

Per questo il Tavolo Asilo Nazionale, cartello di organizzazioni laiche, cattoliche ed evangeliche, chiede al governo Conte bis di annullare il Memorandum Italia-Libia, in nome della dichiarata «discontinuità» nelle politiche migratorie. A sottoscrivere la lettera aperta sono - tra gli altri - A buon diritto, Acli, Amnesty International, Arci, Asgi, Caritas, Centro Astalli, Cnca, Comunità di Sant'Egidio, Emergency, Federazione delle chiese evangeliche in Italia, Intersos, Legambiente, Migrantes, Oxfam, Comunità Papa Giovanni XXIII, Save The Children.

Alla conferenza di lancio della lettera aperta sono intervenuti alcuni dei giornalisti che hanno raccontato nei mesi scorsi cosa si nasconde dietro alle dichiarazioni ufficiali del governo di Tripoli, le violenze della guardia costiera libica, gli orrori dei centri di detenzione governativi per i migranti: Nello Scavo di Avvenire, Francesca Mannocchi de L'Espresso e La7, Philipp Zahn della Televisione svizzera di lingua tedesca. Abusi in un Paese diviso tra due fazioni in guerra dal 2014, che ad aprile 2019 ha visto una violenta recrudescenza degli scontri. Solo per questo, afferma il Tavolo Asilo, i profughi salvati in mare non andrebbero fatti rimpatriare dai libici: il 4 luglio scorso un centro di detenzione è stato bombardato e sono morti 53 migranti. E il memorandum di fatto ha delegato i salvataggi alla guardia costiera libica, che non è organizzata secondo le norme del diritto marittimo e non opera seguendone le procedure. Ritardi, abbandoni in mare, violenze, aggressioni contro le navi delle ong sono ampiamente documentate.

«Ci appelliamo al Governo e al Parlamento perché chiudano questa vergognosa pagina - dice Filippo Miraglia dell'Arci - le cui conseguenze si sono dimostrate mortali. Il memorandum ha alimentato i conflitti, ampliando gli strumenti di ricatto dei libici che hanno a loro piacimento rilasciato e catturato migliaia di esseri umani. Di fatto l'accordo ha finanziato le parti in guerra, attraverso le milizie coinvolte nel traffico di migranti, e i crimini contro l'umanità»

Antonello Ciervo, dell'Associazione studi giuridici sull'immigrazione (Asgi), ricorda che l'articolo 80 della Costituzione stabilisce che accordi internazionali di natura politica e che comportano oneri per lo Stato devono essere approvati dal Parlamento: «Ma le Camere non hanno mai ratificato il memorandum. Rinnovarlo - dice il giurista di Asgi - non è solo un atto incosciente, ma illegale e che rischia di essere criminale. Aspettiamo ancora dal governo Conte bis i segnali di discontinuità sulle politiche migratorie. L'unica differenza è che ora il ministro dell'Interno non è costantemente sui social network, ma per il resto i due decreti sicurezza sono ancora in vigore e la nave di una ong ha dovuto attendere 11 giorni in mare prima di sbarcare i naufraghi».

Riccardo Noury di Amnesty International provocatoriamente afferma che «il 2 novembre, ricorrenza dei morti, è il giorno "ideale" per rinnovare un accordo che ha fatto vittime in mare a terra. L'Italia si è resa complice di queste tragedie, pagando perché qualcuno violi i diritti umani. Serve ora un sussulto di dignità nelle istituzioni, il memorandum non va ritoccato con qualche pennellata di umanità, ma cancellato e rinegoziato».

«L'accordo tra Roma e Tripoli è l'architrave di una politica fallimentare», dichiara Paolo Pezzati di Oxfam. «L'Italia è sotto il giudizio della Corte europea per i diritti umani che si pronuncerà ad aprile, perché ha esposto persone alla schiavitù e a trattamenti disumani». Nei centri di detenzione governativi sono rinchiusi circa 5 mila persone. Da tempo molte organizzazioni chiedono venga attivata dall'Unione Europea una evacuazione umanitaria. Un'operazione impossibile? Niente affatto, sostiene Nello Scavo: «Quando a settembre in Gran Bretagna è fallito un grande operatore turistico, le autorità hanno organizzato il rientro di ben 600 mila cittadini».

Di Maio: lavoriamo per migliorare l'accordo

Il governo sembra ormai intenzionato a lasciar passare la scadenza del rinnovo automatico, dunque senza cacellarlo, ma intende lavorare per "migliorarlo". Così il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, che rispondendo alla Camera a una interrogazione proprio sul memorandum ha spiegato che per migliorare l'accordo proporrà «la convocazione della commissione italo-libica prevista dall'articolo 3. Un'eventuale denuncia del Memorandum con la Libia - secondo il ministro - rappresenterebbe un vulnus politico». Il documento può essere modificato, ha aggiunto, »ma è innegabile come abbia ridotto arrivi e morti in mare». L'Italia, ha ricordato, «è, ad oggi, l'unico partner effettivo delle autorità libiche nella lotta al traffico di esseri umani. Una riduzione dell'assistenza italiana potrebbe tradursi in una sospensione delle attività della Guardia costiera libica, con conseguenti maggiori partenze, tragedie in mare e peggioramento - così ha detto - delle condizioni dei migranti nei centri».

Mercoledì 6 novembre inoltre il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese terrà una informativa alla Camera sul Memorandum. Da tempo la Caritas chiede di intervenire anche sui due decreti sicurezza. Tre le modifiche irrinunciabili: ripristinare un permesso di protezione umanitaria; permette l'iscrizione alle anagrafi comunali ai richiedenti asilo; ridare sostegno al sistema d'accoglienza, devatstao dai tagli che hanno colpito anche le iniziative per l'integrazione.

I 24 parlamentari che chiedono a Di Maio la sospensione dell'accordo

Anche ventiquattro parlamentari di Pd, Italia viva, Leu, Più Europa e del gruppo misto - assieme alle alle organizzazioni del Tavolo Asilo Nazionale - chiedono di «sospendere con effetto immediato gli accordi attualmente in essere che riguardano il supporto ed il coordinamento della Guardia Costiera libica e la gestione dei centri di detenzione per migranti e che contestualmente avvii la dismissione della Missione di Supporto alla Guardia Costiera Libica». (QUI L'ELENCO DEI SOTTOSCRITTORI)


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