martedì 23 giugno 2020
Su www.noisiamoinvisibili.it gli istituti che a settembre non riapriranno. E la discriminazione delle materne non statali tocca anche i bambini autistici: la denuncia de La Nostra Famiglia
Scuola dell'infanzia all'aperto a Ivrea

Scuola dell'infanzia all'aperto a Ivrea - Fabio Ferrari/LaPresse

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Ancora non si sa quando e come ripartirà il nuovo anno scolastico, ma già si conoscono i nomi delle scuole in cui la campanella non suonerà più. E, ancora una volta, si tratta di scuole paritarie, le più colpite dall’emergenza sanitaria ma anche quelle meno tutelate dallo Stato, pur facendo parte dell’unico sistema nazionale di istruzione. L’elenco delle chiusure provocate dal Covid si allunga col passare delle settimane ed è in costante aggiornamento sul sito www.noisiamoinvisibili.it, creato da suor Anna Monia Alfieri, promotrice anche del flash mob che, giovedì scorso, ha portato centinaia di rappresentanti delle scuole pubbliche non statali a manifestare fuori dalla Camera. Al momento, sul sito sono registrate 37 chiusure, per 1.901 studenti che, a tutti gli effetti, si possono considerare “orfani della scuola”. Nonostante per tutti i mesi della pandemia la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, abbia continuato a ripetere: «Nessuno sarà lasciato indietro», questi alunni, a settembre, non troveranno più la propria scuola. E il loro trasferimento negli istituti statali costerà all’Erario oltre 16 milioni di euro, dato che per ciascun alunno si spendono 8.500 euro all’anno, contro i 500 riservati agli studenti delle paritarie.

«Ma alla fine lo Stato spenderà molto di più», anticipa suor Alfieri, che ha già raccolto le dichiarazioni di chiusura di 75 scuole paritarie in tutta Italia, che nei prossimi giorni andranno ad allungare ulteriormente la lista dei “caduti”.

«Le famiglie non riescono più a pagare le rette e le scuole non possono ulteriormente indebitarsi», aggiunge l’esperta. «Basterebbe un cenno del governo, un minimo segnale di apertura, per dar loro la forza di andare avanti», chiede la religiosa.

Sul tavolo ci sono i finanziamenti previsti dal decreto Rilancio, finora fermi a 150 milioni di euro, di cui 80 milioni per nidi e materne e 70 per le scuole dalla primaria alla secondaria di secondo grado, ma soltanto fino ai 16 anni, con l’esclusione, quindi, delle ultime tre classi. In Parlamento sono stati depositati emendamenti, sia di maggioranza che di opposizione, per raddoppiare questi finanziamenti, portandoli ad almeno 300 milioni, per oltre 12mila scuole, 900mila alunni e 180mila lavoratori.

Si sta inoltre studiando la possibilità di consentire alle famiglie di detrarre le rette dalle tasse e di permettere alle scuole di accedere all’ecobonus del 110% sulle ristrutturazioni. Un “pacchetto” su cui si è registrata la convergenza di tutte le forze politiche, tranne il Movimento 5 stelle, intransigente sul punto e incurante del fatto che, mentre la politica non decide, le scuole chiudono una dopo l’altra.

L’ultimo esempio dello scollamento tra la realtà e la burocrazia ministeriale, a danno delle paritarie, è segnalato dalla Nostra Famiglia, associazione che dal 1946 si dedica alla cura e alla riabilitazione delle persone con disabilità, soprattutto in età evolutiva, con decine di migliaia di piccoli pazienti provenienti da tutta Italia.

Per la formazione delle educatrici di nidi e materne sulle problematiche dei bambini autistici, l’Istituto superiore di sanità ha sviluppato un’apposita piattaforma per la formazione a distanza che, però, denuncia il direttore sanitario della Nostra Famiglia, Massimo Molteni, «il ministero dell’Istruzione mette a disposizione esclusivamente delle insegnanti delle scuole statali». Con il risultato di escludere la maggioranza delle operatrici, visto che per il 65% il servizio 0-6 anni è erogato dalle scuole paritarie. Provocando, per di più, «un grave danno» ai bambini autistici, visto che la loro «piena inclusione sociale – ricorda Molteni – comincia proprio nei servizi per l’infanzia e nelle scuole».

Soltanto grazie alla «fattiva collaborazione» dell’Iss, Molteni è riuscito ad ottenere che anche le insegnanti delle materne paritarie, ma solo della Lombardia, potessero accedere alla formazione a distanza. «Ci siamo scontrati con una burocrazia ministeriale opprimente e con meccanismi complicatissimi che tendono ad escludere le scuole paritarie da qualsiasi progettualità, discriminando persino i bambini autistici in base alla scuola frequentata – conclude, con amarezza, Molteni –. Come è possibile che lo Stato usi soldi pubblici per promuovere iniziative di formazione che escludono la maggioranza dei potenziali beneficiari?».

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