mercoledì 3 agosto 2022
L'ex ministro dell'infrastrutture interviene sull'appello del mondo cattolico: "Noi ci stiamo. L'accordo con Calenda? Restano le differenze, ma siamo uniti nel vedere nell'Unione il destino comune"
Graziano Delrio

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Graziano Delrio risponde "presente" all’appello della società civile per la campagna elettorale. L’ex ministro ed ex capogruppo alla Camera del Pd si ritrova soprattutto nel riferimento europeo e nell’invito a una politica «concreta e dialogante». E, da ex sindaco e presidente dell’Anci, apprezza particolarmente il richiamo alla cittadinanza attiva.

Come giudica questo appello?
È una proposta che non va contro la politica, ma la sollecita a lavorare con energia su alcuni temi fondamentali e con metodo nuovo, inclusivo. Sono persone e realtà impegnate a seminare solidi legami, nelle realtà imprenditoriali, nella società civile, che dettano una vera e propria agenda. Un modo intelligente per dire: «Accorgetevi che noi ci siamo».

La politica saprà cogliere l’invito ad andare oltre l’autoreferenzialità?
I grandi partiti popolari erano tali proprio per la capacità che avevano di dialogare con questi mondi sani e di recepire queste istanze. È un lavoro che va ripreso. Per quanto mi riguarda mi ritrovo, penso con tutto il Pd, completamente con questa agenda. Penso al richiamo a un impegno politico improntato a un maggiore europeismo, penso all’impegno per un lavoro più libero e dignitoso (che richiede l’adozione di un salario minimo, la riduzione della tassazione sul lavoro, troppo onerosa mentre quella sul capitale resta molto modesta), all’impegno per una ecologia integrale, che non disperda il senso e la responsabilità verso il futuro. Da sindaco poi ho fatto esperienza dell’importanza della cittadinanza attiva richiamata dall’appello tanto che da ministro ho voluto la legge per introdurre il dibattito pubblico sulle opere.

Ma si introduce anche un problema di metodo. I partiti fingono di chiedere il voto per andare a governare da soli, e invece si tratta di andare in Parlamento, dove, per legiferare (lo dice la parola stessa) bisogna parlarsi.
Per questo io partecipo con convinzione al lavoro dell’Intergruppo parlamentare sulla sussidiarietà. Una legge proposta dalla maggioranza può utilmente arricchirsi del contributo che viene dalle opposizioni, in nome del bene comune. È accaduto così per l’assegno unico per i figli, una misura rivoluzionaria nata da una proposta del Pd, che si è avvalsa di altri contributi e alla fine è diventata di tutti. La politica urlata, fatta solo per marcare il territorio alla ricerca di consensi, non porta nessun bene al popolo.

Ma nell’accordo del Pd con Azione e +Europa sono finite anche proposte divisive, che forse sarebbe stato giusto lasciare alla libertà di coscienza, garantita fra l’altro dall’assenza di vincolo di mandato.
La convergenza è stata trovata su alcuni diritti sociali (come il salario minimo, l’educazione, la formazione permanente) e alcuni diritti individuali (lo ius scholae, il diritto alla diversità), ferme restando le diverse visioni che possono esserci sui singoli temi. Ma ciò che ci unisce è soprattutto un’idea di responsabilità, di serietà verso le istituzioni, e di grande fiducia nelle istituzioni europee. Veniamo da due anni e mezzo di pandemia e l’Europa si è fatta carico dell’indennità di disoccupazione, del Next generation Eu. Da un lato c’è un’idea conflittuale con l’Europa, sulla scia dell’Ungheria di Orbán, mentre noi la vediamo come un nostro destino naturale, un progetto da far crescere, ad esempio, con l’adozione della Difesa comune.

Lei pensa di riproporsi?
Mi è stata chiesta la disponibilità a ripresentarmi dalla mia città, Reggio Emilia. Ne sono onorato e disponibile dopo questa prima legislatura. Vedremo. In ogni caso ho il mio lavoro di medico e una famiglia cui dedicarmi con gioia.

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