mercoledì 12 ottobre 2016
​2.180 dipendenti garantiscono un milione di prestazioni riabilitative ogni anno nelle 10 aree di trattamento, con una ricerca di avanguardia assicurata dall’Istituto scientifico Eugenio Medea.
La Nostra Famiglia compie 70 anni

«Quando un ospite verrà in casa sarà trattato come un membro di essa, ed egli dovrà sentirsi come in famiglia ». Era il 28 maggio 1946 quando don Luigi Monza vide questo concetto, espresso anni dopo, materializzarsi tra le mani, sotto i suoi occhi. Due bambini, Umberto e Vera, vennero accolti da quel prete varesino non ancora cinquantenne nella casa di Vedano Olona, primi ospiti di un popolo di piccoli affetti da ogni forma di disabilità. Da quel giorno per 70 anni il semplice gesto di accoglienza si è ripetuto innumerevoli volte, con lo stesso cuore, fino ai 35mila piccoli pazienti accolti e curati nel 2015 nelle 29 sedi – in 6 regioni: Lombardia, Veneto, Liguria, Friuli, Campania, Puglia – della «Nostra Famiglia». Perché di «famiglia», e di case, si tratta: è l’impronta indelebile che don Luigi – beatificato a Milano 10 anni fa – ha impresso a un’istituzione divenuta esempio di capacità di ascolto clinico e umano e di risposta competente ed efficace, perché arriva da un’anima che si appassiona del destino delle persone più fragili.

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Fedele allo spirito del fondatore, per i suoi primi 70 «La Nostra Famiglia» ha scelto un profilo discreto illustrando ieri mattina al Circolo Filologico Milanese il primo «Bilancio di missione», relativo al 2015, e lasciando la ribalta ai 'lavori in corso', ovvero le opere con le quali i 2.180 dipendenti (al 90% a tempo indeterminato, e già questo lascia capire quale sia lo stile delle relazioni nella grande sede centrale di Bosisio Parini e nelle altre minori in giro per l’Italia) garantiscono un milione di prestazioni riabilitative ogni anno nelle 10 aree di trattamento, poggiando sulle spalle della ricerca di avanguardia assicurata dall’Istituto scientifico Eugenio Medea: dalla logopedia alla fisioterapia, dalla psicomotricità alla riabilitazione neurovisiva. È la «presa in carico globale del bambino insieme alla sua famiglia», con «la scienza e la tecnica messe al servizio della carità», che nelle parole della presidente Luisa Minoli fanno della «Nostra Famiglia» una risorsa determinante per genitori con bambini provati da menomazioni motorie o cognitive. 

Vedere ieri alcuni ragazzi curati alla «Nostra Famiglia» e lì avviati al lavoro occuparsi con professionalità e tatto del catering per gli ospiti della giornata milanese è forse il segno più eloquente di come nei centri ispirati all’intuizione del beato Luigi Monza si impari a camminare nella vita, con i propri piedi (anche grazie ad applicazioni sperimentali come il Grail, che ricorre alla realtà virtuale) e mettendo a frutto tutti i talenti, per pochi che siano. Il Bilancio di missione curato da Marco Grumo, direttore Non profit della scuola Altis dell’Università Cattolica, è un album che mostra come un instancabile cuore di samaritano generi senza sosta servizi all’altezza delle esigenze più profonde delle famiglie. È anche per far conoscere meglio questa relazione singolare tra istituzione e pazienti che «La Nostra Famiglia» ha scelto di festeggiare con il tour nazionale «Incontrarti», protagonisti la ballerina Simona Atzori, che danza senza braccia con una grazia commovente, e il violinista Matteo Fedeli, celebre per i suoi Stradivari. Dal debutto a Como il 6 novembre fino all’estate 2017 nel Salento, il tour porterà in 10 luoghi l’inconfondibile capacità di incontro della Nostra Famglia, 'casa' per tanti, come 70 anni fa.

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