giovedì 14 marzo 2024
L'ex premier a un convegno promosso da Azione cattolica, Fuci, Meic e Mieac in preparazione alle elezioni europee di giugno. Notarstefano (Ac): popolarizzare l'Europa per contrastare i populismi
«Ue pane buono ma cotto a metà. Parigi, la battaglia non è l'aborto nella Carta»

ANSA

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La grande sfida europea ha bisogno di un «risveglio delle coscienze» da parte dei credenti, il cui contributo ha «un’influenza sempre decrescente». E non è una mera questione di rivendicazione culturale o religiosa. Anzi. Si tratta di aiutare seriamente l’Ue ad affrontare il bivio più importante e pericoloso della propria storia. È la convinzione e l’evidente preoccupazione di Romano Prodi: «L’Unione Europea è il più buon pane mai inventato ma è un pane mezzo cotto e non piace», dice il due volte premier ed ex presidente della Commissione di Bruxelles a un momento di preparazione al voto europeo organizzato da Azione cattolica, Meic, Fuci e Mieac svoltosi a Roma lo scorso 8 marzo presso la Lumsa. Quasi una conversazione familiare tra realtà che, professandosi convintamente europee e europeiste, vedono crepe profonde nell’incompiuta costruzione comunitaria. Un pane cotto a metà, appunto, e «nessuno fa la battaglia per cuocerlo», aggiunge Prodi.

L’analisi del fondatore dell’Ulivo, oggi presidente della Fondazione per la collaborazione tra i popoli, è «cinicamente politica». «I colloqui tra De Gasperi, Adenauer e Schumann, visti oggi, impressionano – dice Prodi -: tutti e tre cattolici e incredibilmente omogenei. Io mi sono trovato di fronte a una Europa che aveva una disomogeneità totale nei valori religiosi, culturali, civili». E sul progressivo “picconamento” delle radici comuni, «si è inserito violentemente il fenomeno delle migrazioni, in cui il sottofondo religioso ha giocato un ruolo negativo e non di avvicinamento. Chiunque picchia in testa ai migranti vince le elezioni, e vale pure per gli Stati Uniti dove Trump inizia i muri, e Biden li completa».

Si sente la necessità di un contributo credente, cattolico, religioso e interreligioso. A fianco a Prodi, nell’auditorium della università Lumsa, c’è Mariano Crociata, vescovo di Latina-Terracina-Sezze-Priverno e presidente della Commissione delle Conferenze episcopali della Comunità Europea. «Non è la pluralità delle istanze etiche a preoccuparci, ma la delegittimazione dell’istanza etica in quanto tale», dice nella sua relazione Crociata. Poi il confronto tra il prelato e Prodi diventa un vero e proprio colloquio, con l’ex premier che chiede interventi forti del mondo cattolico sul futuro dell’Europa e il presidente della Comece che evidenzia quanto le interlocuzioni tra istituzioni europee e religioni spesso appaiano più formali che sostanziali. Emerge la necessità di un lavoro da fare.

Certo nella sala c’è l’eco della decisione francese di costituzionalizzare il diritto all’aborto. Prodi scuote il capo. Pensa al riarmo della Germania che potrà creare un nuovo squilibrio interno all’Unione, pensa al ruolo di motore politico sempre svolto da Parigi per far avanzare l’Unione, e dice: «La Francia sarebbe decisiva nel grande salto in avanti dell’Europa e la battaglia invece è mettere nella Costituzione l’aborto… L’ho trovato del tutto al di fuori del ruolo che hanno sempre avuto, che è proprio quello di “cuocere” l’Europa».

Fratture su fratture, divisioni su divisioni. Che l’associazionismo cattolico italiano ed europeo vorrebbe provare a ricucire. Negli interventi del presidente dell’Azione cattolica, Giuseppe Notarstefano, emerge una strada: «popolarizzare» il dibattito sull’Europa, anziché lasciarlo ai populismi, e lavorare alla creazione di una «sfera pubblica europea», come sottolineano anche il presidente del Meic Luigi D’Andrea e i vertici di Fuci e Mieac, Carmen Di Donato e Giovanni Battista Milazzo.

La giornata di studio, introdotta dal rettore della Lumsa, Francesco Bonini, che pure non ha nascosto le sue preoccupazioni per la perentoria crescita della cultura individualista, ha visto l’intervento anche di Sihem Djebbi, docente di Scienze politiche all’Università Sorbona di Parigi, nella chiave di un dialogo più stretto «Islam europeo» e cristiani. Vivace il confronto tra gli studiosi Mauro Magatti e Michele Nicoletti su transizione ecologica, difesa europea, pace e Mediterraneo. Alla consapevolezza circa l’impopolarità della cosiddetta «tecnocrazia» bruxellese si oppone la fiducia in un cammino comune che non si può interrompere se non con esiti rovinosi. Per la Rappresentanza della Commissione Europea in Italia è intervenuto il capo del settore politico, Luca Pierantoni, con uno sguardo pragmatico rivolto al peso della futura pattuglia italiana all’Europarlamento: «In un contesto molto polarizzato, i nostri deputati hanno invece una propensione positiva a dialogare tra loro», e questo potrebbe essere decisivo sui futuri equilibri bruxellesi. Un altro motivo per dare ancora più importanza al voto del prossimo giugno.

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