lunedì 25 marzo 2024
Svuotato l'ex-Silos, intervengono le comunità. La città continua ad essere punto di transito. Dalla Slovenia flussi in aumento
Tende nell'ex-Silos di Trieste

Tende nell'ex-Silos di Trieste - Ansa

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Riparte il “game” sulla rotta balcanica, seconda per arrivi in Italia dopo quella del Mediterraneo centrale. Le storie raccolte a Trieste dai volontari e dagli operatori confermano inoltre la ripresa delle violenze sui profughi da parte delle polizie di frontiera orientali.
Secondo i dati di febbraio i passaggi a Trieste sono calati di molto per il freddo e non ha inciso molto la chiusura del confine italiano (come sostenuto dal governo) - che dovrebbe protrarsi fino a giugno - dove vi sono stati 1.352 respingimenti dal 29 ottobre. Chi arriva in Romania si accampa spesso a Šid, in Serbia, e va in Croazia e Slovenia su una rotta contesa tra gang di trafficanti balcaniche e nordafricane.

Ma i dati sloveni sugli arrivi relativi al 2024 raccontano invece di flussi in aumento, così come le previsioni delle organizzazioni umanitarie. Restano immutate solo le manganellate, raccontano le testimonianze di chi è arrivato a Trieste magari solo di passaggio, le torture e i morsi dei cani sguinzagliati dai famigerati poliziotti bulgari, serbi e croati che hanno scatenato l’ennesima caccia ai profughi. Nel capoluogo giuliano, dopo l’annuncio del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, il 14 marzo in Senato della volontà di sgomberare l’ex Silos, la situazione dopo anni sembra essersi sbloccata. Le persone in attesa di presentare domanda di asilo costrette ad accamparsi nel gigantesco magazzino asburgico dismesso accanto alla stazione sono al momento una settantina.

Da piazza della Libertà, cuore della rete solidale con i volontari di Linea d’Ombra a distribuire i medicinali e le altre organizzazioni, tra cui la Caritas, impegnate nell’accoglienza notturna per i vulnerabili, Giulio Zeriali della Diaconia valdese ha il polso dell’osservatorio triestino.

«A febbraio abbiamo registrato 577 persone, 64 delle quali minori non accompagnati in prevalenza afghani, e tutti diretti in Francia, Germania e Svizzera. Tra i maschi adulti, la maggioranza, prevalgono afghani, bangladesci, (in aumento, tutti chiedono asilo in Italia), poi pakistani». La novità è rappresentata dalle donne sole provenienti dal Nepal.
«Su 30 donne - prosegue Zeriali - erano il 70%. Non si fermano qui, vanno in Portogallo».

Bangla e nepalesi arrivano in nero con visti spesso farlocchi di altri paesi Ue e per le donne si può sospettare un nuovo capitolo della tratta.

Secondo i dati sloveni nei primi due mesi del 2024 sono stati identificati 7.525 migranti, non pochi. Oltre 3.000 i siriani, poi i marocchini che si fermano in Slovenia e quindi le etnie che varcano la frontiera a Trieste. I più proseguono la rotta per Milano - e da lì via Como raggiungono Svizzera e Germania - o per Oulx diretti in Francia.

Come riferito in Senato dal titolare del Viminale, il sindaco di Trieste Di Piazza ha valutato la possibilità di adottare un’ordinanza di sgombero e perfezionare la concessione dell’Ostello scout di Campo Sacro nella frazione di Prosecco per accogliere i migranti sul territorio. Il prefetto Pietro Signoriello conferma di stare lavorando «alacremente, con il Comune principalmente», al progetto. Decisione motivata, oltre che dalla compravendita della struttura programmata a giugno, si dice in città, dall’arrivo del presidente Mattarella il 12 aprile e del Papa per le Settimane sociali a luglio.

«Il quadro - puntualizza il giurista triestino Gianfranco Schiavone - pare, però, poco coerente. In primo luogo va ricordato che l’Ostello scout, che si finge di individuare quale nuova soluzione, è utilizzato in modo ininterrotto come struttura di prima accoglienza per richiedenti asilo dalla primavera 2020, quasi sempre a piena capienza con un centinaio di posti. Perché non si è ampliato prima? Si sarebbe evitata la situazione di degrado del Silos, giunta all’apice a causa di serie inadempienze istituzionali nel 2023. L’Ostello non rappresenta una soluzione se non verrà attuato il piano di prima accoglienza e ricollocamento rapido in altre città».

Sullo sgombero annunciato del Silos è chiaro padre Giovanni La Manna, da pochi mesi direttore della Caritas diocesana. «Sono per una soluzione che restituisca dignità e diritti alle persone - afferma il gesuita napoletano, che ha diretto a Roma il Centro Astalli per i rifugiati - conosco il Silos e le condizioni indegne di vita all’interno: tende, sporcizia, fango quando piove, mancanza di servizi igienici». E l’alternativa dell’Ostello scout? «Ci sono letti, stanze, bagni, docce e luoghi dove mangiare dignitosamente. Sono favorevole al passaggio. Rimaniamo concentrati sul bene delle persone». Per il direttore della Caritas triestina l’esperienza dell’accoglienza notturna aperta dall’autunno per i più vulnerabili nella parrocchia dei Claretiani in via Sant’Anastasio è positiva. «Perché abbiamo accolto persone mandate dalle associazioni operanti la sera in piazza della Libertà che potevano finire nel Silos. Il nostro intervento dovrebbe sempre funzionare così, in rete e senza protagonismi, anche le istituzioni riconoscono che stiamo dando una mano. Dovrebbe essere il clima che da anni manca in Italia dove ognuno va avanti per conto proprio». Alcune storie ascoltate da padre Lamanna al dormitorio Caritas raccontano questo mondo parallelo in movimento.

«Chi viaggia per arrivare fin qui affronta i rischi della traversata e quelli del game sulla rotta balcanica. Trieste è per i più luogo di transito, abbiamo ospitato persone dal Pakistan, dalla Siria, dal Bangladesh, dall’Afghanistan. Chi di noi lascerebbe famiglia, casa e la propria cultura rischiando la vita se non fosse disperato e senza alternative? I pakistani sono spesso cristiani perseguitati. Ci vuole coraggio a professare la propria fede in contesti persecutori, mentre noi diamo per scontata questa libertà. Della guerra in Siria ce ne siamo dimenticati, ma si muore ancora. In Afghanistan l’esodo continua. Qualcuno mi aiuti a capire che interesse abbiamo a mortificare queste persone. Conviene accoglierle in modo progettuale, chiedendo ad esempio a chi chiede asilo la disponibilità a frequentare corsi di italiano e formazione lavoro e il rispetto delle regole». Per i prossimi mesi padre La Manna non prevede arresti di flussi.
«Il fenomeno migratorio è inarrestabile, non credo che la rotta balcanica sarà abbandonata. Come per gli sbarchi, gli arrivi con la bella stagione aumentano».

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