Chiara, che aiuta i bimbi a Palermo: Mattarella mette al centro i giovani e non li giudica
La giovane palermitana "Alfiere della Repubblica" racconta la sua esperienza di volontariato e sulla scia del discorso di fine anno del presidente esorta i suoi coetanei ad avere coraggio

Non è cambiata di un millimetro la vita di Chiara Runfolo, da quando lo scorso aprile è stata nominata Alfiere della Repubblica dal presidente Sergio Mattarella. «Per me aiutare gli altri è sempre stata la normalità - racconta -. Non sapevo nemmeno che mi avessero candidata. Quando l’ho scoperto, ho chiesto ai miei amici: “Che cosa faccio di così speciale?”». Chiara ha 17 anni ed è nata e cresciuta nel quartiere Cep di Palermo, dove frequenta l’Associazione culturale “San Giovanni Apostolo Onlus”, prendendosi cura dell’educazione e della formazione dei bambini. Mercoledì sera ha ascoltato con grande attenzione il discorso di fine anno del capo dello Stato.
Il presidente Mattarella si è rivolto in particolare proprio a voi giovani.
Ci ha messo al centro della società senza giudicarci. In questo modo possiamo crescere ed essere veramente noi stessi.
Lui stesso ha detto che spesso invece vi descrivono come diffidenti, distaccati, arrabbiati. È davvero così?
Sì, ci sono molti pregiudizi su di noi. Tanti ragazzi si sentono già “etichettati”. E in più ci vengono proposti dei modelli da seguire a ogni costo. E questo ci fa sentire spesso “non abbastanza”, bloccandoci del tutto e soffocando le nostre capacità.
Mattarella invece vi ha esortato a essere esigenti e coraggiosi. A scegliere il vostro futuro. Che cosa significa per lei?
Vuol dire non fermarsi al primo no o alla prima risposta sgradevole. È avere la forza e la pazienza di andare avanti nonostante tutto.
Come si riflette questo nella sua attività di volontariato?
Come associazione San Giovanni Apostolo, cerchiamo di togliere i bambini dalla strada, per donare loro un futuro migliore. Poi aiutiamo le famiglie in difficoltà collaborando con la Caritas. E siamo attivi sul territorio con altre attività. A Natale, per esempio, abbiamo organizzato una passeggiata nel quartiere con i bambini vestiti da personaggi del presepe.
C’è qualche episodio in particolare che ci può raccontare?
Spesso i bambini mi parlano dei loro sogni, ma subito dopo mi dicono: «Tanto non ce la farò». Io invece cerco sempre di incoraggiarli, invitandoli a non fermarsi, perché nulla è mai perso. In questo modo cresco molto anche io. A volte arrivo stanca, magari dopo una brutta giornata, poi entro nell’aula e i bambini mi accolgono con un disegno o con un abbraccio. In quel momento dimentico tutto. È questo che mi dà la forza di continuare.
Nel suo discorso, il presidente Mattarella ha ricordato anche Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. In che modo il loro esempio vi ispira quotidianamente?
Cerchiamo di trasmettere ai bambini la loro testimonianza e il valore della giustizia e della legalità attraverso attività semplici, come i disegni. Il nostro obiettivo è allontanarli da modelli sbagliati e avvicinarli a valori positivi».
Gli stessi che ha indicato il capo dello Stato, che in conclusione vi ha esortato anche a sentirvi «responsabili come la generazione che, ottanta anni fa, costruì l’Italia moderna». Voi giovani che Paese volete costruire?
Personalmente, mi auguro che il mondo del volontariato venga conosciuto sempre di più, soprattutto da parte di noi ragazzi. In un contesto internazionale in cui purtroppo non si fa niente senza un tornaconto, è un’esperienza che insegna a donarsi completamente agli altri. È una grande strada di pace.
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