Referendum, Nordio spinge
per marzo e «punge» l’Anm

Il guardasigilli torna a sfidare il “sindacato” dei magistrati al confronto pubblico sulla riforma: «Hanno paura». Il Pd: grave che giustifichi il mancato dibattito parlamentare con l’esigenza di fare posto al premierato
January 2, 2026
Referendum, Nordio spinge
per marzo e «punge» l’Anm
Carlo Nordio suona la carica in vista del referendum sulla giustizia. Ne annuncia lui stesso la data (sebbene ancora «presunta»), la seconda metà di marzo, e sfida qualunque rappresentante dell’Anm disposto a un confronto «uno a uno» con lui. Un duello che il Guardasigilli dice di aver cercato con insistenza, ma è la magistratura associata ad aver detto di no: «Prima ha rifiutato il presidente Parodi, poi il segretario Maruotti e infine tutti gli altri – confida in una lunga intervista al Corriere della Sera –. Lo hanno fatto dicendo che non volevano buttarla in politica. Poi hanno corretto il tiro dicendo che non va bene discuterne con esponenti di governo. Se non vengono vuol dire che hanno paura del confronto con me». Del resto, l’Anm ha fondato un comitato per il No e questo, ragiona ancora il ministro, è di per sé «un atto politico».
Rispetto all’esito del referendum, il titolare della Giustizia si dice «convinto» che informando debitamente i cittadini ci saranno «risultati positivi». Il messaggio da far passare è che «la riforma non stravolge la Costituzione» né tanto meno «è punitiva». Piuttosto è la «logica conseguenza» dell’introduzione del processo penale voluto da Vassalli e dargli un significato politico «è assolutamente improprio», oltre che «pericoloso soprattutto per la magistratura». Nordio ha pronto anche un libro sul tema, scritto apposta per replicare «a tutte le obiezioni fatte in Parlamento», alle quali, spiega, non ha risposto non certo per sminuire il ruolo dell’Aula, ma perché «si sarebbe andati alle calende greche» e tolto tempo all’iter del premierato.
In ogni caso la tempistica annunciata da Nordio pare condivisa anche dal resto della maggioranza. Il senatore azzurro Maurizio Gasparri conferma l’indicazione e invita il resto della coalizione a non alimentare liti sulla data che potrebbero aiutare il «fronte perdente». 
Gli argomenti di Nordio, però, non convincono le opposizioni. Specie quello sul mancato dibattito in Parlamento. La responsabile giustizia dei dem, Debora Serracchiani, ricorda che è la «prima volta nella storia della Repubblica» che una riforma del genere non viene discussa in Aula. Ma ritiene ancor più grave che il dibattito non ci sia stato «perché il ministro aveva fretta di chiudere per far posto al premierato», anche se «ha trovato il tempo per scrivere un libro sulle ragioni del Sì».
Nel frattempo prosegue la raccolta firme per il No, promossa da un gruppo di 15 cittadini e appoggiata dalle opposizioni. La quota 200mila sottoscrizioni è vicina, ma l’obiettivo è arrivare a 500mila entro il 30 gennaio. Sul tema si consuma la polemica con Giuseppe Conte, che si scaglia contro il ministro per aver definito «superflua» l’iniziativa: «Nessuna iniziativa di partecipazione dal basso è “superflua” o inutile - attacca il presidente M5s -. Specie quando è su provvedimenti dannosi».
Tornando alla data, il periodo prospettato da Nordio resta lo scenario più probabile. La decisione definitiva sarà del Consiglio dei ministri, ma le ipotesi plausibili sono due: il week end di domenica 22 marzo o il precedente, evitando il fine settimana del 29, che sarà la Domenica delle Palme e, per la stessa ragione, l'inizio di aprile, visto che il 5 cadrà la Pasqua. Su questo anche il Comitato per la raccolta firme ha tenuto a dire la sua, annunciando un ricorso nel caso in cui il decreto per il giorno del voto dovesse arrivare prima che la Cassazione si esprima sulla petizione.

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