mercoledì 28 novembre 2018
Da Lega e M5s via libera alla tassa dell'1,5% sui money transfer. Una contraddizione: sono soldi che aiutano a contenere il flusso migratorio
Un money transfer (Ansa)

Un money transfer (Ansa)

Sessanta milioni di euro l’anno sottratti a chi ha più bisogno: le popolazioni dei Paesi poveri che vivono grazie alle rimesse dei loro familiari emigrati in Italia. È l’effetto dell’emendamento al decreto fiscale che introduce una tassa dell’1,5% sulle transazioni finanziarie dai 10 euro in su verso i Paesi fuori dall’Unione europea effettuate nei money trasfer.

La misura, targata Lega, sarà operativa dal prossimo primo gennaio, esclusi i trasferimenti di natura commerciale. La trattenuta fiscale quindi colpirà quasi esclusivamente i migranti che, come è sempre accaduto, inviano parte del loro reddito a chi è rimasto in patria. Una "stangatina" sulle rimesse che si va ad aggiungere alle commissioni pagate all’intermediario finanziario, in media oltre il 6% e con punte del 10% della somma da inviare, e ai costi del cambio di valuta.

In Italia, secondo un recente studio della Fondazione Moressa, il volume delle rimesse è tornato da quest’anno in crescita per la prima volta dal 2013: nel primo semestre il flusso finanziario verso l’estero ha raggiunto i 2,71 miliardi, l’11% in più dello stesso periodo del 2017. Se la tendenza restasse inalterata nella seconda metà dell’anno si raggiungerebbero circa 5,5 miliardi.

Di questa somma però il 20% resta dentro i confini dell’Unione europea, dova la comunità rumena è la più attiva da questo punto di vista. Applicando la nuova tassa dell’1,5% agli oltre 4 miliardi restanti si arriva appunto a circa 62 milioni di gettito. Soldi che saranno incamerati dallo Stato e che equivalgono più o meno al costo della detassazione delle sigarette elettroniche, altro provvedimento del decreto fiscale.

Risorse che non arriveranno più ai destinatari nei Paesi di origine di migranti: tra le nazionalità extra-Ue che più fanno ricorso ai trasferimenti di denaro si segnalano nell’ordine i nativi del Bangladesh, delle Filippine, del Senegal e poi di India e Marocco. Ovvero Paesi a basso reddito dove l’arrivo delle rimesse dall’estero spesso permette di evitare ulteriori emigrazioni verso le zone più ricche del pianeta.

Oltre ai problemi di equità, la misura potrebbe essere controproducente anche sul piano della trasparenza delle transazioni. È vero che nell’arcipelago dei money trasfer si annidano anche fenomeni di opacità e illegalità ma la nuova tassazione rischia di spingere altre risorse verso percorsi più nascosti e ancora meno controllabili. Secondo una indagine di Bankitalia del 2016, circa un terzo dei flussi di denaro legati alle rimesse dei migranti vengono trasferiti attraverso canali informali. Alcuni di questi risparmi viaggiano con gli stessi migranti quando tornano a casa, altri attraverso canali illegali in mano a diversi soggetti appartenenti alla criminalità organizzata, italiana e straniera. Mentre gli accordi internazionali puntano a far emergere questi flussi finanziari e a ridurre i costi diretti e indiretti delle rimesse legali, per combattere riciclaggio e illegalità finanziarie.


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