mercoledì 12 dicembre 2018
12 arresti tra Gela e Catania Cibo scaduto e pulci nei letti. I piccoli ospiti venivano anche sfruttati da imprenditori sciacalli
Calano gli arrivi, ma crescono solo in termini relativi i minori non accompagnati (Ansa)

Calano gli arrivi, ma crescono solo in termini relativi i minori non accompagnati (Ansa)

Case d’accoglienza trasformate in case dell’orrore. Per gli ospiti doveva esserci un pasto caldo, un ricambio giornaliero e un letto pulito dove dormire. Invece facevano la fame, non avevano indumenti a sufficienza e la notte riposavano a terra. Eppure, i soldi nei conti corrente di chi avrebbe dovuto provvedere ad ogni loro bisogno, come da convenzione con la Prefettura, erano sempre puntuali, con accrediti periodici. Intascavano trenta euro al giorno o poco più, per provvedere alle necessità di minori stranieri non accompagnati a fronte di poco meno di tre euro effettivamente spesi.

Erano centinaia gli ospiti delle società cooperative e delle associazioni socioassistenziali su cui potere fare business. Fruttavano un grosso giro d’affari che sfiorava i 20 milioni di euro. «Un progetto criminale a tempo indeterminato », lo hanno definito gli inquirenti, quello smantellato dalla Polizia di Gela, in provincia di Caltanissetta, e dai Carabinieri di Catania.

Due le operazioni congiunte, 'Blonds' e 'Balla coi lupi', che hanno fatto luce su un sistema siciliano collaudato: immigrati- ospiti che diventavano dipendenti da sfruttare e imprenditori 'sciacalli', stando alle dichiarazioni delle Procure che hanno coordinato le indagini, che facevano affari sulla pelle degli immigrati con la compli- cità di chi avrebbe dovuto controllare che tutto fosse a norma ed invece diventava complice contrattando posti di lavoro per parenti e amici. Dodici le persone finite sotto inchiesta. Tutte dovranno rispondere, a vario titolo, di corruzione, frode, estorsione, maltrattamenti.

Quando gli inquirenti hanno messo piede nelle strutture assistenziali non credevano ai loro occhi. Insetti nelle confezioni del cibo, tubi dell’acqua gocciolanti, pareti delle camere da letto umide, ospiti costretti a lavare a mano i propri indumenti nei giardini, cani accucciati nelle camere e persino letti infestati dalle pulci tanto da costringere gli ospiti a dormire per terra. Case dell’orrore che si trasformavano in posti decenti solamente in prossimità delle ispezioni che segrete ed improvvise non erano mai.

Ad informare Pietro Marino Biondi, 62 anni, il 're delle cooperative', finito in cella, erano due dipendenti dell’Inps. Si tratta di Franca Di Natale e Paolo Duca, 59 e 50 anni, rispettivamente originari di Catania e Sondrio, finiti ai domiciliari. Erano loro che, oltre ad agevolare le pratiche delle associazioni, informavano il gestore delle cooperative su eventuali imminenti controlli e gli risparmiavano le multe. Tutto scoperto grazie alle intercettazioni ambientali, telefoniche e telematiche che hanno permesso agli investigatori di appurare quanto gli ospiti avevano più volte denunciato scendendo in strada a protestare.

Otto complessivamente le cooperative poste ai sigilli nel nisseno e nel capoluogo etneo, dal valore complessivo di 3 milioni di euro. A rendere più complicata la convivenza nelle strutture l’assenza di mediatori linguistici e l’incapacità degli operatori che vi lavoravano di parlare altre lingue. La vita che si svolgeva in struttura era annotata su dei quaderni, anche questi sequestrati. «Tutte le ragazze si sono lamentate dicendo che il pollo fa puzza», si legge nei fogli a righe di semplici quadernoni che diventavano diari di bordo.

Tra le segnalazioni compilate dagli operatori in servizio anche l’episodio di una minorenne che «non desidera consumare la colazione» a causa di «un malessere accusato durante tutta la notte», diagnosticato in ospedale come «intossicazione alimentare ». Accadeva che erano gli stessi ospiti a diventare 'dipendenti' della struttura e finivano così per essere impiegati nelle pulizie e nella custodia, con turni anche notturni. Tra i fatti contestati ai gestori anche la presunta estorsione ad un giovane extracomunitario, di 400 euro in cambio di un contratto di lavoro che gli avrebbe consentito di ottenere un permesso di soggiorno, quindi la possibilità di rimanere in Italia. Non era vero nulla. Solo l’ennesima bugia raccontata a chi in Italia voleva realizzare un sogno. Ed invece ha vissuto un incubo.

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