martedì 16 luglio 2019
Rese pubbliche dalla Commissione antimafia le audizioni del magistrato ucciso nel 1992. Una denuncia sempre attuale. Ecco come ascoltare i file audio
Borsellino: che senso ha la scorta la mattina e poter essere ucciso la sera?
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"Che senso ha essere accompagnato la mattina per poi essere libero di essere ucciso la sera?". A domandarlo è Paolo Borsellino davanti alla Commissione antimafia di allora, in un breve video proiettato oggi in Senato. Il magistrato lamenta di avere la scorta solo la mattina, per mancanza di autisti giudiziari; lamenta anche la mancanza di segretari e dattilografi "ne abbiamo bisogno per tutto l'arco della giornata", spiega.

Era il 1984. Il giudice, che sarà poi ucciso dalla mafia, indica con precisione alla politica la drammatica situazione nella quale si trova costretto a lavorare, una mole eccessiva di lavoro e a rischio della vita. Ma, lo sappiamo perché ormai è storia, la politica non lo ascolta e non lo ascolterà, salvo versare lacrime di coccodrillo dopo la strage di via D'Amelio, nella quale persero la vita anche cinque agenti di polizia della scorta.

Paolo Borsellino, al centro (archivio Ansa)

Paolo Borsellino, al centro (archivio Ansa)

"Voglio sottolineare - dice ancora il magistrato alla Commissione - la gravità dei problemi di natura pratica che ogni giorno dobbiamo affrontare. Con la gestione dei processi di mole incredibile, è diventato indispensabile l'uso di attrezzature più moderne, come i computer: il pc è finalmente arrivato ma non sarà operativo se non tra qualche tempo, ci sono problemi gravi di installazione, è stato messo in un camerino. Deve servire per la gestione dell'enorme processo che stiamo portando avanti. È
indispensabile, c'è una mole di dati incredibile, il processo impegna ben 4 magistrati. Non bastano più le rubriche artigianali".

"Quanto al personale - prosegue il magistrato - non si tratta solo di dattilografi e segretari di cui avremmo bisogno di aver garantita la presenza per tutta la giornata, non solo per la mattinata; ma mi riferisco anche agli autisti giudiziari: la mattina con strombazzamento di sirene la gran parte di noi viene accompagnata in ufficio dalle scorte ma il pomeriggio c'è una sola macchina blindata e io sistematicamente vado in ufficio con la mia auto per poi tornare a casa verso le 21-22".

"La libertà la riacquisto - dice infine Borsellino rispondendo ad un esponente della Commissione - ma non vedo che senso ha perdere la libertà la mattina per essere libero di essere ucciso la sera".

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La desecretazione

Queste frasi di Paolo Borsellino sono oggi ascoltabili o leggibili da tutti grazie alla desecretazione degli atti relativi alle audizioni. Sono oltre 1600 i documenti, dal 1963 al 2001, che sono stati organizzati e, da oggi, resi pubblici in un unico sito. La commissione Antimafia, infatti, ha deciso all'unanimità di procedere su questa via della trasparenza. «Un segnale di democratizzazione», ha detto il presidente Nicola Morra presentando l'iniziativa in Senato. Tutti i materiali resi pubblici sono o verranno digitalizzati. Soddisfatto il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho: che parla di "un giorno straordinario, il giorno della luce".

"Voglio ringraziare - ha detto il presidente della Camera, Roberto Fico, durante l'incontro 'La testimonianza di giustizia - Contrasto alle mafie: dalla solitudine alla condivisione' - il presidente della commissione Antimafia Nicola Morra per il lavoro che sta portando avanti sulle desecretazioni e che ci ha permesso oggi di ascoltare queste parole pronunciate in una delle audizioni davanti alla Commissione. Sono pubbliche sia le trascrizioni che gli audio finora custoditi negli archivi della bicamerale e adesso digitalizzati. Un'iniziativa che si pone nel solco del percorso che la Camera ha tracciato negli anni sul tema delle declassificazioni".

Giovanni Falcone (a sinistra) e Paolo Borsellino (archivio Ansa)

Giovanni Falcone (a sinistra) e Paolo Borsellino (archivio Ansa)

Il procuratore de Raho: la rabbia di Borsellino sempre attuale

"In questi video vediamo un Paolo Borsellino arrabbiato, non ce la fa a portare avanti il lavoro, è troppo e il magistrato non riesce a gestire un numero di procedimenti troppo elevato. Quanto sarebbe necessario che la magistratura avesse la possibilità di curare la qualità, se vogliamo affrontare la mafia e la corruzione bisogna dedicarsi a tempo pieno e non si può rimanere sommersi. Il ministro della giustizia sicuramente provvederà con una serie di provvedimenti". Lo ha detto il procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero de Raho alla conferenza stampa sulla desecretazione degli atti della Commissione antimafia dopo la proiezione di alcuni video del magistrato Borsellino in audizione in antimafia.

Il fratello: ma l'agenda rossa dov'è finita?

"È necessario che quella agenda rossa che è stata sottratta da mani di funzionari di uno stato deviato e che giace negli archivi grondanti sangue di qualche inaccessibile palazzo di Stato e non certo nel covo di criminali mafiosi venga restituita alla Memoria collettiva, alla Verità e la Giustizia". Lo si legge, in una lettera inviata da Salvatore Borsellino, fratello del procuratore aggiunto Paolo, al presidente della commissione Antimafia Nicola Morra dopo che palazzo San Macuto a ha deciso di declassificare tutti gli atti secretati dalle inchieste parlamentari dal 1962 al 2001.

Il fratello del magistrato, che era stato invitato a Roma per l'evento oggi alle 14 a cui però non parteciperà, ha reso nota la lettera durante la conferenza stampa per rendere noto il programma delle iniziative nel 27/mo anniversario della strage di Via D'Amelio.

"Ora, a ventisette anni di distanza - scrive Borsellino - io non posso accettare che i pezzi di mio fratello, le parole che ha lasciate, i segreti di Stato che ancora pesano su quella strage vengano restituiti a me, ai suoi figli, all'Italia intera, ad uno ad uno. È necessario che ci venga restituito tutto, che vengano tolti i sigilli a tutti i vergognosi segreti di Stato ancora esistenti e non solo sulla strage di Via D'Amelio ma su tutte le stragi di stato che hanno marchiato a sangue il nostro paese".

"Decine se non centinaia di persone - conclude - nei meandri e nelle segrete di questo Stato, ne sono certo, conoscono dove
viene occultata questa Agenda, dove vengono occultate le ultime indagini, le ultime parole, gli ultimi pensieri di Paolo Borsellino. Soltanto quando un rappresentante di questo Stato che ha lasciato crescere nel suo ventre un mostro capace di intavolare con l'antistato, con gli assassini di Giovanni Falcone, una scellerata trattativa e sull'altare di questa trattativa ha sacrificato la vita di Paolo Borsellino, si presenterà in ginocchio in Via D'Amelio a portare non ipocrite corone di alloro, simboli di morte, ma quell'Agenda Rossa, allora e soltanto allora potrò avere pace".

La strage di via D'Amelio. Morirono il magistrato e cinque poliziotti di scorta (archivio Ansa)

La strage di via D'Amelio. Morirono il magistrato e cinque poliziotti di scorta (archivio Ansa)


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