martedì 19 settembre 2017
«Basta equivoci, c’è chi alimenta confusione, paure e odio». La terza carica dello Stato alla Festa di Avvenire di Terrasini difende la legge sullo ius soli: «Chi guadagna a escludere questi giovani?»
Il presidente della Camera, Laura Boldrini

Il presidente della Camera, Laura Boldrini

«Se la politica è l’arte del futuro, allora non può non prendere in considerazione il provvedimento sulla cittadinanza, che guarda al futuro». La presidente della Camera Laura Boldrini parla a tutto campo della legge sullo ius soli temperato e ius culturae, dell’Europa, dell’accoglienza ai migranti, intervenendo alla giornata finale della Festa di Avvenire, organizzata dalla diocesi di Monreale, dall’associazione culturale "Così, per… passione!" e dalla redazione del quotidiano. Nella Chiesa madre di Terrasini gremita, la Boldrini ha presentato il suo libro "La comunità possibile" e offerto la sua interpretazione della virtù della Fortezza, rispondendo alle domande del direttore Marco Tarquinio e dell’inviato de La "Repubblica" Roberto Petrini.

Centrale il dibattito sulla legge approvata dalla Camera e ora ferma al Senato: «Sgombriamo il campo da equivoci, perché su questo tema c’è chi alimenta confusione e paure. La riforma della legge sulla cittadinanza non dice che diventano italiani tutti coloro che arrivano nel nostro Paese – chiarisce la Boldrini –. Al contrario pone condizioni ben precise: diventa cittadino italiano solo chi è nato qui da genitori con regolare permesso di soggiorno di lunga durata o chi è arrivato da noi prima dei 12 anni e ha già completato un percorso di studi di almeno cinque anni. La cittadinanza arriva solo se il minore è passato attraverso le varie tappe. È perciò nell’interesse della collettività che questi giovani diventino buoni cittadini». E attacca: «Chi ci guadagna a escludere questi giovani? Solo chi vuole alimentare la paura e l’odio. In Italia c’è chi, per mestiere, fomenta l’odio. Ecco, questi non devono avere la meglio». Mostra sicurezza: «Alcuni dicono che si perdono le elezioni se si dà la possibilità ad alcuni giovani di far parte della società, ma, in realtà, si perdono se prevale la subalternità e se si tradiscono i cittadini».

Ma non nasconde l’amarezza per i continui attacchi ricevuti sui social: «Non è bello vivere sapendo che tanti vorrebbero farti fuori in tutti i sensi e ti buttano addosso quintali di odio, sconcezze e bestialità a sfondo sessuale. Ma abbiamo il dovere di andare avanti. Sono in una posizione importante e sono portatrice di alcuni valori che mi hanno portata a essere eletta. Non ci sarà minaccia che mi farà indietreggiare di un millimetro. Noi siamo in tanti, loro sono in pochi e gridano. Dobbiamo portare avanti un impegno, ci guadagniamo tutti nell’avere un Paese più coeso e più inclusivo».

Guardando all’Europa aggiunge: «Abbiamo visto che il populismo non è invincibile. I populisti hanno paura di tutto: di chi viene da lontano, dell’Europa, del futuro. Chi ha paura non sa dare risposte a problemi concreti».

Ad accogliere la presidente della Camera, il sindaco di Terrasini Giosuè Maniaci e l’arcivescovo di Monreale Michele Pennisi, che ha ribadito la necessità di promuovere la cultura dell’accoglienza e dell’incontro, con senso di responsabilità. «Non possiamo immaginare che tutto il peso dell’immigrazione debba gravare esclusivamente sull’Italia e sulla Grecia – avverte Pennisi — a una concezione dell’Europa chiusa ed egoista che punta solo sulla sicurezza, bisogna sostituire nella coscienza popolare una Comunità europea aperta, coraggiosa, protesa ad uno sviluppo integrale e alla costruzione della pace e della solidarietà tra i popoli. È tempo che l’Unione Europea rompa gli indugi per una politica comune nella gestione dei flussi migratori, che armonizzi le varie legislazioni nazionali, vada al di là dell’emergenza e veda gli Stati membri uniti in un’azione di cooperazione allo sviluppo nei Paesi di provenienza. Su questi temi è necessario un approccio globale».

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