martedì 10 luglio 2018
La sconfortante fotografia dei centri di accoglienza straordinari secondo l'analisi dell'associazione InMigrazione. Ma non mancano esempi virtuosi, in pole Rieri, Siena e Ravenna
Il centro di accoglienza di Lampedusa, in una foto d'archivio dell'Ansa del 2015

Il centro di accoglienza di Lampedusa, in una foto d'archivio dell'Ansa del 2015

Centri troppo grandi, una logica assistenzialistica, e gravi carenze, con bassa professionalità degli operatori.

È la sconfortante fotografia dei Cas (Centri di accoglienza straordinaria) realizzata attraverso l'analisi dei bandi gara indetti da 101 prefetture per l’apertura e la gestione. Dati inediti elaborati nel rapporto "Straordinaria accoglienza" dell'associazione InMigrazione e presentati oggi a Roma.

Sono soltanto 16 i bandi che raggiungono la sufficienza, mentre ben 64 risultano carenti e 21 molto carenti. Un immagine di accoglienza dei richiedenti asilo scadente, di scarsa preparazione e professionalità. Come emerso anche in molte inchieste giudiziarie da "Mafia Capitale" agli ultimi casi a Benevento e Latina. Non mancano però esempi estremamente virtuosi, che dimostrano concretamente come la “prima accoglienza” possa essere efficace e di qualità.

Sul podio della ricerca i bandi delle Prefetture di Rieti, Siena e Ravenna. A Cosenza, Crotone e Firenze invece i bandi più carenti. Un giudizio "buono" lo ottengono anche i bandi delle prefetture di Perugia, Potenza, Terni e Bologna. A "sufficiente" arrivano Udine, Asti, Viterbo, Catania, Lecce, Lecco, Gorizia, Pesaro e Urbino, Reggio Emilia. Tra chi arriva a "carente" troviamo grandi citta come Bari, Venezia, Milano, Trieste, Salerno, Roma, Reggio Calabria, Genova, Taranto, Padova, Palermo, Cagliari. "Molto carente" per Latina, Napoli, Messina, Torino.

"La scelta inedita di analizzare il sistema di prima accoglienza partendo dai bandi pubblici - spiega Simone Andreotti, presidente di InMigrazione - nasce dalla convinzione che nei capitolati e nei disciplinari delle gare ci deve essere l’anima dei Cas. È nei bandi che si trovano le regole del gioco per i gestori privati, che più sono definite e tanto più accrescono l’efficacia dei controlli e, in caso d’inadempienza, la possibilità di applicare penali o rescindere convenzioni”.

E non parliamo di piccoli numeri. In tutta Italia sono stati complessivamente messi a bando dalle Prefetture 178.338 posti nei Cas che rappresentano oltre il 90% della complessiva capacità della “prima accoglienza”. In termini assoluti le regioni che ospitano più richiedenti asilo sono la Lombardia (27.131 posti messi a bando), la Campania (17.500) e il Lazio (16.449), ma in rapporto ai residenti queste Regioni ospitano appena 3 richiedenti ogni 1.000 residenti, mentre il Molise arriva a 12 e la Basilicata a 6. “Non assistiamo ad alcuna invasione – spiega Andreotti - il problema non è il numero di persone che sbarcano scappando da guerre e violenze, ma l’incapacità del nostro Paese di rispondere a questo fenomeno mettendo in campo un sistema di accoglienza efficace e di qualità”.

A partire dai forti ritardi burocratici nell’espletamento di tutte le procedure delle gare: tra la data prevista di avvio dei servizi e l’aggiudicazione delle gare d’appalto passano in media quasi due mesi. Col rischio di dover ricorrere a proroghe anche quando i servizi sono scadenti. L'altro elemento di criticità è nelle dimensioni dei centri, con conseguenze negative sulla qualità dell’accoglienza e sul rapporto con la comunità ospitante. Soltanto in poco più di 1 gara su 4 viene stabilito un limite inferiore ai 60 ospiti per centro di accoglienza. Nel 68% dei casi, invece viene data la possibilità di aprire Centri con una capacità ricettiva tra gli 80 e i 300 utenti (in alcuni casi anche superiore).

Anche sulla quantità e la qualità dei servizi alla persona e per l’integrazione nei bandi di gara si evidenzia un’altra forte carenza. Sono in particolare l’orientamento e il supporto legale per la domanda di protezione internazionale (negativa valutazione in 89 bandi su 101), l’insegnamento dell’italiano L2 (83/101) e la mediazione linguistica e culturale (76/101), i servizi su cui è stata rilevata una maggiore e preoccupante carenza.

Carente, anche se sensibilmente migliore, la situazione per i servizi connessi al lavoro, al volontariato e alla positiva gestione del tempo (solo il 49% positivo) e i servizi di assistenza psicologica e sociale (57% negativo). Nettamente migliore è la situazione per quanto concerne l’assistenza sanitaria, considerata positivamente in 85 bandi sui 101 analizzati. Soltanto nel 36% dei bandi la professionalità delle équipe chiamate a gestire i Cas porta alla maturazione di specifici punteggi incidendo sulla graduatoria finale. Tra i servizi minimi richiesti solo 20 Prefetture su 101 hanno definito nei rispettivi bandi la formazione specialistica e l’aggiornamento e la supervisione per gli operatori dell’accoglienza.Vediamo ora i casi positivi.

La Prefettura di Rieti ha stimolato fortemente la modalità dell’accoglienza diffusa in appartamenti e ha imposto un limite massimo di 30 ospiti nelle strutture collettive; ha richiesto ai partecipanti alla gara una descrizione metodologica ed organizzativa di erogazione dei servizi alla persona e per l’integrazione, descrivendo nel dettaglio i servizi minimi da garantire, ha infine esplicitamente valorizzato la necessità da parte dei concorrenti di mettere in campo personale specializzato nella relazione d’aiuto. Situazione simile a Siena, dove la Prefettura ha pubblicato un bando seguendo il medesimo approccio, con una particolare attenzione nel richiedere ai gestori puntuali ed efficaci servizi per la positiva gestione del tempo degli ospiti e per sostenerli nell’inclusione abitativa e lavorativa.

Anche Siena ha scelto di porre un limite massimo di 40 ospiti. La Prefettura di Ravenna ha posto un limite massimo di 25 ospiti per ogni Cas. Attentamente valutata la specializzazione del personale e molto dettagliati e stringenti i servizi alla persona e per l’integrazione da garantire.Complessivamente per il 2018 sono stati impegnati nei bandi per l’apertura e la gestione dei Cas, fondi pubblici per oltre 2 miliardi di Euro. “Il vero risparmio – spiega Andreotti - si fa migliorando l’Accoglienza Straordinaria e non abbassando il pro-die pro capite dei famosi 35 Euro per finanziare i Centri.

Un importo troppo basso non può che abbassare il livello qualitativo, per effetto del necessario taglio dei servizi per l’integrazione e porterebbe a stimolare ancora una volta strutture di grandi dimensioni, che in virtù delle economie di scala possono arrivare ad una sostenibilità economica”. Solo le spese per il personale direttamente connesso all’accoglienza straordinaria possono creare in Italia, escludendo l’indotto, oltre 36.000 posti di lavoro qualificati. .

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