Disuguaglianze record nel mondo; perché l'ltalia è il «Paese delle fortune invertite»
Il report Oxfam. Mikhail Maslennikov, policy advisor su giustizia economica dell'organizzazione: «La ricchezza dei miliardari è aumentata a un ritmo tre volte superiore al tasso medio annuo registrato nei cinque anni precedenti»

Nel 2025 i miliardari nel mondo sono diventati più di tremila, con una ricchezza netta aggregata di 18.300 miliardi di dollari, una concentrazione mai registrata nella storia: è questo uno dei primi dati messi in evidenza nel rapporto sullo stato delle disuguaglianze economiche e sociali a livello globale e in Italia, pubblicato oggi da Oxfam – organizzazione impegnata nella lotta alle disuguaglianze – in occasione dell’apertura dei lavori del World Economic Forum di Davos. «La fotografia che restituiamo nell’analisi è quella di un sistema economico globale in cui si acuisce la distanza tra “vincitori” e “vinti”, a discapito delle tante promesse che ci sono state fatte e delle ricette politiche che avrebbero dovuto portare all'emancipazione economica collettiva», commenta ad Avvenire Mikhail Maslennikov, policy advisor su giustizia economica di Oxfam Italia.
Maslennikov mette in fila i numeri del report che più raccontano questa deriva: «Nell’ultimo anno, chi sta nelle posizioni apicali delle società ha visto le proprie ricchezze aumentare a dismisura. La ricchezza dei miliardari nel mondo è aumentata a un ritmo tre volte superiore al tasso medio annuo registrato nei cinque anni precedenti». Oggi i 12 miliardari più ricchi del mondo possiedono 2.635 miliardi di dollari, superiore a quanto ha in totale la metà più povera dell'umanità, ovvero oltre 4,1 miliardi di persone che posseggono solo lo 0,52% della ricchezza mondiale, a fronte del 43,8% nelle mani dell’1% più ricco. Eppure, appena il 65% della ricchezza accumulata dai miliardari solo nell'ultimo anno basterebbe a portare tutta l’umanità alla soglia di 8,30 dollari al giorno e la loro ricchezza totale vale addirittura 26 volte l’ammontare necessario a riportare alla soglia di tre dollari al giorno chiunque viva sotto tale livello. «Se tutto resterà invariato, il mondo presto vedrà il primo trilionario della storia e contemporaneamente l'obiettivo di eradicare la povertà estrema entro il 2030 resterà un miraggio», sottolinea il policy advisor. Il trend di cui parla è quello già messo in luce anche dal report: il tasso di riduzione della povertà globale è rimasto sostanzialmente invariato negli ultimi sei anni e la povertà estrema è nuovamente in aumento in Africa. I tagli degli aiuti internazionali operati l’anno scorso dai governi di tutto il mondo potrebbero causare, nei Paesi più poveri, oltre 14 milioni di morti in più entro il 2030. Le disuguaglianze crescenti, inoltre, stanno mettendo in crisi i sistemi democratici: solo tre persone su 10 oggi vivono in delle democrazie, mentre nel 2004 erano uno su due.

Oxfam quest’anno ha voluto sottolineare, inoltre, come il quadro tracciato finora aumenti l’influenza sproporzionata dei ricchi sul sistema economico e sulle scelte politiche. Un miliardario ha oggi quattromila volte più probabilità di ricoprire cariche politiche rispetto a un cittadino comune e anche quando non “scende in campo” la sua capacità di pressione è nettamente superiore a quella di altri player: negli Stati Uniti, per esempio, nel 2024 le aziende associate ai 10 uomini più ricchi del mondo hanno speso 88 milioni di dollari in attività di lobbying, mentre tutti i sindacati sommati insieme arrivano a 55 milioni. La mancanza di rappresentanza politica delle fasce sociali che hanno già minor voce si riflette anche nei media, che diventano appannaggio dei ricchi: sette delle 10 più grandi media corporation del mondo hanno proprietari miliardari. «La proprietà dei principali media e social network, oggi sempre più concentrata, consente a pochi attori di esercitare un condizionamento sul discorso pubblico, proponendo narrative che offrono una legittimazione morale all'estrema ricchezza», avverte Maslennikov.
Le profonde iniquità sulla distribuzione della ricchezza riguardano anche l’Italia, “Paese delle fortune invertite”, come lo definisce il rapporto Oxfam. In termini di ricchezza netta, infatti, il 10% più ricco delle famiglie detiene il 59,9% della ricchezza nazionale, in aumento rispetto al 52,1% di 15 anni fa. Parallelamente, la metà più povera possiede appena il 7,4%, in calo di oltre un punto percentuale rispetto all’8,5% di fine 2010. In termini patrimoniali, il 10% più ricco delle famiglie italiane possiede oltre otto volte la ricchezza della metà più povera dei nuclei del nostro Paese, mentre il 5% più ricco è titolare di quasi la metà della ricchezza nazionale e in 15 anni ha beneficiato del 91% dell’incremento di questa. Nell’ultimo anno la ricchezza dei miliardari italiani è aumentata, in termini reali, di 54,6 miliardi di euro, raggiungendo un valore complessivo di 307,5 miliardi, distribuiti nelle mani di 79 individui in totale. Già oggi quasi due terzi della ricchezza dei miliardari italiani è ereditata, ma si stima che nel prossimo decennio “passeranno di mano” almeno 2.500 miliardi di euro: «Il tutto in un contesto normativo con un prelievo molto blando sulla ricchezza trasferita, che fa dell’Italia un paradiso fiscale per la successione». E mentre oltre 2,2 milioni di famiglie sono ancora in povertà assoluta, Oxfam individua alcuni ambiti in cui si potrebbe agire per ridare dignità alle persone, a partire, tra le altre cose, da uno schema di reddito minimo fruibile fino a quando la condizione di bisogno persiste, politiche per l’abitare, il contrasto alla stagnazione salariale e alla precarietà attraverso un’azione incisiva contro il lavoro nero e grigio.

Nonostante le disuguaglianze siano aumentate, «osserviamo politiche che invece di intervenire sui mutamenti cercano in realtà di favorire gruppi sociali o territori che già godono di una condizione di relativo vantaggio». I cosiddetti «luoghi che non contano», quelli più trascurati, rimangono dunque senza prospettive: «La famosa provincia italiana, che non è poverissima ma risente di più di questo declino e dell’assenza di una politica industriale, è ormai in questa dinamica che crea smarrimento e malcontento. Con maggiore facilità, le persone vengono intercettate da forze politiche populiste ed estremiste e il sentimento di esclusione si traduce in un voto antisistema o in un non voto».
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