Clima, è stato un altro febbraio caldo a livello globale: è il quinto di sempre
Le temperature globali del mese scorso sono state di 1,49 °C superiori a quelle dell’era pre-industriale. Europa più fredda ma con precipitazioni estreme

Ancora una volta, gli ultimi dati diffusi da Copernicus (il Centro europeo per le previsioni meteorologiche) non fa sconti al cambiamento climatico. Quello del 2026 è stato il quinto febbraio più caldo mai registrato a livello globale, con 1,49°C sopra la media preindustriale, con piogge estreme e inondazioni diffuse nell’Europa occidentale.
Europa divisa in due: fredda ma molto umida
Temperature e precipitazioni hanno registrato ampie variazioni in Europa. La temperatura media in Europa è stata tra le tre più fredde degli ultimi 14 anni, attestandosi a -0,07 °C. Tuttavia, l’Europa occidentale, meridionale e sudorientale ha registrato temperature superiori alla media, secondo il Copernicus Climate Change Service. Condizioni più fredde si sono registrate nella Russia nordoccidentale, nei Paesi baltici, in Finlandia e nei vicini paesi scandinavi. «Le condizioni umide e secche in tutto il continente hanno mostrato un netto contrasto: gran parte dell’Europa occidentale e meridionale è stata più umida della media, mentre il resto del continente è stato più secco della media», si legge nel rapporto.
Tempeste e alluvioni in diverse regioni
Febbraio 2026 è stato caratterizzato anche da precipitazioni molto intense in alcune parti del mondo, soprattutto nell’Europa occidentale e meridionale. Una serie di fiumi atmosferici, ovvero corridoi di aria molto umida nell’atmosfera, insieme a una corrente a getto spostata verso sud, ha convogliato numerose tempeste verso il continente europeo. Le precipitazioni hanno provocato inondazioni e frane diffuse, in particolare nella penisola iberica e nella Francia occidentale. Eventi alluvionali significativi sono stati registrati anche in Australia, Mozambico e Botswana. Condizioni più umide della media hanno interessato inoltre il sud-est del Brasile, il Nord America settentrionale e alcune zone dell’Asia centrale. Al contrario, regioni come gli Stati Uniti meridionali, il Messico settentrionale, la Cina orientale e l’Africa sud-orientale hanno registrato condizioni più secche rispetto alla norma.
La temperatura media dei mari alta
Se per l’Europa, l’inverno passato è stato uno dei due inverni più freddi degli ultimi 13 anni, con 0,09°C sopra la media 1991-2020, non altrettanto si può dire per la temperatura superficiale del mare che rimane invece molto calda. Quest’ultima, per febbraio 2026, è stata di 20,88°C, il secondo valore più alto congiunto mai registrato per il mese (con febbraio 2025), e di 0,18°C sotto il record di gennaio 2024. Vi era un notevole gradiente tra le superfici del mare fredde nell’Atlantico Nord centrale e occidentale e le superfici calde nell’Atlantico settentrionale subtropicale, che probabilmente hanno favorito lo sviluppo di tempeste in Europa.
Il ghiaccio marino dell’Artico ridotto del 5%
Per quanto riguarda il ghiaccio marino, nell’Artico l’estensione media di febbraio é stata del 5% inferiore alla media, classificandosi come la terza più bassa mai registrata per il mese. In Antartide, invece, l’estensione del ghiaccio marino é risultata vicina alla media stagionale, in netto contrasto con i valori molto bassi osservati negli ultimi quattro anni.
Cmcc: percorso verso net-zero invariato
Il superamento della temperatura media fissata dall’Accordo di Parigi, secondo gli studiosi del Cmcc (il Centro auro mediterraneo sui cambiamenti climatici) in realtà non cambia l’obiettivo net-zero fissato per la metà del secolo. «L’overshoot (il superamento della temperatura media fissata, ndr) cambia il modo in cui progettiamo le strategie climatiche, non l’obiettivo finale» sottolineano gli studiosi del Cmcc. «Una nuova ricerca pubblicata su Nature Climate Change e guidata dal Cmcc, in collaborazione con 14 istituti di ricerca di 10 diversi Paesi mostra che un overshoot limitato – ad esempio un riscaldamento temporaneo fino a circa 1,8°C – non modifica la tempistica fondamentale per raggiungere lo zero netto globale delle emissioni di CO₂, che resta prevista tra il 2050 e il 2060» afferma Massimo Tavoni del Cmcc. «Ciò che cambia con l’overshoot è piuttosto il modo in cui si sviluppa la transizione: come la mettiamo in pratica, come gestiamo i rischi e come garantiamo che le politiche siano eque ed efficaci».
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