«Niscemi è in un'area ad altissimo rischio». Cronaca di 29 anni di emergenze e soldi mai spesi
di Giulio Isola
Il disastro annunciato del centro siciliano ripercorso anno per anno: dagli eventi franosi su cui non si è intervenuti alle risorse stanziate e non utilizzate, agli allarmi dei geologi passati inosservati, in un cortocircuito che coinvolge governi ed enti locali degli ultimi tre decenni

Dichiarazioni di emergenze, ordinanze, commissari, soldi stanziati e nessuna opera importante eseguita. È la storia di un disastro annunciato quella di Niscemi, città che da anni fa i conti con una enorme frana.
Il primo evento recente è del 1997 e interessa i quartieri Sante Croci, Pirillo e Canalicchio. Gli sfollati furono 400, fu dichiarato lo stato di emergenza dalla Presidenza del Consiglio che dispose un contributo di 600mila lire al mese per 13 mesi per chi aveva perso la casa e la demolizione di 48 abitazioni e della chiesa settecentesca Sante Croci.
Il caso tra il 1998 e il 2008 passa sotto la gestione del commissario delegato della Presidenza del Consiglio. Lo stato di emergenza - secondo i documenti visionati - viene ripetutamente prorogato. Studi geologici classificano l'area ad altissimo rischio. Con ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3675 del 28/05/2008 si trasferiscono 13.238.872,63 euro alla Protezione Civile Regionale. Nessuna opera strutturale viene realizzata.
Nel 2014 c'è un nuovo evento franoso di grosse dimensioni. Vengono recuperati 9 milioni dai 13 stanziati nel 2008 per la regimentazione delle acque, i drenaggi e il consolidamento del torrente Benefizio. Il progetto viene appaltato, i lavori non vengono neppure iniziati per un contenzioso con la ditta appaltante. Il finanziamento viene allora revocato. I sei milioni vengono versati al Comune di Niscemi. Parte viene usata per completare demolizioni delle case danneggiate nel '97, mentre la somma destinata al consolidamento del torrente si arena dopo l'atto di interpello per la nomina del responsabile unico del procedimento.
Nel 2015 un decreto della Presidenza del Consiglio istituisce il portale "Rendis" (Repertorio nazionale degli interventi per la difesa del suolo) che consente il finanziamento, su istanza dei Comuni, delle opere necessarie al contenimento e alla mitigazione del dissesto Idrogeologico. Nel 2018 l'assessore al Territorio e Ambiente del governo Musumeci, Salvatore Cordaro, istituisce l'Autorità di Bacino. Tutte le competenze sul Pai, il Piano di assetto idrogeologico, e sull'approvazione dei progetti Rendis sul dissesto transitano dall'assessorato del Territorio e dell'Ambiente all'Autorità di Bacino.
Con l'istituzione dell'Autorità di Bacino in Sicilia si chiude una procedura di infrazione comunitaria, pendente dal 1990. Nel 2019 la Protezione Civile regionale dispone un finanziamento di 1,2 milioni per la stabilizzazione parziale del versante ovest e della strada provinciale SP12. Le opere sono state realizzate.
Tra il 2014 ed ii 2020 con la misura PO Fesr 2014-2020 5.1.1. sono state finanziate tutte le opere di mitigazione per il rischio idrogeologico richieste dai Comuni siciliani. Nessuna istanza è arrivata dal Comune di Niscemi.
Ad aprile del 2022 con decreto a firma del segretario generale dell'Autorità di Bacino Leonardo Santoro viene integrato il PaiI, con inserimento di Niscemi con classificazione di zona R4 (area a rischio molto elevato). Grazie all'aggiornamento del Pai, nel 2022, la protezione civile regionale stanzia circa 13 milioni di euro per la nuova progettazione per il risanamento della zona. Da quanto si apprende le somme non sono state spese. L'ultimo finanziamento è del 19 dicembre 2025 per 4 milioni da parte della Protezione civile per la demolizione di altre 50 abitazioni compromesse dalla frana del 1997.
© RIPRODUZIONE RISERVATA






