Nella Terra dei fuochi bonificati solo 38 siti su 80

Ben 1.500 ettari di terreni agricoli a «rischio prioritario». Si vigila perché non vengano inquinati i luoghi recuperati, mentre è accertato un traffico illecito di rifiuti verso la Puglia
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May 22, 2026
Nella Terra dei fuochi bonificati solo 38 siti su 80
Un rogo tossico a Villa Literno (Caserta) in una foto d'archivio
Tremila e 349 tonnellate di rifiuti rimosse, 418 siti di abbandono rifiuti censiti come prioritari, 80 siti riqualificati con rimozione rifiuti, con uno stanziamento di 28 milioni di euro. Altri 101 milioni stanziati per operazioni in corso su 32 grandi siti. E ulteriori 200 per la bonifica o la messa in sicurezza. Sono i risultati del primo anno di attività del generale Giuseppe Vadalà, commissario straordinario per la Terra dei fuochi. Per l’alto ufficiale dei carabinieri forestali si tratta dell’ennesima difficile missione. Nel 2017 venne incaricato di mettere in sicurezza 81 discariche in tutta Italia per le quali era scattata nel 2014 la condanna della Ue che ci è costata subito 40 milioni di euro e 42,8 milioni per ogni semestre di ritardo nell’attuazione delle misure necessarie. Ora tocca alla Terra dei fuochi, anche questa volta dopo un intervento dell’Europa: la condanna della Corte dei diritti dell’uomo del 31 gennaio 2025. Vadalà ha a disposizione 60 milioni per lo scorso anno, 100 per il 2026 e altrettanti per il 2027. «Sono cifre importanti, ma sicuramente serviranno altre risorse», spiega, aggiungendo che «la difficoltà maggiore è far capire che ci vorrà tempo per risanare il territorio. Non abbiamo la bacchetta magica e quindi dobbiamo essere tutti sulla stessa linea per collaborare. Il vulnus per questa terra è stato gravissimo e si doveva fare di più da anni. Ma stiamo recuperando, in linea con quanto chiesto dalla Corte».
Tanto si è già fatto in questo primo anno. Come per i siti censiti frutto delle segnalazioni di associazioni, Comuni, forze dell’ordine. Ora si deve evitare che dove si bonifica poi tornino i rifiuti. A questo serviranno le 10 torri di controllo attrezzate con telecamere, le 40 telecamere in dotazione al Comando regione dei carabinieri forestali e perfino un drone di monitoraggio. Per quanto riguarda i terreni agricoli, sono stati individuati 1.500 ettari a rischio prioritario. Ora bisognerà capire se potranno essere bonificati. I siti interessati dalle attività di rimozione dei rifiuti sono invece 80 in 34 Comuni, 17 nella provincia di Caserta e 17 in quella di Napoli. Alla data del 16 maggio risultano conclusi i lavori in 38 siti. Tra quelli più significativi il campo rom di Ponte Riccio a Giugliano. Ad Arzano, sempre nel Napoletano, sono iniziati i lavori di rimozione di 500 tonnellate in una galleria mai finita lunga 350 metri. Molto importanti le attività di caratterizzazione delle matrici ambientali, propedeutiche alla definizione degli interventi di bonifica su 32 siti, alcuni tristemente noti per i disastri ambientali come Caivano, Calvi Risorta-ex Pozzi Ginori, Pianura, Ercolano-Cava Fiengo, Napoli-ex Cava Suarez, tre ad Acerra, i Laghetti di Castel Volturno, Area Vasta Giugliano, discarica di Lo Uttaro.
Strettamente legato è lo studio epidemiologico affidato all’Istituto superiore di sanità finalizzato a fotografare dal punto di vista sanitario la situazione, mentre ogni mese vengono effettuati dalle 4 Asl territoriali 20mila controlli per prevenzione oncologica. E c’è molta attenzione alla legalità. «C’è un traffico illegale accertato di rifiuti verso la Puglia – denuncia Vadalà –. Controlleremo che negli appalti per le bonifiche sia tutto in regola. Rischi di infiltrazioni della camorra ci sono e su alcuni fatti stiamo lavorando». Così come «sull’attività delle aziende. Ancora vengono scaricati illegalmente rifiuti speciali come quelli dell’edilizia o le balle del tessile, di chi vuole continuare a lucrare. Ma ci sono ancora fatti di malcostume, piccolo e grande. Bisogna rimpossessarsi del territorio. La raccolta dei rifiuti è migliorata. Gran parte dei cittadini la fanno bene, ma mancano ancora molti impianti di smaltimento e recupero».

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