Nel rifugio di Oulx che è rimasto senza fondi per i migranti d'alta quota

di Paolo Lambruschi, inviato a Oulx (Torino)
Di nuovo senza finanziamenti l’avamposto in alta Val Susa che offre riparo a chi dopo aver attraversato il mare si sposta lungo la rotta migratoria alpina e tenta di passare il confine francese
April 6, 2026
Nel rifugio di Oulx che è rimasto senza fondi per i migranti d'alta quota
Migranti nel rifugio Massi gestito da Talita Kum
Ahmed si è addormentato per terra alle tre del pomeriggio davanti alla stazione di Oulx con i piedi nudi al sole. Si è tolto gli scarponi e lo zaino ed è crollato per la stanchezza. Sudanese come la maggior parte dei migranti passati nell’ultimo anno, è partito da un centro di Messina poco dopo essere sbarcato a Lampedusa. Aspetta che alle 17 apra per la notte il rifugio Fraternità Massi, che in questo paese sulle alpi della Val di Susa al confine con la Francia - da anni snodo cruciale per le rotte migratorie - è stato costretto a chiudere di giorno a causa della mancanza di risorse. E va salvato.
La gestione della struttura costa mille euro al giorno. La fondazione Talità Kum, che la gestisce con gli operatori e l’apporto di molti volontari, riesce a garantire da gennaio l’apertura notturna, una doccia, la cena e un tetto per la notte e cure mediche di base. Un presidio umanitario fondamentale lungo la rotta alpina prima di affrontare un tratto pericoloso soprattutto durante la stagione fredda. La corona alpina in questo gelido triduo pasquale è abbondantemente innevata. La tramontana spazza le vie del paese ed entra nelle ossa, la temperatura in vetta di notte scende a 10 sottozero. Perdersi di notte lassù può essere fatale. Lo è stato in passato per diversi migranti, i cui cadaveri sono stati restituiti dal disgelo. Per questo è stato aperto il rifugio nel 2017, prima in un appartamento in una palazzina dei Salesiani. Poi, per rispondere alle necessità di un flusso in crescita, nel 2021 si è spostato di pochi metri e si è ingrandito nell’ex alloggio per ferrovieri.
Giovani stremati dormono fuori dalla stazione di Oulx
Giovani stremati dormono fuori dalla stazione di Oulx
«Qualche giorno fa - conferma un volontario di Onborders - l’ambulanza ha salvato un ragazzino egiziano che, stremato, si era addormentato nel bosco innevato. È riuscito a chiamare il 118 e si è salvato, era in ipotermia e con i primi segni di congelamento. Non sempre sanno che il tratto alpino può essere più pericoloso del Mediterraneo e dei trafficanti».
Dentro il rifugio arrivano i migranti appena portati dai treni o respinti a Claviere e riaccompagnati dalla Croce Rossa. Questi ultimi sono stati fermati 24 ore nei container dalla polizia francese che ha dato loro solo una bottiglietta di minerale e poi li ha respinti. Non si fermano, dopo due o tre volte si riesce a passare, ma per farlo studiano bene le carte dei sentieri.  Yussuf, nome sempre inventato, che non ha ancora 18 anni, è scappato dal Sudan in guerra dal deserto del Sahara, poi è stato imprigionato in Libia e infine ha attraversato il Mediterraneo per approdare a Lampedusa e arrivare in treno a Oulx. È equipaggiato bene, il guardaroba del rifugio è fornito grazie ai donatori. Non sa più che fine hanno fatto i suoi genitori, sa solo che vuole andare avanti. Per lui questo è l’ultimo tratto di un viaggio infinito.
«Dal 2025 la maggioranza dei transiti ha riguardato sudanesi, eritrei ed etiopi. Ci sono anche le famiglie, spesso madri con figli piccoli - spiega Silvia Chicco della Diaconia Valdese, che offre assistenza legale ai richiedenti asilo - che fanno più fatica. Chi passa non è più diretto nel Regno Unito, ora preferisce Francia e Belgio». E la Spagna da quando c’è stata la sanatoria governativa. Con i poliziotti francesi resta difficile chiedere asilo, in più ultimamente le autorità transalpine emettono documenti di respingimento che vietano di ripresentarsi alle frontiere per due anni.
Il rifugio, con i 20mila migranti passati in 12 mesi, è un osservatorio privilegiato sulle rotte migratorie. Con il confine italo francese a Ventimiglia più presidiato, i migranti africani nel 2025 hanno via via sostituito gli asiatici sulla via di Oulx ritenuta più praticabile. Sudanesi, eritrei ed etiopi dal 2023 sono andati in Egitto per fuggire dalla guerra civile. Ma il Cairo ha inasprito le regole e dato il via a retate di massa di rifugiati. I quali per disperazione passano il confine con la Libia di Tobruk pagando i trafficanti egiziani che li fanno partire sui barconi per la Grecia, dove i controlli risultano ultimamente meno ferrei. Da lì si incamminano sulla rotta balcanica e chi riesce a dribblare le violenze delle guardie di confine entra in Italia, negli ultimi tempi da Gorizia. Il resto del flusso segue le ondate di sbarchi a Lampedusa.
In rifugio è ora di cena. Alle pareti i disegni raccontano storie strazianti di dolore, di fughe, di speranza, di persone da ritrovare. Sono già stati esposti in due mostre. Ma questo presidio salva vite rischia di chiudere. La Fondazione Talità Kum ha lanciato più di un appello ai donatori e i privati hanno risposto, ma non basta.
«Servono fondi pubblici per dare continuità - spiega don Luigi Chiampo, responsabile Migrantes della diocesi valsusina e presidente di Talità Kum -, ma il contesto è segnato dal peggioramento delle politiche migratorie e dalla contrazione dei fondi pubblici per l’accoglienza». I volontari provengono da esperienze diverse. Oggi sono di turno i giovani di On border e le signore di Liberamente insieme, rete di Libera, che da Bardonecchia portano la Cucina solidale dell’Alveare, bene confiscato alla mafia. Sono mamme con figli grandi che hanno ascoltato di notte nel paese voci di passaggio da paesi lontani che cercavano una strada. Sono qui per fare quello che vorrebbero che qualcuno facesse per i loro figli se dovessero andare a cercar fortuna per il mondo. Ed è anche l’umanità del rifugio a infondere speranza ai ragazzi che dalle finestre dell’avamposto umanitario scrutano i monti aspettando impazienti domani.

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