Meloni d’Arabia: «Energia a rischio se la situazione peggiora»
La premier offre aiuto al Qatar per ricostruire gli impianti e sonda gli Emirati sul «cessate
il fuoco». A Hormuz l’ipotesi di un canale umanitario per prevenire ondate migratorie

marco iasevoli
La seconda e ultima giornata di Giorgia Meloni nel Golfo contraddice nei fatti quelle rassicurazioni con cui la premier ha voluto accompagnare la missione-lampo: le continue richieste di intervento all’Ue e le prime notizie di razionamento negli aeroporti confermano che Roma, come le altre cancellerie europee, è in lotta contro il tempo per evitare un vero e proprio choc energetico.
In serata, rientrata a Roma, è la stessa premier a rendere più chiara la posta in gioco e ad alzare il livello di allerta, postando sui social un video registrato durante un trasferimento a Doha: «Non è stata una missione simbolica, una testimonianza, il nostro obiettivo è dare una mano. Quando nel Golfo cresce l’instabilità ne risentono i prezzi dell’energia, i costi per le imprese, il lavoro, il potere d’acquisto per le famiglie... E se la situazione peggiora, si può arrivare a non avere tutta l’energia che è necessaria, anche in Italia». Insomma, «la politica estera è un modo per difendere l’interesse nazionale». Sembra anche un modo per rispondere alle critiche di parte dell’opposizione e per chiamare ad una maggiore unità intorno al dossier energetico.
Proprio la tappa a Doha è la più delicata del particolare sabato santo della premier. Lasciata Gedda, dove aveva avuto un faccia a faccia con Mohammed bin Salman, Meloni nella capitale qatarina viene ricevuta dall’emiro Tamim bin Hamad Al-Thani. I temi sono gli stessi affrontati venerdì in Arabia: la conferma e il rafforzamento delle forniture energetiche, l’assistenza militare per difendersi dagli attacchi iraniani, la definizione di una linea diplomatica condivisa per arrivare a un cessate il fuoco, l’impostazione di una strategia per prevenire una ondata migratoria.
Ma in Qatar l’Italia è chiamata ad assumere un impegno molto concreto: contribuire alla ricostruzione dell’impianto di Ras Laffan. Meloni ha offerto la disponibilità dei campioni nazionali: Saipem, Snam ed Eni. La ripresa dell’operatività dell’impianto è vitale. Nella nota ufficiale, Palazzo Chigi la mette così: «Il presidente Meloni ha assicurato la disponibilità dell’Italia, attraverso le eccellenze del suo sistema produttivo, a contribuire alla riabilitazione delle infrastrutture energetiche qatarine, fondamentali per la sicurezza energetica su scala globale».
C’è anche da creare una linea unica Ue-Golfo per la soluzione della crisi. Meloni ha voluto dare un contributo in questa direzione. La premier e l’emiro, spiega Palazzo Chigi, «hanno discusso degli sforzi diplomatici in corso per l’uscita dalla crisi e per garantire un’architettura di sicurezza regionale sostenibile».
Tra i punti toccati, quello di un canale umanitario nello stretto di Hormuz, soprattutto per gli approvvigionamenti alimentari ai Paesi africani. Una necessità in cui il fine umanitario si coniuga alla preoccupazione di un’ondata migratoria non controllabile. Si tratterebbe di un primo passo in vista del fine più ampio di «assicurare la libertà di navigazione attraverso Hormuz».
Sul fronte della difesa, Meloni si trova di fronte a nuove richieste che il dicastero di Guido Crosetto dovrà valutare. «C’è un problema di magazzino», avvertivano venerdì gli sherpa del Governo illustrando la missione della premier. Un primo sforzo già è stato compiuto con l’avallo del Parlamento, ulteriori forniture si scontrano anche con la difficoltà di tenere contemporaneamente in piedi due fronti, quello ucraino e quello mediorientale.
Lasciata Doha, la premier è sbarcata ad Al Ain, negli Emirati Arabi, terza e ultima tappa del viaggio. Ad attenderla il presidente Mohamed bin Zayed Al Nahyan. Negli Emirati il clima di guerra si sente più forte. Palazzo Chigi, nella nota di sintesi, sottolinea «la forte vicinanza dell’Italia a una Nazione amica, vittima di continui attacchi dell’Iran». Anche con gli Emrati l’Italia condivide lo sforzo per individuare «le condizioni necessarie per la cessazione delle ostilità».
In chiave interna, gli sforzi di Meloni di blindare gli approvvigionamenti all’Italia vengono insidiati anche dai continui rilanci della Lega sulla ripresa delle forniture dalla Russia. Una nota del Carroccio reca come titolo «allarme gas e petrolio», e già questo è un segnale. E aggiunge: «L’Europa riconsideri le forniture di petrolio e gas dalla Russia». Una prospettiva che in questo momento, per Meloni e per i leader Ue, avrebbe il sapore del cedimento totale. Non è questo il senso della lettera che Roma ha inviato a Bruxelles insieme ad altri quattro Paesi, per chiedere un «contributo» alle società energetiche. E non è questo nemmeno il senso della richiesta del ministro leghista dell’Economia Giancarlo Giorgetti: sospendere il Patto di stabilità per difendersi meglio dall’impatto della crisi, ma senza riabilitare Mosca. Non ora e nell’attuale fase del conflitto in Ucraina, almeno.
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