Noi, qui. Morte e vita dentro Gaza

di Gabriel Romanelli
Nel mezzo della guerra, circondati da tanto dolore e distruzione. Risurrezione? Eppure, è proprio questo che dobbiamo fare. Sì, celebrare nel Signore. Non perché non abbiamo il cuore in pezzi e non soffriamo. Al contrario, soffriamo. E molto. Ma come cristiani, dobbiamo continuare a testimoniare al mondo il senso della nostra esistenza
April 4, 2026
Noi, qui. Morte e vita dentro Gaza
Padre Gabriel Romanelli celebra il Rito del Venerdì Santo nella Parrocchia di Gaza /Account social P. Gabriel Romanelli
Come celebrare la Pasqua qui a Gaza? Nel mezzo della guerra, circondati da tanta morte e distruzione… Risurrezione? Eppure, è proprio questo che dobbiamo fare. Sì, celebrare nel Signore. Non perché non abbiamo il cuore in pezzi e non soffriamo. Al contrario, soffriamo. E molto. Ma come cristiani, dobbiamo continuare a testimoniare al mondo il senso della nostra esistenza: la fede nella risurrezione di Cristo Signore. Ovvero, la certezza, fondata su un fatto storico: colui che fu sepolto in quella tomba nuova a Gerusalemme ne è risorto in gloria. E mai più è entrato in una tomba. Nemmeno il suo corpo mistico, la Chiesa, grazie al potere divino del Messia, sarà sepolta in una tomba. Fino alla fine dei tempi, ci sarà la Chiesa. Attraverserà molte prove, ma vedrà il ritorno del Signore Gesù in gloria e maestà. Senza questa convinzione, non solo la celebrazione di oggi, ma la vita quotidiana stessa a Gaza sarebbe impossibile. E, a dire il vero, ovunque nel mondo…
Migliaia e migliaia di morti. Milleduecento dall’inizio di questa guerra in Iran. Più di 70mila dall’inizio di questa guerra a Gaza. Più di mille in Cisgiordania. Tombe su tombe. Morti, giovani e anziani. A Gaza non c’è una sola casa che non pianga un defunto. Nel conflitto attuale abbiamo perso il 6 per cento della comunità cristiana. Sessanta cattolici e ortodossi sono morti o sono stati uccisi. Un numero sconvolgente! Cosa possiamo fare di fronte alla morte? Dobbiamo continuare a essere «Testimoni di quella tomba vuota». Quella di Gerusalemme. Da lì, il Signore della vita, Gesù Cristo, ha definitivamente vinto la morte e ciò che la causa: il peccato.
Vivere a Gaza, sul Calvario di Gaza, in questi giorni di grande prova, solitudine e pianto, ci spinge a unirci al dolore innocente di Gesù e Maria. E a quello di tutte le vittime di questa atroce guerra: qualunque sia la loro nazionalità o religione. Cristo è morto per tutti e per tutti è tornato alla vita. La situazione, seppure migliorata dopo il cessate il fuoco, rimane molto dura. La maggior parte della popolazione vive in tende poiché le case sono state distrutte. Non ci sono materiali per riparare quelle ancora rimaste in piedi. Le strade sono dissestate e le reti fognarie e idriche sono in pezzi. Non c’è più il sistema elettricità. Entra il cibo per il mercato ma non aiuti umanitari sufficienti. Per oltre due milioni di persone, ce ne vorrebbero molti di più. Gli ospedali non funzionano correttamente. C’è carenza di farmaci essenziali. La maggior parte delle scuole è stata distrutta o viene utilizzata come rifugio per gli sfollati. A volte sembra che la via crucis a Gaza abbia troppe stazioni. Eppure, un giorno arriverà quella più attesa: il sepolcro vuoto. La quindicesima stazione! Noi, umili testimoni della morte di Gesù a Gaza, saremo, con la grazia di Dio, testimoni della sua risurrezione. Egli ci dà la forza di andare avanti, nonostante le nostre miserie e i nostri peccati. La morte non ha avuto l’ultima parola a Gerusalemme, nemmeno l’avrà qui, in questo frammento di Terra Santa che è Gaza di Palestina. Il mondo ha necessità di non restare pietrificato dalla paura della morte. Quella tomba vuota ci parla di speranza; è una finestra spalancata sul cielo. Dalla notte benedetta della risurrezione di Gesù, le tombe non sono più segni inequivocabili di disperazione. E, sebbene piangiamo e ci addoloriamo per la morte un essere umano, chiunque sia, la speranza della risurrezione riempie la nostra esistenza. Anche in mezzo alle lacrime, una gioia semplice e misteriosa risplende nelle nostre anime. La morte è stata e sarà vinta!
Da Gaza, vi auguriamo una felice Pasqua. Quanto è vicino a Gerusalemme il Calvario dalla Tomba! Anche a Gaza, per grazia di Dio, la gloria della Risurrezione deve essere vicina. Quando Egli disporrà. Preghiamo e lavoriamo per una Pace giusta per tutti. Per la Palestina, per Israele e per il mondo intero.
Parroco di Gaza
IVE - Istituto del Verbo Incarnato

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