Una rabdomante per i deliri di Himmler

Consentino e Dodaro, muovendosi tra storia e finzione letteraria, raccontano l’incredibile vicenda della sensitiva Maria Mataloni
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May 26, 2026
Una rabdomante per i deliri di Himmler
Heinrich Himmler, numero due della Germania nazista / Alamy
Quando l’ufficiale delle SS Albert Hass viene convocato all’inizio di febbraio del 1943 da un superiore non crede alle proprie orecchie. La missione che gli viene affidata è di recarsi in Toscana per convincere la rabdomante Maria Magnani a trasferirsi in Germania per contribuire alla ricerca dell’oro del Reno. L’ordine arriva direttamente da Heinrich Himmler. Uscendo dal colloquio Hass, che è un opportunista non un fanatico, rimugina su «quante suggestioni esoteriche fossero riusciti a nobilitare i professori dell’Ahnenerbe», l’ente di ricerca delle radici ancestrali ariane istituito nel 1936 da Himmler. Rune, templari, teorie del ghiaccio eterno, della terra cava e «innumerevoli altre panzane» come la ricerca di Atlantide, dell’Irminsul, l’albero cosmico delle tribù sassoni, che univa cielo e terra, vivi e morti, e naturalmente il mito del tesoro dei Nibelunghi, consacrato da Wagner, al quale i nazisti attribuivano influenze magiche.
Si avvia così la trama di La radiomante di Himmler (Neri Pozza, pagine 320, euro 20,00) di Marco Consentino e Domenico Dodaro, romanzo che si muove tra spy story e indagine sui deliri di un regime ossessionato dalle origini germaniche anche mentre il mondo crollava sotto il peso della guerra. “Radiomante” è termine meno comune per “rabdomante”, cioè chi possiede la capacità pseudoscientifica di trovare oggetti nel sottosuolo servendosi di una bacchetta a Y o di un pendolo. Il titolo ricercato corrisponde alla minuziosa ricerca degli autori, che hanno dissotterrato – è il caso di dire – una personalità insolita dai cunicoli della storia. Il personaggio di Maria Magnani, infatti, è ispirato a Maria Mataloni, sensitiva toscana ai tempi celeberrima per aver individuato, grazie alla sue «misteriose capacità», molte falde acquifere e giacimenti di idrocarburi in Italia e in Libia, nonché le città sepolte di Lilibeo, in Sicilia, e Leprignano, presso Capena (Roma), impresa immortalata da un filmato dell’Istituto Luce. Suo marito, nel romanzo Cosimo Corsi, nella realtà Costantino Cattoi, non è da meno: precursore della ricognizione aerea, eroe della Grande guerra, trasvolatore di Vienna e legionario fiumano, amico di Gabriele D’Annunzio e Italo Balbo, con la moglie gestì un istituto di ricerche geotecniche. Himmler invece è… Himmler, con le sue ossessioni per l’occultismo e la sua voglia di ingraziarsi il Führer in una Germania dilaniata dalle lotte intestine tra gerarchi.
La fascinazione dei politici per paranormale, maghi e cartomanti ha attraversato tutte le epoche. Ma le radici esoteriche del nazismo hanno generato una sterminata bibliografia, in gran parte in tedesco, nella quale gli autori si sono mossi per dare un quadro di esattezza storica alla finzione. Consentino, già responsabile dell’Ufficio del cerimoniale del Senato, e Dodaro, avvocato specializzato in diritto delle imprese, hanno già all’attivo due romanzi storici usciti per Sellerio: I fantasmi dell’Impero (2017) e Madame Vitti (2022) ambientati rispettivamente nel colonialismo fascista e nella Belle Époque. La storia della sensitiva e di suo marito – spiega Consentino sul blog di Neri Pozza – ha incrociato quella della sua famiglia: sua madre tra il 1944 e il 1945 abitò nella villa della coppia e fece da istitutrice alle due figlie.
La narrazione fa convergere due vite parallele che nella realtà non si incontrarono mai: Himmler e Maria. Ma che avrebbero potuto incrociarsi, suggeriscono gli autori, in ossequio alla classica domanda ucronica: «Cosa sarebbe potuto succedere se il primo avesse tentato di assicurarsi i servigi della seconda?». Perché la storia non si fa con i se e con i ma, ma la letteratura sì. Nella finzione è proprio l’aver visto il (vero) filmato del Luce a mettere il gerarca sulle tracce della donna. Himmler consulta, perciò, un altro personaggio realmente esistito: Josef Wimmer, un fisico chiamato a dirigere il dipartimento di Geologia dell’Ahnenerbe e a organizzare corsi di rabdomanzia per le SS nel campo di concentramento di Dachau (un segreto celato dentro il luogo che ne custodiva un altro ben più terribile, lo sterminio degli ebrei). Questi gli conferma le straordinarie doti della sensitiva.
Hass, dunque, si reca con la moglie Irma - una fanatica nazista - a Orbetello, Porto Santo Stefano e nella villa dei coniugi Corsi a Santa Liberata. Si presenta come un accademico interessato alla ricerca dell’Atlantide tirrenica. E offre ai due un’ingente somma per trasferirsi a Monaco, dove Cosimo è atteso da una cattedra universitaria. Mentre Maria potrà dedicarsi alla rabdomanzia. Pur non rivelandole l’obiettivo, Irma la lusinga, dicendole che il Reno può rivelare tesori come l’antica Troia. Ne nasce un braccio di ferro, nel quale si insinua un’altra coppia, gli americani Ben Siegel e Julia. Anche qui il gioco tra realtà e finzione è stretto. Una centrale di spionaggio alleata era davvero attiva nel 1943 all’Isola del Giglio, ma era inglese. E per il personaggio di Ben – uomo dell’Oss, l’antesignana della Cia – il modello è un’altra figura storica affascinante: Moe Berg, campione di baseball e agente segreto coinvolto nelle operazioni per boicottare il piano nucleare nazista. Non a caso Ben e Julia sospettano che i tedeschi siano arrivati per cercare fisici italiani allo scopo di realizzare l’arma segreta. Nelle due coppie di spie entra in campo anche l’elemento romantico: mentre i due nazisti – lui disilluso, lei fedele fino alla morte – si allontanano, gli americani vivono una storia d’amore. Ma è sui Magnani-Corsi che i quattro esercitano le loro attenzioni principali. I tedeschi blandendoli e sottilmente minacciandoli, gli altri mettendoli in guardia, anche grazie a una studiata disinformazione. E su di loro gli scrittori compiono un vero scavo psicologico. In particolare su Maria, che è in un certo senso sopraffatta dalle sue doti. Come si evince da due scene del prologo: nella prima la vede bambina stare male e vomitare petrolio; l’altra la ritrae giovane donna quando – di fronte al futuro marito – impugna con riluttanza la bacchetta, individua al primo colpo un lago sotterraneo e poi sviene.
Alla fine la situazione precipita e l’azione si movimenta. Himmler vuole a tutti costi Maria, perché c’è stato il 25 luglio e può servire per trovare il Duce fuggito da Ponza. Altro fatto storico, assicura Dodaro, è che la presenza di Mussolini sull’isola sia stata individuata da sensitivi. Non è l’unico fatto insolito e straordinario che puntella la narrazione scoppiettante e piena di suspense, che fa rivivere attraverso vicende sconosciute una pagina buia della storia.

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