ViviAvvenire ai Musei Vaticani, per capire e per emozionarsi
Un gruppo di abbonati di “Avvenire” – da Cosenza a Bergamo, diverse anche le famiglie – ieri, poco dopo l’alba, ha partecipato alla visita riservata ai Musei Vaticani

Da una parte il desiderio di capire ciò che accade nel mondo senza la fretta dettata da una falsa idea di urgenza, cercando un racconto meditato e dai toni giusti. Dall’altra la gioia e l’emozione di poter visitare uno dei luoghi più belli al mondo senza la pressione della folla, prendendosi tutto il tempo necessario per poter vedere, gustare, conoscere davvero. In un certo senso le sensazioni raccolte dal gruppo di una quarantina di abbonati di “Avvenire” – da Cosenza a Bergamo, diverse anche le famiglie – che ieri, poco dopo l’alba, ha partecipato alla visita riservata ai Musei Vaticani, convergono verso una sorta di base comune: l’esigenza di porsi nei confronti del mondo attraverso la chiave della profondità. L’edizione 2026 di ViviAvvenire ha visto confermare la tendenza che i precedenti appuntamenti avevano delineato: la natura aggregatrice della costellazione editoriale di “Avvenire”. Il sentirsi comunità lettrice prima che di lettori, il riconoscersi nello spirito comunicativo prima ancora che nello stile, il desiderio non solo di trovarsi ma di ritrovarsi insieme. Non sono pochi quelli ormai avvertono questo come un appuntamento a cui non mancare. Molti, se non tutti, sentono l’esigenza di raccontare spontaneamente il loro rapporto con il giornale, esprimere cosa apprezzano maggiormente, riferire il modo in cui fruiscono e usano i contenuti, muovere, con la libertà che la familiarità e l’affetto concedono, anche appunti o critiche. C’è chi spiega che “Avvenire” è diventato il primo quotidiano aperto ogni mattina, chi racconta di essersi abbonato a “Gutenberg” perché cercava un approfondimento culturale su misura e ora passerà a “Luoghi dell’Infinito”, chi porta le pagine del quotidiano a scuola per discuterne con gli alunni.
Questo accade prima e dopo, quando la visita si conclude in una meritata colazione nel cortile della Pigna. Ma mentre si percorrono le gallerie e le sale popolate solo dai dipendenti che stanno preparando i Musei ad accogliere i 35mila visitatori quotidiani, davanti al Laocoonte o agli affreschi di Raffaello, dentro la Cappella Sistina completamente vuota così da sentire in tutta la pienezza il peso della storia e della bellezza che lì si stratifica, non c’è davvero spazio per la parola. La sintesi perfetta la offre una madre mentre, dopo i saluti, prosegue la visita ai Vaticani con il marito e le due figlie: «È stato emozionante, tutto, ma in particolare la possibilità di condividere, anche in modo silenzioso, in un momento in cui tutto è urlato, un modo comune di vedere, di avvicinarsi alle cose. Una dimensione finalmente umana».
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