Modena è scesa in piazza per dire che alla violenza non si risponde con l'odio e con la paura

A migliaia dopo l’auto lanciata sui passanti in via Emilia: gli applausi ai cittadini che hanno fermato l’aggressore e l'appello all’unità del sindaco
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May 18, 2026
Modena è scesa in piazza per dire che alla violenza non si risponde con l'odio e con la paura
La folla in piazza Grande a Modena
Sulla vetrina frantumata è stato poggiato un ramo di rose bianche, con anche altri fiori. Lì, al civico 71 di via Emilia Centro, la Citroen C3 guidata da Salim El Koudri, ha schiacciato una persona, ricoverata insieme agli altri sette feriti. Per chi gira in centro sono i cinque passi più lenti e meditati del giorno. Qualcuno si ferma, abbassa gli occhi, sosta in silenzio. «Io ero lì, da sola, davanti a una persona ferita. Non sarei qui, se fossi passata dieci secondi prima. Non ho dormito» confessa Maria Rosaria Abruscia. «Certe cose le avevo viste solo in Tivù. Gente ferita, a terra». È il giorno dopo. Maria Rosaria (insieme alla sua famiglia, figlio incluso) si reca in Piazza Grande, a 350 metri da quel luogo, per «non darla vinta alla paura». E con lei almeno 5mila persone, radunate tra Palazzo del Municipio e il Duomo, che hanno raccolto l'appello di «unità» e «contro l'odio», lanciato sabato dal sindaco di Modena Massimo Mezzetti. «L'immagine dei quattro cittadini, italiani e stranieri, che uniti hanno bloccato l'aggressore, è la vera fotografia dell'Italia», ha detto il primo cittadino, osservando che «solo l'unità ci permette di superare la violenza». E «chi vuole seminare odio e alimentare incendi non fa parte della nostra comunità», poiché «intento a lucrare sul dolore altrui». Tanti applausi, ma anche qualche lieve contestazione. Il monito è rivolto a chi, come il vicepremier Matteo Salvini, nega l'italianità di El Koudri perché di «seconda generazione» e chiede addirittura la sua espulsione. Ma lo spirito di quella piazza va oltre le divisioni della politica. La comunità è lì in nome di chi, dal letto di un ospedale, si afferra alla vita. E anche per coloro che sono già fuori pericolo, ma non vanno lasciati soli. «Ci siamo sentiti in dovere di venire. E sono qui anche con mio figlio», ci dice Camilla Pellegrini mentre tiene la mano del piccolo. «Dobbiamo essere consapevoli di quello che succede nel mondo. E anche loro (le future generazioni, ndr) devono esserlo», è l'auspicio di Pellegrini, che rimpiange la Modena e il mondo in cui è cresciuta. «Era tutto diverso».
In Piazza Grande - nel giorno della visita anche del capo dello Stato Sergio Mattarella e della premier Giorgia Meloni - c'erano anche Elly Schlein, il presidente della regione Emilia-Romagna Michele De Pascale e i sindaci della provincia. «Gli eventi di ieri (sabato, ndr) hanno segnato un'intera comunità, che però continua a dimostrare forza. Non solo attraverso chi è intervenuto bloccando l'aggressore, ma anche nelle istituzioni e in tutte le persone che oggi abbracciano una comunità ferita», commenta il sindaco di Carpi Riccardo Righi. «Vogliamo rendere testimonianza di una comunità unita, che sa farsi prossima a chi soffre, rafforzando i legami che ci uniscono», aggiunge la sua omologa di Vignola Emilia Muratori. Sul palco salgono anche i quattro cittadini che hanno fermato l'aggressore, ricevendo l'applauso della folla. Tra loro c'è Osama Shalaby, egiziano, da oltre trent'anni in Italia: mi stringe la mano, è ancora scosso, sorride. Notte insonne anche per lui. «C'era anche mio figlio, che mi ha motivato a intervenire». E dice: «Aiutarsi dovrebbe essere normale. Per questo l'ho fatto». Le prime luci sulla fragilità psichica di El Koudri, già sotto cure tra il 2022 e 2024 – ritenuto un ragazzo normale da chi l’ha conosciuto, senza segni di squilibrio visibili –, impongono una seria riflessione sulle risorse destinate al benessere psicologico e alla cura della persona in città e non solo. «Bene investire sulle Forze dell'Ordine, ma dobbiamo fare molto di più per la salute mentale. Le due cose non si escludono». Prove generali di pensiero bipartisan, se si tiene conto delle affermazioni del ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, dopo aver presieduto il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza a Modena, dove ha escluso eventuali lacune nel lavoro di prevenzione dell'Antiterrorismo: «Una situazione di disagio psichiatrico», che «preoccupa» e «non cambia la tragicità degli eventi» sui quali «gli inquirenti faranno ulteriori accertamenti». Lo ha ribadisce anche il ministro della Difesa, Guido Crosetto, che parla di un atto più legato «alla sfera individuale» e «psicologica». Il dibattito è aperto. Se ne potrebbe discutere oggi, a Modena, in Consiglio comunale. Ma la questione interpella l’intero Paese. 

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