Milano-Cortina, i Giochi più inclusivi di sempre

Le donne rappresentano il 47% dei partecipanti, cresce il ruolo delle atlete ma le Paralimpiadi sono meno visibili
January 30, 2026
Milano-Cortina, i Giochi più inclusivi di sempre
Un momento della cerimonia delle Paralimpiadi di Torino 2006/ ANSA
Quattro nuove gare femminili, cinquanta eventi riservati alle donne, il più alto mai registrato in un’Olimpiade invernale.
Con queste premesse, i Giochi Milano-Cortina 2026 mirano al primato di inclusività. Commentando la ricerca condotta dall'Osservatorio di Pavia e promossa da Fondazione Bracco, Charlotte Groppo, responsabile per l’uguaglianza di genere, la diversità e l’inclusione del Cio (Comitato Olimpico Internazionale), ha sottolineato l’equilibrio di genere presente in quasi tutte le discipline: rispetto agli altri anni, le atlete rappresenteranno il 47% dei partecipanti; per la prima volta nello sci di fondo maschi e femmine percorreranno le stesse distanze. Parallelamente, aumentano le figure femminili nei ruoli chiave: le donne rappresentano il 54% dei commentatori e il 40% del corpo arbitrale. «Il tema della parità tra uomini e donne è fondamentale, anche nello sport», ha sottolineato la ministra per le Pari Opportunità, Eugenia Roccella.
Con questi risultati il Cio punta a una rivoluzione culturale: lo sport come spazio di uguaglianza, dove genere, disabilità, origine non definiscono il valore. E lo fa non solo attraverso le parole e la ricerca, ma anche attraverso le immagini, con la mostra fotografica "Una vita per lo sport. Volti e conquiste delle #100esperte", con i ritratti del fotografo Gerald Bruneau e il patrocinio di Fondazione Milano Cortina 2026, e che sarà allestita a Verona nel periodo olimpico. Per questo si parla di Olimpiade Culturale e in questo i media hanno una forte responsabilità nella narrazione dei Giochi. Perché la rappresentazione non è neutra: parole, immagini, voci, spazio e tono costruiscono gerarchie simboliche. Il Cio chiede, in sostanza, attenzione nel non spostare il focus dalle prestazioni: «Non è uno sport femminile, è uno sport». E secondo i dati mostrati dall’Osservatorio di Pavia, i media hanno risposto bene nel racconto dell’ultima Olimpiade a Parigi: la copertura tra sport maschili e femminili è quasi paritaria; il linguaggio è in larga parte corretto; le immagini sono perlopiù rispettose. Ma restano pur sempre delle crepe, in particolare se si volge lo sguardo al mondo delle Paralimpiadi. La visibilità crolla, poche notizie concentrate perlopiù nelle trasmissioni Rai, meno cura delle immagini e linguaggio meno inclusivo. L’atleta sorge spesso come “eroe nonostante”, si trasforma così la disabilità in una leva emotiva e la dimensione sportiva viene oscurata. Appena si esce dai riflettori dei grandi eventi, si tende a fare un passo indietro. Ogni volta il Cio ricorda che l’equità non è una questione di visibilità, ma deve essere una grammatica quotidiana.

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