L'Italia non è un Paese per mamme: solo il 3% è under 30

Save the children fotografa il pianeta maternità: quasi una donna su 4 tra i 25 e i 34 anni dice di non essere nelle condizioni lavorative per avere un figlio
May 6, 2026
L'Italia non è un Paese per mamme: solo il 3% è under 30
Le mamme italiane devono fare i conti con difficioltà lavorative e mancanza di servizi / Ansa
Conciliare le esigenze familiari con quelle del lavoro resta un esercizio difficile per le donne italiane. Ecco perché Save the children ha intitolato “Le Equilibriste, la maternità in Italia” il rapporto che scatta una preziosa istantanea della situazione a pochi giorni dalla Festa della mamma. A fronte di una costante diminuzione delle nascite (nel 2025 se ne registrano circa 355 mila con una flessione del -3,9% in un anno) e un tasso di fecondità di 1,14 figli per donna, ben al di sotto della soglia di sostituzione e della media UE (1,34 nel 2024), l’età media al parto raggiunge i 32,7 anni e le madri under 30 sono una minoranza esigua. Quasi una donna su quattro tra i 25 e i 34 anni dichiara di non avere condizioni lavorative adeguate per avere un figlio.
Guardando in particolare ai salari, nel settore privato le madri registrano una penalizzazione che può arrivare fino al 30% dopo la nascita di un figlio, mentre nel settore pubblico la penalizzazione è più contenuta (5%), ma comunque rilevante. Complicato anche l’accesso al mercato del lavoro: mentre gli uomini con figli sono più presenti degli uomini senza figli, per le donne avere figli è associato a una minore occupazione lavorativa. Se il 78,1% degli uomini tra i 25 e 54 anni senza figli è occupato, con una percentuale che si attesta al 92,8% tra i padri con almeno un figlio minore (92,9% per chi ne ha uno e 92,7% per chi ne ha due o più), per le donne della stessa fascia d’età la situazione è molto diversa: lavora il 68,7% tra quelle senza figli, ma la quota scende al 63,2% tra le madri con almeno un figlio minorenne (67% per chi ne ha uno e 58,8% con due o più). Il tasso di occupazione scende ancora per le madri con almeno un figlio in età prescolare (58,2%). Rispetto agli scorsi anni, a fronte di un incremento dell’occupazione, anche femminile, sono proprio le donne e in particolare le madri, a beneficiare di meno del trend positivo: tra le donne 25-54enni con almeno un figlio minore, l’occupazione nel 2025 rispetto al 2024 è aumentata dello 0,1%, mentre l’aumento è dello 0,9% per gli uomini nelle stesse condizioni.
Ci sono anche marcate differenze territoriali: tra le madri 25-54enni con almeno un figlio minore il tasso di occupazione si attesta al 73,1% al Nord e 71% al Centro, mentre nel Sud e isole scende al 45,7%. Un fattore di protezione risulta essere il titolo di studio: tra le madri con figli minori il tasso di occupazione cresce in modo netto per le più istruite, dal 37,7% tra le donne con al massimo la licenza media, al 62,8% tra le diplomate, fino all’85,4% tra le laureate.
Il pianeta maternità è caratterizzato anche dal part-time: ne fanno ricorso il 32,6% delle donne 25-54enni con almeno un figlio minore (di cui l’11,7% è part-time involontario), contro il 3,5% dei padri nella stessa condizione. In aumento la quota di donne occupate con contratti a termine da almeno 5 anni (da 17,4% a 19,1%) .
“La lettura dei dati ci restituisce la fotografia di un Paese in cui la maternità resta ancora uno dei principali fattori di disuguaglianza - riflette Antonella Inverno, Responsabile Ricerca e Analisi Dati di Save the Children Italia -. Viviamo in un sistema che continua a scaricare i costi della genitorialità in modo sproporzionato sulle donne, come il rapporto Le Equilibriste denuncia da undici anni. Nel 2026 dobbiamo ancora rimarcare come la situazione delle madri in Italia sia addirittura peggiorata rispetto agli scorsi anni. Nonostante gli impegni annunciati, aumentano le dimissioni delle neomamme e, tra le madri più giovani, la maggior parte non studia, non lavora e non è inserita in percorsi di formazione”
Dal rapporto di Save the Children emerge che la maternità prima dei 30 anni è oggi sempre più rara e rappresenta ormai un’eccezione: in Italia, nel 2025, le mamme tra i 20 e i 29 anni sono circa 300 mila, pari al 2,9% del totale delle mamme. Difficoltà che si riflettono anche in un altro dato: anche se l’81,8% dei giovani tra i 18 e i 24 anni dichiara di voler diventare genitore in futuro, questo desiderio fatica a tradursi in scelte concrete nel breve periodo. Tra le donne della stessa fascia d’età, il 14,8% prevede di avere un figlio entro tre anni. Le intenzioni crescono nella fascia 25–34 anni, raggiungendo il 41,6% tra le donne e il 35,7% tra gli uomini, ma restano indicative di una progettualità che si consolida solo con l’avanzare dell’età. “Per sostenere davvero la genitorialità è fondamentale adottare politiche strutturali, fondate su interventi integrati: occupazione stabile, servizi per l’infanzia accessibili e di qualità, adeguati strumenti di sostegno economico e percorsi di autonomia abitativa per le giovani generazioni. Serve rafforzare un welfare coerente e coordinato lungo tutto l’arco della vita, insieme a un’organizzazione del lavoro compatibile con le responsabilità familiari”, afferma Giorgia D’Errico, Direttrice Affari pubblici e Relazioni istituzionali di Save the Children, sottolineando come “la condivisione della cura rappresenti una leva decisiva per ridurre le disuguaglianze di genere e rendere sostenibile la maternità. In questa direzione, è fondamentale riformare il sistema dei congedi per garantire una reale equità tra genitori, introducendo congedi paritari come diritto individuale. Allo stesso tempo, va potenziato il sistema educativo 0-6, assicurando servizi di qualità omogenei su tutto il territorio, continuità tra nidi, scuole dell’infanzia e percorsi scolastici successivi, e una piena integrazione con i servizi del territorio”.
Secondo il Mothers’ Index regionale, realizzato in collaborazione con l’ISTAT, che misura le condizioni delle madri attraverso 7 ambiti – Demografia, Lavoro, Rappresentanza, Salute, Servizi, Soddisfazione soggettiva e Violenza – la regione più “amica delle madri” è l’Emilia-Romagna, seguita dalla Provincia Autonoma di Bolzano e dalla Valle d’Aosta, che torna sul podio dopo il forte arretramento registrato nell’edizione precedente.
Save the Children Italia fa la sua parte, sostenendo la genitorialità nei primi anni di vita con programmi rivolti a bambini 0-6 anni e alle loro famiglie, in collaborazione con realtà territoriali qualificate. Gli interventi iniziano già in gravidanza e si concentrano sulle situazioni di maggiore vulnerabilità.
Il programma Fiocchi in Ospedale affianca i neogenitori con ascolto, orientamento e accesso ai servizi. Dal 2012 al 2025 ha raggiunto decine di migliaia di bambini, adulti e genitori in tutta Italia. Gli Spazi Mamme, che sono attivi in 14 città e dal 2014, hanno coinvolto oltre 40 mila genitori e più di 30 mila bambini, li supportano genitori e bambini con particolare attenzione alle madri fragili, rafforzando le competenze genitoriali e relazioni familiari attraverso percorsi e laboratori.
I Poli Millegiorni promuovono un modello territoriale integrato per la prima infanzia e la conciliazione vita-lavoro e sono attivi in 7 territori, offrendo servizi educativi e di supporto ai genitori. A Roma, infine, il progetto Nuovi Percorsi sostiene famiglie monoparentali vulnerabili verso autonomia e accesso ai servizi essenziali.

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