Le quattro vite di Anna, prima sindaca d'Italia. «La votarono tutte le donne del paese»

Il ritratto di Montiroli Coccia, dall'esilio in Francia con il marito al ritorno da sola con i bimbi piccoli a Roccantica (Lazio), dove venne eletta 80 anni fa. La nipote: «Era la moglie dell'antifascista, ma quando si candidò la vollero comuniste, democristiane, socialiste. Le nostre figlie orgogliose di questa storia»
March 12, 2026
Le quattro vite di Anna, prima sindaca d'Italia. «La votarono tutte le donne del paese»
Martina e Carolina, pronipoti di Anna Montiroli Coccia, sotto il ritratto della bisnonna
Prima di diventare sindaca di Roccantica, Anna Montiroli Coccia aveva vissuto tre vite: una a Roma, agli inizi del fascismo; poi in Francia, da moglie di un esule, Ugo Coccia, importante intellettuale del Partito socialista; infine, di ritorno nel nostro Paese, dopo la morte del marito nel 1932, lei sola con un bambino di tre anni e una bimba di pochi mesi. Anna Montiroli Coccia si stabilì nel Comune reatino di Roccantica. Qui si candiderà, nel 1946, e verrà eletta prima cittadina.
«Mia nonna era originaria della Sabina ed era la giovane che aveva studiato di più ai tempi. La frequentazione, sua e del marito, con personalità del calibro di Pietro Nenni e Filippo Turati fu decisiva per la sua formazione nel periodo d’esilio. Quando tornò in Italia, la nonna rappresentava già un pezzo di storia, perché si era emancipata e questa era una grande novità per l’epoca». A parlare è la nipote, Fiorella Virgili Coccia, che in tutto questo tempo ne ha tramandato (non da sola) la memoria, da donna a donna, anche nel suo incarico di direttrice della Biblioteca europea di Roma.
La quarta vita di Anna Montiroli comincia proprio ottant’anni fa. «Vennero a chiederle di candidarsi, aveva 48 anni. La votarono tantissime donne: comuniste, democristiane, socialiste. Donne che avevano scelto di sostenere una donna». Era un’Italia che aveva fretta di mettersi alle spalle la tragedia del totalitarismo e per far questo aveva bisogno di dare subito dei segnali alle famiglie e ai giovani dell’epoca. «Tante donne contadine dovevano poter lavorare, così mia nonna decise di introdurre l’asilo per i bambini e i primi bonus per le madri» ricorda Fiorella.
Furono anni durissimi: il fascismo aveva azzerato speranze e possibilità, soprattutto tra i più giovani. «L’esilio per i miei nonni fu una conseguenza e li portò appunto Oltralpe. Anche l’immediato dopoguerra, nonostante le proprietà su cui come famiglia mia nonna poteva contare, fu segnato da momenti altrettanto difficili. Un supporto fondamentale per lei fu il suocero, padre del futuro parlamentare del Pci Ugo Cocci».
L’impegno in politica della «moglie dell’antifascista», così venne chiamata inizialmente Anna, segnò dunque un ulteriore passaggio nella coscienza civile di una comunità e di un territorio che contava su poche centinaia di abitanti, gran parte delle quali dedite all’agricoltura: erano poco più di 600 anime a metà del Novecento, sono circa 500 adesso. «Di quella stagione è necessario ricordare soprattutto il coraggio e la generosità – continua la nipote Fiorella –. A maggior ragione adesso, che le rimozioni storiche proseguono. Servono modelli per le ragazze di oggi, perché i diritti non sono mai acquisiti una volta per tutte».
L’archivio di famiglia, in questo caso, è stato sempre molto ricco e le pronipoti di Anna hanno sempre saputo chi fosse la loro illustre bisnonna. Settant’anni dopo l’elezione della prima donna sindaca d’Italia (così fu cronologicamente, visto che la nomina effettiva risale all’8 aprile successivo) un’immagine ritrae le pronipoti Martina della Corte, figlia di Fiorella, e la cugina Carolina Condemi sorridenti, sotto la galleria dei volti di donne della Costituente, le donne che fecero l’Italia del secondo dopoguerra, in una sala a loro dedicata in modo permanente dall’allora presidente della Camera, Laura Boldrini. «Sono orgogliose di questa nostra storia. Le nostre figlie - conclude Fiorella - hanno voluto conoscere storie di altre donne che furono capaci anch’esse di rinunciare a qualcosa pur di costruire un senso di comunità che univa le persone. Quella sopravvissuta al fascismo era una generazione per cui gli ideali andavano inseguiti, anche a costo di sacrifici e rinunce. Anna Montiroli Coccia fu esule, lottò per la dignità e la libertà che ancora non c’erano: è una situazione che oggi è ancora molto diffusa, basta pensare a tanti rifugiati politici».

© RIPRODUZIONE RISERVATA