Vittorio Occorsio, il magistrato ucciso dai neofascisti: perché non va dimenticato
Contribuì a fare luce sugli anni di Piombo. A cinquant'anni dall'attentato, la Fondazione a lui dedicata lo ricorda in una mostra con materiali e documenti in parte inediti. All'inaugurazione saranno protagonisti i giovani

10 luglio 1976. Il magistrato Vittorio Occorsio, a bordo della sua Fiat 125, è diretto in Tribunale, nel suo ultimo giorno di lavoro prima delle ferie. Roma è invasa da scritte minatorie contro di lui. Ma non ha più la scorta da oltre un mese. All’incrocio con via del Giuba, viene investito da due raffiche di mitra. La prima lo colpisce frontalmente. La seconda, da distanza ravvicinata, mentre tenta di fuggire, lo uccide. Gli inquirenti troveranno volantini siglati da un’intestazione inequivocabile: “Movimento Politico Ordine Nuovo”. È il secondo magistrato a cadere per mano terrorista. Il primo a Roma, vittima di un attentato di matrice neofascista.
A cinquant’anni da quel giorno, la Fondazione Vittorio Occorsio, in collaborazione con gli Archivi di Stato di Roma e di Firenze, ha progettato e realizzato una mostra con materiali e documenti in parte inediti. Sarà presentata domani, 12 marzo, alle 10, nella Sala Alessandrina dell’Archivio di Stato di Roma. E resterà aperta al pubblico fino al prossimo 23 aprile, dal martedì al venerdì dalle 14 alle ore 18, a ingresso gratuito.
Nel corso dell’inaugurazione, porterà la sua testimonianza Susanna Occorsio figlia del magistrato, studentessa liceale all’epoca dell’attentato. Insieme a lei interverrà anche Benedetta Tobagi, scrittrice e storica, figlia di Walter Tobagi, giornalista del Corriere della Sera (ed ex di Avvenire) ucciso dalla “Brigata 28 marzo” il 28 maggio 1980. L’obiettivo, spiegano i promotori, «è fornire un’immagine concreta e viva degli anni 70, periodo segnato da profonde tensioni politiche e istituzionali e da importanti conquiste sociali, ricordando la figura del giudice che pagò con la vita il rifiuto di ogni intimidazione, basando il suo lavoro sulla forza della legge».
Il suo impegno si è intrecciato con alcuni tra i capitoli più bui della storia del nostro Paese. Dal “Piano Solo”, alla Strage di Piazza Fontana e la strategia della tensione, al processo a Ordine Nuovo. Il percorso dell’esposizione racconta in otto tappe la sua attività investigativa con le sentenze, i fascicoli e le requisitorie più note, ricostruendone la biografia attraverso documenti personali e reperti significativi, tra cui la sua toga, i volantini lasciati sul suo corpo con la firma degli assassini e la copia del mitra Ingram utilizzato nell’agguato, la mattina del 10 luglio 1976.
A 50 anni dalla sua morte, sottolinea Antonio Tarasco, direttore generale degli archivi, «siamo lieti di ospitare la mostra per onorare la memoria di un uomo ucciso dall’odio politico per il suo rigoroso servizio reso allo Stato, e per insegnare a costruire una nuova coscienza civile, soprattutto tra i giovani».
E proprio gli studenti saranno protagonisti dell’apertura al pubblico. L’esposizione accoglierà diverse classi partecipanti al progetto promosso dalla Fondazione Occorsio “La Giustizia adotta la Scuola”, affinché, spiegano i promotori, «la mostra non sia solo luogo di ricordo e omaggio, ma spazio di incontro e riflessione per un nuovo patto generazionale a sostegno della legalità».
Il progetto si svolge nell’ambito di un Protocollo d'Intesa sottoscritto con il Ministero dell'Istruzione e del Merito e prevede l’adozione, da parte di un tutor (rappresentante della Magistratura e delle Forze dell’Ordine, economista, giornalista, storico), di una classe o di un gruppo di destinatari, con cui docenti e studenti individuano una storia di vittime della lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata, a partire dagli anni '70 sino al momento attuale, da scoprire ed approfondire. Giunto alla sesta edizione, coinvolge ogni anno oltre 100 istituti in tutte le province d’Italia, più di 8.000 studenti, 200 docenti e vede realizzati più di 250 incontri.
Inoltre, un Hub della Memoria dedicato al magistrato, curato dalla Fondazione, prolungherà nel tempo l’esperienza espositiva, integrando nella dimensione digitale materiali e approfondimenti solo parzialmente visibili nella mostra. Che toccherà successivamente alcune tra le principali città italiane (tra cui Milano, Firenze, Napoli, Palermo e Cagliari) concludendo e culminando nel 2029, centenario della nascita del giudice, il tributo di memoria ad un servitore dello Stato che col suo esempio è più che mai oggi di ispirazione sul presente.
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