Clima, impianti, prezzi: il turismo sulla neve non è più un sistema sostenibile

L'allarme di Legambiente, che in un dossier fotografa un settore che drena ancora il 90% dei fondi pubblici destinati al turismo montano
March 11, 2026
Clima, impianti, prezzi: il turismo sulla neve non è più un sistema sostenibile
Senza neve restano soltanto rottami e desolazione/ Alamy
Ogni cento euro di fondi pubblici destinati al turismo della montagna, novanta vanno a sostenere il “sistema neve”, nonostante da anni ormai, i cambiamenti climatici abbiamo molto ridotto le nevicate, tanto che a farla fa padrone è, ormai, pressoché dappertutto la neve programmata, con importanti ricadute sull'ecosistema delle terre alte. Secondo Legambiente, che presenta il dossier Nevediversa, sarebbe più opportuno impiegare queste risorse nella riconversione degli impianti dismessi - in costante aumento - e alla destagionalizzazione del turismo. A parlare sono i “numeri”: tra Alpi e Appennini, nel 2026 sono saliti a 273 gli impianti sciistici dimessi e a ben 247 il numero degli “edifici sospesi” censiti sino ad oggi. Si tratta di alberghi, residence, strutture turistiche e ricettive, complessi militari o produttivi dismessi o sottoutilizzati.
A questi numeri, il report di Legambiente affianca anche quelli dei 106 impianti sciistici chiusi temporaneamente, i 98 che operano in una condizione mista di “apertura e chiusura”; e poi i 231 impianti che ad oggi sopravvivono grazie ai fondi, i cosiddetti «casi di accanimento terapeutico». Lombardia (63), Abruzzo (47) ed Emilia-Romagna (34) le regioni con più casi. Sono invece 169 i bacini per l’innevamento artificiale censiti nella Penisola, la maggior parte si concentra in Trentino-Alto Adige, Lombardia e Piemonte. Intanto in quota nascono sempre più strutture Luna park della montagna, ossia quelle attrazioni ludiche come piste tubing, bob estivo ecc, spesso integrate ai comprensori sciistici, che secondo Legambiente sono forme di intrattenimento artificiale con impatti non sempre sostenibili sull’ambiente montano. Ventotto quelle censite per la prima volta e inserite come nuova categoria nel report. Di queste la maggior parte si concentra in Lombardia (13 strutture) e in Toscana (7). Di contro, sono appena 37 i casi censiti finora da Legambiente, di impianti sciistici dismessi, smantellati o riutilizzati. Il resto, in condizioni sempre più fatiscenti, resta come monito di un sistema che ormai non è più in grado di reggere ai repentini cambiamenti climatici che, per esempio, hanno accorciato la stagione sciistica tra i 22 e i 34 giorni in meno, rispetto soltanto a 50 anni fa. Anche i dati sul turismo della neve sono col segno meno, complice il rincaro dei prezzi: l’Osservatorio Italiano del Turismo Montano (JFC), ha stimato per la stagione 2025-2026 un calo del 14,5% del numero degli sciatori giornalieri e una flessione del 3,9% del numero degli italiani che soggiornano su Alpi e Appennini, anche se restano comunque tanti, per un volume economico che supera i 12 miliardi di euro, di cui circa 6 miliardi nel settore dell’ospitalità.
In questo contesto, anche gli eventi legati alla neve, come le Olimpiadi invernali, rischiano di subire contraccolpi negativi. In meno di trent’anni, secondo gli ultimi studi scientifici, si perderà l’affidabilità climatica del 44% delle sedi olimpiche. Il dato più critico riguarda i Giochi Paralimpici: programmati solitamente a marzo, vedranno sparire il 76% delle sedi idonee: solo 22 su 93 rimarranno utilizzabili. Per indicare un cambio di rotta possibile, Legambiente lancia il Manifesto della Carovana dell’accoglienza, frutto del confronto con le 300 Bandiere Verdi dell’arco alpino, realtà premiate in questi anni da Legambiente con il vessillo green e che investono su sostenibilità e innovazione rispondendo e adattandosi alla crisi climatica in corso. All’interno del Manifesto, Legambiente sintetizza dieci punti centrali: ogni territorio montano ha le sue eccellenze da valorizzare; ospiti e residenti condividono il piacere dell’incontro nei territori montani; la montagna è un territorio fragile e va rispettato; la lentezza non è una rinuncia, ma una conquista; la montagna ha il diritto di perseguire un futuro sostenibile; un turismo partecipato a servizio della comunità; le montagne sono necessarie; sono spazio di cittadinanza attiva e consapevole; ogni luogo possiede una cultura peculiare; le montagne non dividono ma uniscono. «Servono più azioni di adattamento al clima ma occorre anche orientare politiche e investimenti verso modelli di turismo più sostenibili e resilienti, capaci di ridurre la vulnerabilità dei territori montani e di garantire condizioni di vita sostenibili nel lungo periodo», sottolinea Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente. Mentre  Vanda Bonardo, responsabile Alpi Legambiente, ricorda che «infrastrutture abbandonate e neve artificiale rivelano i limiti di un’illusione collettiva, con ricadute sull’ambiente, sulle comunità e sulle generazioni future».

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