La storia di Michele, morto a 7 anni, e del "bene" nato nel suo nome
di Barbara Sartori, Piacenza
Papà Davide e mamma Adrianna creano l'associazione "Io sempre bene" che dona sollievo ad altri genitori di bambini malati

«Come stai?». «Io sempre bene». Michele Narcisi dall’alto dei suoi sette anni – e con una diagnosi di glioma al quarto stadio – rispondeva così a chiunque gli chiedesse notizie sulla sua salute. Oggi quel manifesto programmatico è diventato il nome dell’associazione che, in suo nome, vuole portare un sorriso, una parola, un abbraccio a chi sta passando attraverso la sofferenza. Di ogni tipo. «Il nostro core business è non lasciare la gente da sola», spiegano papà Davide e mamma Adrianna, lui piacentino di Roveleto di Cadeo, lei polacca di Cracovia conosciuta per “colpa” di una foto in Rete davanti ai monti Tatra.
Davide è un viaggiatore, «anzi, un vagabondo», precisa. Appassionato di escursionismo, nel febbraio 2011 affida ad internet la ricerca della sua prossima meta. Digita: “foto di montagne”. La prima che compare ritrae una ragazza in una località innevata. C’è il link al suo profilo social: è Adrianna Lorenc, per tutti Nanà, insegnante di religione di Cracovia. «Ciao», iniziano a chattare, in inglese. «Dove ti trovavi in questa foto?». «È Zakopane, la Cortina della Polonia, ti ci accompagno». «Ok, prendo il biglietto aereo per il 1° aprile». Vista la data, Nanà pensa a uno scherzo. Invece Davide si presenta davvero. Il 2 vanno al Santuario della Divina Misericordia, poi in montagna. Davide, appena può, torna in Polonia. È chiaro a entrambi che ormai è più di un’amicizia. Quando il nuovo direttore della scuola di Adrianna le comunica che, d’ora innanzi, si sarebbe occupato lui di insegnare religione, lo prende come un segno. Parte, «senza sapere una parola nella vostra lingua». Michele nasce il 4 dicembre 2015. Alla veglia della Pasqua, il 26 marzo 2016, viene battezzato. Il 2 aprile, Davide e Adrianna celebrano il matrimonio religioso, nella festa della Divina Misericordia. Lei ricama per l’altare una tovaglietta con una croce e la scritta “Gesù confido in te”, in polacco e in italiano.
«Andrà tutto bene». La famiglia Narcisi nel gennaio 2022 è in vacanza nel Principato di Monaco. Entrando in una chiesetta, Nanà si imbatte in un’immagine di Carlo Acutis. Ne aveva sentito parlare, ma niente più. Si inginocchia. Mentre è in preghiera avverte, nitida, una voce, nella sua lingua madre: «Andrà tutto bene». È confusa. Cosa deve andare bene? Non c’è nulla di fuori posto nella sua vita. Quella promessa le tornerà in mente a giugno, quando - finita la prima Elementare - parte per Cracovia, per andare a trovare i parenti. Michele viene assalito da un terribile mal di testa. La diagnosi è feroce: glioma cerebrale, un tumore estremamente aggressivo e poco studiato. «Ad oggi, non abbiamo cure. Pochissimi superano l’anno», è il responso. Si tenta il tutto per tutto. Due interventi chirurgici, terapie sperimentali, quattro cicli di chemio, l’ospedale “Gaslini” di Genova che diventa una seconda casa. Michele era nato prematuro, troppo secondo i medici. Eppure, ce l’aveva fatta. La stessa tenacia la testimonia nella malattia. Non perde la voglia di giocare. Scherza perfino – «Dai, fammi vincere, sono immunodepresso», supplica, durante le partite a carte in ospedale – ma non è un ingenuo. «La vita è dura come un cocco», confida al personale sanitario. Muore la domenica della Santissima Trinità, il 4 giugno 2023. Un anno e un giorno dopo la diagnosi: ce l’aveva fatta a battere il record. Nell’ultima sera di lucidità, chiede al papà: «Ma quando andrò in cielo, mi scotterò con il sole?».«
Davide e Nanà hanno allenato lo sguardo a leggere i segni di una vocazione dove altri vedono solo dolore e fatica. Non si sentono forti. Ma sentono di aver ricevuto una missione, insieme a Michele, con la loro storia. E non è un caso – ne sono certi, perché non l’hanno scelta loro – che la presentazione ufficiale dell’associazione “Io sempre bene Odv” sia caduta il 28 febbraio, a quindici anni esatti dal loro primo «ciao» on line. Davide e Adrianna hanno educato Michele a condividere. Non a parole, ma con i fatti, vivendo come famiglia esperienze all’insegna della cultura del dono. L’Avis. L’Azione Cattolica. La parrocchia di Roveleto con la “chiamata” a far parte del gruppo di accompagnamento al lutto, quando Michele ancora era malato, e l’affiancamento alle coppie che chiedono il battesimo per i figli. L’équipe della Pastorale giovanile-vocazionale diocesana. E il “Gaslini”, dove con altre associazioni fanno volontariato in corsia. «Regaliamo il tempo ad una mamma per un caffè, facciamo giocare i bimbi a “Radio fra le note”, l’emittente dell’ospedale, gestita da don Roberto Fiscer. Quel che Michele e noi stessi abbiamo ricevuto, ora cerchiamo di restituirlo». Il sogno a cui stanno lavorando è la “Stanza del Lego”, in uno dei reparti. Le costruzioni erano una grande passione di Michele. Ma anche una metafora della vita. «I mattoncini sono colorati, però ci sono anche quelli neri e grigi dei giorni più difficili. Ma si va avanti, mattoncino dopo mattoncino: insieme si può costruire qualcosa di grande e di bello».
«Non siamo riusciti a salvare fisicamente Michele. Ma è Michele che ha salvato noi, perché attorno a lui si è generato un bene straordinario», aveva detto il loro parroco, don Umberto Ciullo, nell’omelia ai funerali. Quel bene Davide e Nanà continuano a coltivarlo e a condividerlo. L’associazione dà forma giuridica ai loro desideri e permette di allargare il campo d’azione. «La malattia, la morte, sono un tabù, non si sa cosa dire. Ma non c’è bisogno di dire niente. C’è bisogno di esserci: un abbraccio, un piccolo gesto. Quando Michele è morto, abbiamo perso degli amici, ma ne abbiamo conosciuti tanti altri grazie a lui e parlando di lui». «Il dolore rimane, non lo abbiamo seppellito con Michele – continuano – però vogliamo trasformarlo in qualcosa di buono, in sostegno per gli altri. Michele ha lottato fino all’ultimo, non possiamo deluderlo».
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