Le “Messe con aperitivo” alla fiera della Birra di Rimini. E la Diocesi protesta

di Paolo Guiducci, Rimini
Il caso alla Beer&Food Attraction della città romagnola, principale rassegna nazionale del settore. «Banalizzato e svilito un sacramento che per milioni di persone è segno vivo della presenza del Signore»
February 17, 2026
Le “Messe con aperitivo” alla fiera della Birra di Rimini. E la Diocesi protesta
Uno stand in Fiera a Rimini allestito come una chiesa. Ragazzi che indossano il saio francescano mentre armeggiano tra gli aperitivi e finte religiose che distribuiscono “finte particole” intinte nella bevanda alcolica come una “finta comunione”, invitando ad una “messa” pomeridiana con brindisi.
La trovata commerciale di un’azienda lombarda di bitter che ha scelto di riprodurre l’interno di una chiesa come scenografia del proprio spazio espositivo, ha immediatamente superato i padiglioni della Fiera, dov’è in corso la manifestazione Beer&Food Attraction, la principale rassegna nazionale del settore, e raggiunto il cuore della città. Ed ora sta facendo discutere.
La segnalazione, partita da Andrea Pari, consigliere della Lega a Rimini, attraverso la stampa locale, in poche ore ha generato forti prese di posizione, amplificando un malessere che covava già tra diversi visitatori. Tra banconi e calici, la ricostruzione comprendeva navata, altare e figuranti – maschili e femminili – in abito religioso. Alcune giovani vestite da suore offrivano ai visitatori ostie non consacrate, presentate come “comunione’” mentre nel programma dello stand – gentilmente distribuito ai visitatori dalle giovani finte religiose – compariva anche una “messa con aperitivo”.
Dispiaciuta per quanto accaduto, la Diocesi di Rimini è intervenuta con una nota ufficiale, espresso «rammarico e ferma deplorazione» per quella che definisce una «iniziativa di pessimo gusto, oggettivamente lesiva del sentimento religioso di molti fedeli».
Pur riconoscendo «la libertà di espressione e dell’iniziativa economica», la Curia osserva che quanto proposto «travalica il legittimo ambito della creatività commerciale». Nel mirino non c’è soltanto l’estetica discutibile della trovata, ma il suo significato simbolico. «L’Eucaristia rappresenta per i cattolici il cuore della fede e della vita ecclesiale», si legge nel comunicato. «Ridurla a espediente scenografico o strumento promozionale significa – prosegue la Diocesi – banalizzare e svilire un sacramento che per milioni di persone è segno vivo della presenza del Signore».
Parole che pesano, in una città dove la Fiera è motore economico e luogo di incontro internazionale. La Diocesi non chiede censure, ma richiama alla responsabilità: invita gli organizzatori a «vigilare con attenzione sui contenuti e sulle modalità delle iniziative ospitate», affinché non si ripetano episodi capaci di «ferire la sensibilità di tanti cittadini».
Il punto, al di là del singolo stand, è il confine tra provocazione e rispetto. In un tempo in cui tutto può diventare format, anche il sacro rischia di essere ridotto a scenografia. Ma quando l’altare diventa bancone e la comunione un gadget, la linea dell’ironia si è già spezzata.
L’azienda in serata ha espresso «rammarico» per avere urtato «la sensibilità di alcune persone». Ha spiegato di avere già «avviato una revisione interna delle linee guida creative e delle modalità di attivazione promozionale negli eventi pubblici, affinché le future iniziative tengano conto non solo dell'efficacia comunicativa ma anche del contesto culturale e della sensibilità del pubblico».

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