L'Italia al Board of peace, giusto o sbagliato? L'abbiamo chiesto a due esperti
La decisione del governo di partecipare alla riunione di Washington del Board of peace infiamma il dibattito politico. Le opinioni (opposte) del professore Marco Mascia dell'Università di Padova e del generale Giorgio Battisti il diritto internazionale e la nostra Costituzione, che ci vieta di partecipare anche da osservatori»

La presenza dell’Italia al debutto del Board of Peace promosso da Donald Trump, giovedì a Washington, non avverrà al livello più alto. Giorgia Meloni, che pure aveva valutato l’ipotesi di partecipare in prima persona, ha infine deciso di non esserci, nonostante l’investimento politico e simbolico costruito negli ultimi mesi nel rapporto diretto con l’ex presidente americano. A rappresentare Roma sarà il ministro degli Esteri Antonio Tajani: una scelta che arriva dopo l’ipotesi, scartata, di inviare un diplomatico di alto rango e dopo il forfait dell’altro leader europeo rimasto a lungo in bilico, il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Tajani, intanto, ha già assunto un ruolo attivo nel difendere la decisione del governo, rivendicando la necessità della presenza italiana e portando il confronto anche in Parlamento. Un passaggio tutt’altro che neutro: le opposizioni hanno reagito compatte e la risoluzione unitaria annunciata ha raccolto un consenso trasversale nel campo progressista, da Azione ad Alleanza Verdi e Sinistra, in una convergenza che non si vedeva da mesi. Su questo snodo abbiamo raccolto le valutazioni di due esperti di diritto internazionale, il generale Giorgio Battisti, presidente della commissione militare del Comitato atlantico italiano, e Marco Mascia, professore di Diritti umani, democrazia e pace all’Università di Padova. Le loro letture divergono in modo netto.
Il professor Mascia: «Un ente eversivo. L'Italia ne stia fuori»

«L’Italia deve scegliere da che parte stare, non si può essere contemporaneamente in un’organizzazione eversiva del diritto internazionale come il Board of Peace e nelle Nazioni Unite». Marco Mascia, presidente del Centro per i diritti umani “Antonio Papisca” e professore di Diritti umani, democrazia e pace all’università di Padova, si è discusso molto sul Board of Peace.
La scelta di partecipare come Paese osservatore mette al riparo da possibili contrasti con la Costituzione?
Non direi proprio. L’articolo 11 della Costituzione consente sì alle “limitazioni di sovranità” del nostro Paese ma solo “in condizioni di parità con gli altri Stati” e per promuovere “un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni”. Nello statuto del Board of Peace abbiamo invece una struttura autocratica con un individuo sovraordinato, Donald Trump, che può ammettere o espellere a piacimento i partecipanti. Ma soprattutto questo organismo non promuove in alcun modo gli obiettivi previsti dalla nostra Costituzione. E inoltre la costituzione del Board of Peace viola lo statuto delle Nazioni Unite.
Non direi proprio. L’articolo 11 della Costituzione consente sì alle “limitazioni di sovranità” del nostro Paese ma solo “in condizioni di parità con gli altri Stati” e per promuovere “un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni”. Nello statuto del Board of Peace abbiamo invece una struttura autocratica con un individuo sovraordinato, Donald Trump, che può ammettere o espellere a piacimento i partecipanti. Ma soprattutto questo organismo non promuove in alcun modo gli obiettivi previsti dalla nostra Costituzione. E inoltre la costituzione del Board of Peace viola lo statuto delle Nazioni Unite.
In che modo?
La Risoluzione 2803/2025, adottata a novembre dal Consiglio di sicurezza dell’Onu per incaricare il Board of Peace di mettere fine alla guerra di Gaza, viola i fini e i principi sanciti dagli articoli 1, 2, 24, 52, 54 della Carta delle Nazioni Unite. Si calpesta infatti il diritto internazionale dei diritti umani ma anche quello all’autodeterminazione del popolo palestinese.
La Risoluzione 2803/2025, adottata a novembre dal Consiglio di sicurezza dell’Onu per incaricare il Board of Peace di mettere fine alla guerra di Gaza, viola i fini e i principi sanciti dagli articoli 1, 2, 24, 52, 54 della Carta delle Nazioni Unite. Si calpesta infatti il diritto internazionale dei diritti umani ma anche quello all’autodeterminazione del popolo palestinese.
Questo perché nel Board of Peace non ci sono esponenti palestinesi?
Non solo. La risoluzione Onu 2803/2025 punta nei fatti a mantenere l’attuale regime di pulizia etnica con intento genocidiario messo in piedi dal governo israeliano. Le continue uccisioni di palestinesi a Gaza, in Cisgiordania a Gerusalemme Est, le restrizioni agli aiuti umanitari ancora in corso, tutte questioni fuori dal Board of Peace, confermano che questo organismo non è nato per alleviare la sofferenza del popolo palestinese.
Non solo. La risoluzione Onu 2803/2025 punta nei fatti a mantenere l’attuale regime di pulizia etnica con intento genocidiario messo in piedi dal governo israeliano. Le continue uccisioni di palestinesi a Gaza, in Cisgiordania a Gerusalemme Est, le restrizioni agli aiuti umanitari ancora in corso, tutte questioni fuori dal Board of Peace, confermano che questo organismo non è nato per alleviare la sofferenza del popolo palestinese.
Questa può essere l’ultima picconata all’Onu e al multilateralismo?
Sì, il Board of Peace in questo senso si configura come un’associazione eversiva. È un colpo di stato internazionale con cui si passa definitivamente dalla forza del diritto al diritto della forza, si torna a una logica imperiale. Chi deve garantire pace, sicurezza e rispetto del diritto internazionale: il Board of Peace o l’Onu? I due organismi rispondono a visioni opposte dell'ordine globale.
Sì, il Board of Peace in questo senso si configura come un’associazione eversiva. È un colpo di stato internazionale con cui si passa definitivamente dalla forza del diritto al diritto della forza, si torna a una logica imperiale. Chi deve garantire pace, sicurezza e rispetto del diritto internazionale: il Board of Peace o l’Onu? I due organismi rispondono a visioni opposte dell'ordine globale.
Quindi secondo lei l’Italia non può stare in entrambe.
L’Italia deve prendere una posizione chiara, di qua o di là. Così come lo deve fare l’Unione Europea che invece si presenta divisa. Hanno aderito la Bulgaria e la Ungheria, mentre Italia, Romania, Grecia e Cipro saranno osservatori. La Francia ha escluso l’ingresso, altri Stati tentennano, i Baltici non sono stati invitati. Si tratta di un ennesimo tentativo di dividere l’Unione europea. Non a caso, Russia e Cina si sono astenute a novembre nel voto sulla risoluzione Onu.
L’Italia deve prendere una posizione chiara, di qua o di là. Così come lo deve fare l’Unione Europea che invece si presenta divisa. Hanno aderito la Bulgaria e la Ungheria, mentre Italia, Romania, Grecia e Cipro saranno osservatori. La Francia ha escluso l’ingresso, altri Stati tentennano, i Baltici non sono stati invitati. Si tratta di un ennesimo tentativo di dividere l’Unione europea. Non a caso, Russia e Cina si sono astenute a novembre nel voto sulla risoluzione Onu.
Quali sono le possibili contromisure allora?
Occorre una presa di posizione netta delle opposizioni in Parlamento a favore del potenziamento e della democratizzazione dell'Onu e a difesa della Corte penale internazionale. La società civile si sta interrogando molto: lo testimoniano i tanti incontri nelle parrocchie, nei centri culturali, nel mondo dell’associazionismo a cui mi capita a volte di partecipare. Il 19 febbraio partirà da Napoli il Giro d’Italia per la Pace, con tappe in ogni città.
Occorre una presa di posizione netta delle opposizioni in Parlamento a favore del potenziamento e della democratizzazione dell'Onu e a difesa della Corte penale internazionale. La società civile si sta interrogando molto: lo testimoniano i tanti incontri nelle parrocchie, nei centri culturali, nel mondo dell’associazionismo a cui mi capita a volte di partecipare. Il 19 febbraio partirà da Napoli il Giro d’Italia per la Pace, con tappe in ogni città.
Il generale Battisti: «È utile sapere che cosa succede lì»

«In questo momento è importante partecipare al Board of Peace, anche solo come osservatori, soprattutto per tutelare i nostri connazionali in Medio Oriente. Poi si vedrà quali saranno gli scenari futuri».
Generale Giorgio Battisti, presidente della commissione militare del Comitato atlantico italiano, cosa comporta per l’Italia entrare nel Board of Peace come osservatore?
Significa poter ascoltare ma non intervenire e ovviamente non si ha alcuna capacità decisionale. Potrà accadere poi che ci saranno aspetti molto riservati rispetto ai quali gli osservatori saranno esclusi.
Significa poter ascoltare ma non intervenire e ovviamente non si ha alcuna capacità decisionale. Potrà accadere poi che ci saranno aspetti molto riservati rispetto ai quali gli osservatori saranno esclusi.
E allora che senso ha farne parte?
In tutto il Medio Oriente, ma soprattutto tra Israele, Palestina e Gaza, abbiamo tanti italiani che operano nelle associazioni umanitarie. Abbiamo forze dell’ordine in Cisgiordania e a Rafah, al confine con l’Egitto. Abbiamo periodicamente dei bambini con problemi sanitari che arrivano in Italia. Per questo è importante sapere in che direzione va il Board of Peace.
In tutto il Medio Oriente, ma soprattutto tra Israele, Palestina e Gaza, abbiamo tanti italiani che operano nelle associazioni umanitarie. Abbiamo forze dell’ordine in Cisgiordania e a Rafah, al confine con l’Egitto. Abbiamo periodicamente dei bambini con problemi sanitari che arrivano in Italia. Per questo è importante sapere in che direzione va il Board of Peace.
Può essere però una picconata all’Onu e alle organizzazioni internazionali così come le conosciamo oggi?
Questo lo ha detto lo stesso Donald Trump, spiegando che l’obiettivo del Board of Peace è mettere le basi per un’organizzazione che si collochi in modo parallelo alle Nazioni Unite.
Questo lo ha detto lo stesso Donald Trump, spiegando che l’obiettivo del Board of Peace è mettere le basi per un’organizzazione che si collochi in modo parallelo alle Nazioni Unite.
Oggi però a Gaza si parla più di resort di lusso che di progetti per la popolazione palestinese.
Leggevo una stima statunitense secondo cui a Gaza ci sono 50 milioni di tonnellate di macerie da sgomberare. Sotto queste macerie ci sono ordigni inesplosi, ci saranno molti cadaveri, prodotti chimici. Quindi prima di sgomberare occorrerà bonificare. Ci vorranno anni solo per togliere le macerie.
Leggevo una stima statunitense secondo cui a Gaza ci sono 50 milioni di tonnellate di macerie da sgomberare. Sotto queste macerie ci sono ordigni inesplosi, ci saranno molti cadaveri, prodotti chimici. Quindi prima di sgomberare occorrerà bonificare. Ci vorranno anni solo per togliere le macerie.
Al di là della Commissione, l’Italia è certamente il Paese europeo più rappresentativo in veste di osservatore, dato che non ci saranno, ad esempio, Spagna o Francia. Cosa ha in comune il nostro Paese con Bulgaria, Kosovo, Romania e Ungheria, tra gli altri?
Gli altri osservatori, così come l’Italia, sono interessati a capire in cosa consiste questa organizzazione. Visto che molti Paesi hanno già detto che non parteciperanno, occorrerà, come detto, vedere gli sviluppi futuri.
Gli altri osservatori, così come l’Italia, sono interessati a capire in cosa consiste questa organizzazione. Visto che molti Paesi hanno già detto che non parteciperanno, occorrerà, come detto, vedere gli sviluppi futuri.
Nella sua esperienza, le è mai capitato un periodo così complicato dal punto di vista geopolitico?
Dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 negli Stati Uniti, quando il mondo occidentale rimase sconvolto. In quel periodo l’incertezza su come reagire era tanta. E in quei giorni abbiamo scoperto in modo concreto il terrorismo islamista.
Dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 negli Stati Uniti, quando il mondo occidentale rimase sconvolto. In quel periodo l’incertezza su come reagire era tanta. E in quei giorni abbiamo scoperto in modo concreto il terrorismo islamista.
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