La nuova stretta sulla sicurezza: norme anti violenze nelle manifestazioni e "blocco navale" per i migranti

L’annuncio del ministro Piantedosi alla Camera. In arrivo un decreto e un ddl. Nelle bozze visionate da Avvenire, il divieto di vendita di coltelli ai minori. E altre misure rigide: condanna per chi non si ferma all’alt, perquisizioni sul posto nei cortei e possibili fermi
January 14, 2026
La nuova stretta sulla sicurezza: norme anti violenze nelle manifestazioni e "blocco navale" per i migranti
Le prime pagine dei nuovi testi sulla sicurezza
A dare l’annuncio è direttamente il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi: «Porteremo a breve in Parlamento un pacchetto di norme - dice alla Camera in risposta a un’interrogazione del Pd -. Sarà un banco di prova per capire a chi davvero interessa collaborare per la sicurezza dei cittadini». Dopo giorni di trattative della Lega con le altre forze di centrodestra, una mediazione c’è. Il giro di vite del Viminale si articola in due testi, le cui bozze sono state visionate da Avvenire in anteprima: un ddl e un decreto legge, già trasmessi martedì sera a Palazzo Chigi.
Furti, norme antimaranza
e divieto di “lame”
La bozza del ddl, che dovrà affrontare l’iter in Parlamento, conta «tre capi» (Sicurezza pubblica, immigrazione e protezione internazionale e funzionalità delle Forze di polizia e del Ministero interno) e 40 articoli. Contiene modifiche al Codice penale: dalla reintroduzione della procedibilità d’ufficio per il reato di furto aggravato all’inasprimento delle pene per il furto in abitazione (per il quale si potrà procedere anche ad «arresto in flagraza differita») o «con strappo», ossia per gli scippi. C’è poi un capitolo di «prevenzione della violenza giovanile», che amplia il «catalogo dei reati» ad ammonimento del Questore nei confronti «di minorenni dai 12 ai 14 anni» con l’introduzione delle ipotesi di «lesione personale, rissa, violenza privata e minaccia» se commessi con l’uso di armi. Per «rafforzare l’azione educativa e di controllo» di genitori e altri adulti, si potranno irrogare sanzioni fino a mille euro a chi non dimostri di non aver potuto impedire il fatto (anche in casi di cyberbullismo o atti persecutori). Inoltre, per arginare la diffusione delle “lame” usate in diversi di cronaca, si sostituisce la contravvenzione col divieto assoluto di vendita a minori e soprattutto di porto «di strumenti con lama flessibile, acuminata e tagliente» superiore «a 5 centimetri, a scatto o a farfalla» e di «facile occultamento», nonché di coltelli più lunghi di 8 centimetri, se non per giustificato motivo, con pene fino a 3 anni e aggravanti se avviene vicino a banche, scuole, parchi, stazioni ferroviarie e metropolitane. Per il minore può scattare l’arresto «facoltativo» in flagranza (con misura cautelare). E chi dovesse vendere lame agli under 18, anche via web, rischia multe fino a 12mila euro e la revoca della licenza.
Stretta su ordine pubblico
Se da un lato il mancato preavviso di sit in e cortei viene depenalizzato, dall’altro le sanzioni arrivano a 20mila euro. Il Divieto di accesso ai centri urbani (Dacur) viene esteso a denunciati o condannati non definitivi per taluni reati commessi nel manifestare. Per chi compie danneggiamenti durante cortei sarà possibile l’arresto differito. Non solo: gli agenti potranno «in casi di eccezionale gravità» procedere «alla perquisizione sul posto». Perquisizioni che potranno essere effettuate pure fra le 23 e le 4, in caso di operazioni preventive. Inoltre, si potranno «accompagnare nei propri uffici, e ivi trattenerle per non oltre 12 ore, per gli accertamenti di polizia, persone sospettate di costituire un pericolo per il pacifico svolgimento» dell’evento. Chi non si ferma all’alt a un posto di blocco rischia fino a 5 anni. E nasce il divieto «di partecipazione a riunioni o ad assembramenti in luogo pubblico», disposto dal giudice, per chi è condannato anche non definitivo per violenze a persone o cose in quei contesti. Di converso, vengono aumentate le tutele per le forze dell’ordine e introdotta la «non iscrizione nel registro delle notizie di reato in presenza» di «giustificazione» (come «legittima difesa, adempimento di un dovere, uso legittimo delle armi, stato di necessità»). Una aggravante è introdotta «per delitti non colposi commessi contro giornalisti iscritti all’albo» o anche direttori non iscritti di testate, durante «lo svolgimento delle proprie funzioni o a causa di esse».
Un “blocco navale”?
Spunta poi l’«interdizione di durata non superiore a trenta giorni» disposta dal Cdm su proposta del ministro dell’Interno, ma prorogabile fino a un massimo di sei mesi, a carico di precise imbarcazioni, «dell’attraversamento del limite delle acque territoriali, nei casi di minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza», come atti di terrorismo o «pressione migratoria eccezionale». E i migranti «eventualmente a bordo di imbarcazioni sottoposte a interdizione» possono essere condotti in Paesi terzi diversi da quello di provenienza, con cui l’Italia ha accordi (come l’Albania). E aumentano i reati per cui il giudice può disporre l’espulsione. Inoltre, viene delimitata la possibilità dei magistrati di sindacare sulla convalida delle espulsioni «al fine di evitare distorsioni interpretativo-applicative». In più, da un lato si ampliano le categorie di cittadini stranieri legittimati a richiedere il ricongiungimento dei familiari, ma dall’altro si restringono le categorie di parenti per cui si potrà chiedere. Ancora, scende a 19 anni l’età dei minori ai quali spettano percorsi di accoglienza. Si anticipa l’introduzione del concetto di «Paese terzo sicuro», disciplinato dal Regolamento dell’Ue che entrerà in vigore nel giugno 2026. E si precisano, restringendoli, i parametri di applicazione delle norme Cedu.
Il decreto legge su “zone rosse” urbane e forze di Ps
Il pacchetto si completa con un decreto (che entrerà in vigore, per 60 giorni) con norme sulla sicurezza urbana e sull’ordine pubblico, ma anche procedure per i concorsi nelle forze dell’ordine (servirà la laurea per fare l’ispettore). Anche qui, le novità sono rilevanti: i prefetti potranno istituire “zone rosse” caratterizzate da «gravi e ripetuti episodi di illegalità». E aumenteranno i sistemi di videosorveglianza, oltre al riconoscimento biometrico per gli ultras violenti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA