Incidenti in montagna: 2025 anno nero
Il Soccorso alpino ha superato i 13mila interventi: il dato più alto di sempre (con 528 morti, +13%). «Scarsa preparazione e sottovalutazione dei rischi»

Sono sempre di più le persone che frequentano la montagna e, di conseguenza, aumentano anche gli incidenti. Il numero più alto di missioni di soccorso, oltre 13mila, si è verificato proprio nel 2025, anno caratterizzato anche da un notevole incremento delle vittime. Sono le principali evidenze del report annuale del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico, che rappresenta anche le principali cause degli interventi.
Dunque, nell'anno che ci siamo lasciati alle spalle, i circa 7mila tecnici, altamente specializzati, del Cnsas, hanno svolto 13.037 missioni di soccorso, il numero più alto di sempre. Rispetto al 2024, quando le missioni furono 12.063, c'è stato un incremento dell'8%, che «conferma una crescita costante della pressione sul sistema di soccorso in montagna e negli ambienti impervi», si legge in una nota. Le attività hanno richiesto un impegno complessivo di 204.996 ore/uomo, per un totale di 35.080 giornate/uomo, con il coinvolgimento di 46.927 soccorritori, a fronte di un organico complessivo. appunto, di circa 7mila tecnici. Per quanto riguarda lo stato fisico delle persone soccorse, i decessi sono stati 528, in aumento del 13% rispetto alle 466 vittime del 2024 e alle 491 del 2023. Il 2025 ha, insomma, segnato una preoccupante inversione del trend osservato negli ultimi anni.
Interessante analizzare le cause degli interventi. Tra le principali, al primo posto troviamo la caduta o scivolata (45%), seguita da malore (14%) e da incapacità durante l'attività (8,1%). «Il dato sulle cadute, che rappresentano quasi la metà degli interventi, conferma come la scarsa preparazione tecnica e la sottovalutazione dei rischi restino tra i principali fattori di incidente», si legge nel report del Soccorso alpino. Le principali attività coinvolte sono l'escursionismo (43,6% degli interventi), mountain bike (7,6%), sci (7,4%), alpinismo (5,2%) e ricerca funghi (3,2%). «In particolare - osserva il Cnsas - continua a crescere il peso di attività “accessibili” come escursionismo e bike, che attirano un numero sempre maggiore di praticanti anche poco esperti». E ignari del fatto che la montagna non è un parco giochi. Non a caso, proprio sui mezzi del Soccorso alpino è scritto “Soccorso sanitario in ambiente ostile”.
Infine, agosto, con il 17,9% di interventi complessivi, è il mese dell'anno che fa registrare il maggior numero di richieste di soccorso. Seguono luglio (13,6%) e settembre (11,4%).
Notevole importanza per l'attività di ricerca delle squadre di soccorso, è ricoperta dall'app GeoResQ, utile per la geolocalizzazione degli infortunati. Le centrali operative hanno gestito 354 eventi, migliorando rapidità ed efficacia dei soccorsi grazie a coordinate Gps precise. Aumenta anche la diffusione: +55mila nuovi utenti, per un totale di 256mila utenti attivi. Il progetto è supportato dal Dipartimento nazionale della Protezione Civile, «a conferma del suo valore strategico nella gestione delle emergenze e nella prevenzione del rischio», si legge ancora nel report del Cnsas.
«Il quadro complessivo conferma una pressione crescente sul sistema di soccorso e rafforza la necessità di investire in prevenzione, sensibilizzazione e formazione - conclude il report -. Il Cnsas rinnova quindi l’invito a frequentare la montagna con consapevolezza, preparazione e prudenza, ricordando che la sicurezza passa anche dalla capacità di rinunciare quando le condizioni non sono adeguate».
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