Per i giudici, Inter e Milan hanno pilotato l’iter di vendita di San Siro

Perquisizioni della Guardia di finanza, 9 indagati: secondo la procura l’avviso pubblico sarebbe stato modellato sugli interessi dei due club al fine di impedire progetti alternativi. Il sindaco Sala: «Abbiamo agito per il bene collettivo»
April 1, 2026
Per i giudici, Inter e Milan hanno pilotato l’iter di vendita di San Siro
Lo stadio di San Siro, al centro dell’inchiesta sulla cessione
Milan e Inter avrebbero pilotato la vendita dello stadio di San Siro, che ha fruttato 197 milioni di euro al Comune di Milano, mettendo fuorigioco possibili avversari prima ancora del calcio d’inizio. Una partita vinta senza rispettare le regole, anzi contribuendo a scriverle per essere sicuri di vincere.
L’accusa della procura di Milano, che procede per turbativa d’asta e rivelazione di segreti d’ufficio, emerge dal decreto di perquisizione firmato ieri dal gip Roberto Crepaldi per permettere alla Gdf di pescare nuove fonti di prova nella marea di messaggi whatsapp, mail e altre comunicazioni scambiati tra dirigenti comunali e manager dei due club.
Nove finora gli indagati nella nuova inchiesta che dà un altro scossone al panorama imprenditoriale e politico meneghino. I nomi sono illustri: tra gli altri spiccano il direttore generale del Comune Christian Malangone e gli ex assessori comunali Giancarlo Tancredi e Ada De Cesaris, già indagati nella maxi indagine sulla gestione del settore urbanistico della metropoli, nonché gli ex manager nerazzurri Mark Van Huuksloot e Alessandro Antonello. Gli altri indagati sono Fabrizio Grena (consulente Inter), Marta Spaini e Giuseppe Bonomi (consulenti Milan) e Simona Collarini (dirigente comunale). In sostanza, tra il 2017 e il 2025, attraverso “accordi informali e collusioni tra loro”, nel contesto del procedimento amministrativo diretto alla alienazione e valorizzazione della Grande Funzione Urbana (Gfu) San Siro, gli indagati avrebbero fatto squadra per addomesticare l’avviso pubblico emesso dal Comune per individuare eventuali manifestazioni di interesse da parte di altre cordate. Va detto che la legge stadi, come rimarca in una nota il Comune, prevedono “interlocuzioni preliminari” con i club, ma per chi indaga si sarebbe andati oltre, scegliendo questo strumento normativo per sfruttarlo a proprio vantaggio.
Secondo la procura, pubblico e privati avrebbero infatti “concertato” i dettagli della cessione dell’area, con la conseguenza di far andare deserta la gara, ricalcata com’era sulle caratteristiche gradite a Inter e Milan, che altri evidentemente non avrebbero trovato convenienti. In particolare, l’avviso prevedeva non solo l’alienazione dell’impianto ma dell’intera area circostante, “in conformità – scrive il gip riprendendo le ipotesi dei pm - alle richieste delle società per giungere alla compravendita e consentire lo sfruttamento commerciale ed edilizio del territorio”. Insomma, l’interesse pubblico piegato a quello privato, che suggeriva e aggiustava di volta in volta i vari passaggi amministrativi, con l’obiettivo di scongiurare il rischio che qualcuno presentasse progetti alternativi a quello rossonerazzurro. Non solo, il sodalizio aveva deciso che la procedura di vendita dovesse concludersi entro il 10 novembre 2025, allo scopo di neutralizzare il vincolo legale e di interesse pubblico riconosciuto dal Ministero della Cultura sullo stadio, che avrebbe reso l’operazione non più di interesse per le squadre.
Il fatto che si stesse ponendo in secondo piano il bene dei milanesi, secondo gli investigatori, “trova inedito riscontro” anche in una sorta di “avvertimento” che il sindaco Giuseppe Sala aveva ricevuto dall’architetto Stefano Boeri, nel settembre 2019. In una chat il primo cittadino era stato messo in guardia dal professionista “proprio sul tema Stadio” ed era stato invitato a fare “attenzione perché gli interessi privati non prevalessero su quelli collettivi”. Constatando che il suo progetto di uno “stadio-bosco” non era stato apprezzato, Boeri metteva in guardia così l’amico sindaco: “Beppe per me il caso è chiuso, perdere concorsi è del tutto normale ... ma ti segnalo che qui la cosa è diversa”, alludendo all’opacità della vicenda. Sala ha fatto catenaccio: “Al momento non abbiamo sufficienti elementi conoscitivi se non quelli che stiamo apprendendo dai media”. Salvo chiarire che “non c’è il minimo riferimento a ipotesi corruttive” e sottolineare come “gli uffici abbiano operato in buona fede e per il bene di Milano”. Per dribblare l’imbarazzo, ieri il Comune ha comunque rinviato a “data da destinarsi” la conferenza stampa per la fine dei lavori di restauro di Palazzo Marino.
La preoccupazione è palpabile, al di là delle dichiarazioni di facciata, perché le indagini sembrano solo all’inizio. Per meglio mettere a fuoco il quadro indiziario, infatti, la procura ha fornito 150 parole chiave da inserire nelle ricerche su smartphone e altri dispositivi elettronici sequestrati, tra cui “Marotta Giuseppe” e “Scaroni Paolo”, ossia i nomi dei due presidenti rispettivamente di Inter e Milan (non risultano indagati negli atti). Nell’elenco si possono leggere anche “Oaktree”, ossia il fondo americano che nel 2024 è divenuto proprietario dell’Inter e “Redbird”, l’altro fondo statunitense che nel 2022 ha comprato il Milan, nonché “Gerry Cardinale”, proprietario del club rossonero e “Steven Zhang”, ex presidente nerazzurro (anche loro non indagati) .
Le “collusioni” tra i dirigenti comunali, i manager e i consulenti dei club sarebbero “consistite in costanti interlocuzioni informali e scambi di informazioni non trasparenti e indebiti, documentazione e bozze delle deliberazioni comunali emesse nel corso del procedimento”. Relazioni pericolose documentate da un “febbrile contatto via WhatsApp” e incontri lontani “dagli uffici comunali o societari di mattina presto, con la raccomandazione” di non fare “troppa scena”. Un dialogo sotterraneo finalizzato a impedire che altri entrassero in campo, restando di fatto l’unico soggetto offerente. Operazione riuscita, che però adesso è al vaglio del “Var” della procura.

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