Perché su Sigonella la linea del governo resta ancora da capire
È chiaro il no all'utilizzo della base siciliana per il decollo o il transito di velivoli destinati alla guerra, ma se arrivassero ulteriori richieste dagli Usa cosa farebbe l'Italia? Deciderà il Parlamento, come promesso dalla premier, anche se sarà l'esecutivo a dare la linea. Nel frattempo, per la prima volta Meloni pare essersi smarcata da Trump

Il precedente del 1985 è celebre e iconico, impossibile perciò non citarlo. Ma è ineccepibile la considerazione della senatrice Stefania Craxi, capogruppo di Forza Italia e figlia di Bettino, il presidente del Consiglio socialista che nell’ottobre di 41 anni fa non esitò a far circondare i militari americani dai nostri carabinieri con i mitra spianati: «Le due vicende non sono comparabili». Allora, infatti, non era in discussione l’utilizzo della base di Sigonella da parte degli americani, ma il loro diritto ad arrestare, sul territorio italiano, un commando di terroristi palestinesi. Stavolta ciò che è stato negato è proprio l’utilizzo della base come scalo per i bombardieri Usa diretti verso il teatro del conflitto mediorientale.
E qui entra in gioco un aggettivo che ricorda le lezioni di fisica: “cinetico”. Il 5 marzo scorso il ministro della Difesa Guido Crosetto, nelle sue comunicazioni alle Camere, ha ricordato che negli accordi con l’alleato d’oltreoceano (per altro in buona parte coperti da segreto di Stato) «sono autorizzate le attività relative a operazioni della Nato e quelle addestrative e di supporto non cinetiche». Tradotto: operazioni logistiche e di addestramento, non decollo o transito di velivoli destinati al combattimento.
Il Governo, quindi, ha fatto ciò che aveva annunciato, nel rispetto di questa regola. Resta da capire se ciò sia dovuto alla sorpresa per una richiesta non prevista o sia un primo, vero segnale di smarcamento da Trump. Che cosa accadrebbe se da Washington arrivasse una richiesta formale di uso delle basi in Italia per scopi che oltrepassino quei paletti? Visti i rapporti solidi tra Palazzo Chigi e la Casa Bianca, Giorgia Meloni si troverebbe di fronte a una scelta complicata, assai più di quella compiuta da partner Ue come la Spagna del socialista Sanchez e la Francia del liberale Macron. La stessa premier ha assicurato che ogni decisione del genere sarebbe sottoposta al vaglio del Parlamento. Precisazione importante, anche se sarà comunque l’esecutivo a indicare la linea alla maggioranza. E converrebbe definirla subito.
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