Il mancato avviso degli Usa, il no di Crosetto, la nota di Meloni: Sigonella è un caso aperto
I caccia americani (già in volo) chiedono di atterrare in Sicilia per poi raggiungere il Medio Oriente. La richiesta però è per operazioni militari fuori dagli accordi e il titolare della Difesa dice no

Roma nega l’uso della base di Sigonella agli aerei americani. Ma al netto di qualche scomposta rievocazione del precedente craxiano del 1985, è la gestione della notizia a dare movimento alla giornata politica.
Il fatto, in sé, è piuttosto lineare. Venerdì il capo di Stato maggiore dell’Aeronautica Antonio Conserva informa il suo superiore Luigi Portolano, capo di Stato maggiore della Difesa, che alcuni asset aerei statunitensi sono in volo verso la Sicilia per poi proseguire in Medio Oriente. La richiesta è quella di atterrare nell’aeroporto militare Cosimo Di Palma, sede della base. Ma arriva quando i caccia Usa sono già nei cieli: nessuno ha informato preventivamente i vertici militari italiani, tanto meno il Governo. Crosetto quindi, preso atto che non si tratta di voli logistici o comunque impegnati in operazioni previste dai trattati sull’utilizzo delle strutture Nato in Italia, dice no. Ovviamente di concerto con Palazzo Chigi.
Tutti plaudono alla decisione. La maggioranza in primis. «L'Italia non è in guerra con l'Iran e non vuole entrarci», argomenta Maurizio Lupi di Noi moderati. «Il Governo è stato coerente e serio nel rispetto dei trattati», gli fa eco Raffaele Nevi di FI. Anche le opposizioni approvano. Il leader di Azione Carlo Calenda, in particolare, e il Pd, che però chiede a Giorgia Meloni di riferire. Persino Angelo Bonelli di Avs parla di «fatto positivo», pur denunciando «l’ipocrisia» dell’esecutivo nel continuare a offrire supporto logistico agli Usa.
A quel punto, sorpresa da un entusiasmo oltre le aspettative, Meloni si convince che è meglio chiarire: «In riferimento alle notizie sull’uso delle basi militari, si ribadisce che l'Italia agisce nel pieno rispetto degli accordi internazionali vigenti e degli indirizzi espressi alle Camere – si legge in una nota diffusa da Palazzo Chigi –. La linea dell'Esecutivo è chiara, coerente e già condivisa con il Parlamento: ogni richiesta viene esaminata con attenzione, come sempre avvenuto anche in passato. Non si registrano criticità né frizioni con i partner internazionali. I rapporti con gli Stati Uniti, in particolare, sono solidi e improntati a una leale collaborazione». Lo stesso Crosetto sente il bisogno di placare gli animi: «Qualcuno sta cercando di far passare il messaggio che l'Italia avrebbe deciso di sospendere l'uso delle basi agli assetti Usa – scrive su X –. Cosa semplicemente falsa, perché le basi sono attive, in uso. Nulla è cambiato» e «non c'è alcun raffreddamento con gli Usa, perché conoscono bene le regole che disciplinano dal 1954 la loro presenza in Italia».
Le opposizioni prendono atto, si adeguano e cambiano registro anche loro. Per i dem scende in campo la stessa segretaria Elly Schlein, che prova connotare nel modo peggiore possibile la decisione del Governo: «Negare l'autorizzazione non può essere una decisione sporadica, deve diventare una linea politica espressa con chiarezza, anche in vista di future improprie richieste dal comando Usa», tuona in una nota. Poco più tardi, e dopo un lungo conciliabolo in Transatlantico con Bonelli, anche Nicola Fratoianni rinforza la critica di Avs, prendendo a spunto proprio il comunicato dell’esecutivo: «Sembrava una buona notizia, ma è durata pochissimo, Palazzo Chigi è arrivato subito a smentire e a chiarire che non cambia nulla» e che «le basi americane in Italia restano in funzione. Lo sapevamo». Ancora più pungente l’attacco di Vittoria Baldino del M5s che evidenzia la contraddizione del Governo dando voce al sospetto di un’operazione politica: «Il ministro Crosetto prima fa trapelare una velina alla stampa per apparire eroico, poi dopo le reazioni e le tensioni con gli Stati Uniti, fa retromarcia con un “signorsì signore”».
Come se non bastasse arriva anche un “dissidente” da FdI, che addirittura rimbrotta Crosetto per la scelta: «Personalmente avrei avuto un orientamento diverso. Avrei concesso l'utilizzo di Sigonella – dice Andrea Di Giuseppe –, non per trascinare l'Italia dentro una guerra, ma perché le grandi alleanze si tengono in piedi anche nei momenti più difficili».
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