Sempre meno figli e sempre più tardi: i nuovi, drammatici numeri del gelo demografico
L'Istat conta appena 355mila contro 652mila decessi. Il numero medio di bimbi per donna cala a 1,14. La popolazione in valore assoluto è stabile grazie alle migrazioni

Un totale di 355mila nati nel 2025 contro 652mila morti, ossia un saldo di quasi 297mila persone in meno: se l’Italia fosse un’azienda, sarebbe in liquidazione. È questa una delle immagini che potrebbero evocare e rafforzare i dati demografici pubblicati ieri dall’Istat. Numeri che raccontano un Paese senza ricambio, dove l’età media al parto continua a salire – da 32,6 a 32,7 anni – e il numero medio di figli per donna crolla al minimo storico di 1,14, in calo anche rispetto all’1,18 del 2024.
Che sia per la nota precarietà del lavoro in Italia, le incertezze sul futuro generate dalle tensioni internazionali, l’infertilità in costante aumento o le scelte di vita, le culle sono sempre più vuote, i decessi quasi doppiano le nascite e l’orizzonte per “mettere su famiglia” si sposta sempre più in avanti. Meno multiple e più minicar a due posti, meno trilocali e più monolocali, meno tavolate lunghe e più tavole apparecchiate per uno o due persone al massimo: nel quotidiano si potrebbe declinare così il futuro che viene fuori dai numeri Istat, che raccontano un presente in cui a essere profondamente cambiata è la stessa architettura delle famiglie. Quella unipersonale è la più diffusa: oggi oltre un terzo delle famiglie è formato da una sola persona. Le famiglie in cui invece è presente almeno una relazione di coppia o di tipo genitore-figlio sono sei su 10. Le coppie con figli sono il 28,4% delle famiglie, quelle senza il 20,2%.
L’inverno demografico nel nostro Paese è parzialmente frenato, però, grazie al contributo degli stranieri, con un saldo migratorio positivo (+296mila persone), tra chi è arrivato dall’estero – in 440mila, ma con un lieve calo rispetto al 2024 – e chi se ne è andato, 144mila. Un numero abbastanza alto, nonostante le emigrazioni siano calate di molto: ben 45mila in meno rispetto all’anno precedente. La popolazione nel nostro Paese dunque resta stabile grazie alle migrazioni. In particolare, il 1° gennaio 2026 la popolazione residente di cittadinanza straniera è pari a 5 milioni e 560mila unità, in aumento di 188mila. Quella italiana, invece, ammonta a 53 milioni 383mila individui, in calo di 189mila rispetto alla stessa data del 2025. La lacuna è colmata dall’acquisto di cittadinanza da parte di persone con background migratorio (196mila in più).
Il calo è generale a livello nazionale, ma sono tante e sempre più marcate le differenze tra i territori. Al Nord la popolazione aumenta, al Centro rimane costante, mentre è il Mezzogiorno ad avere un’emorragia di popolazione residente, nonostante al Sud si facciano più figli per donna rispetto agli altri territori (1,16). Il Settentrione beneficia maggiormente anche del contributo migratorio, sia per quanto riguarda gli spostamenti degli italiani tra regioni che per la presenza straniera: al Nord ne risiedono 3 milioni 230mila.
Gli stranieri contribuiscono ad arginare il calo della popolazione anche dal punto di vista delle nascite, dato che ben un nato su otto ha cittadinanza non italiana. Tuttavia, rispetto al 2024 in generale le nascite diminuiscono di 15mila unità. In Italia il nuovo record negativo della fecondità è legato anche all’invecchiamento della popolazione. Il calo delle nascite, infatti, è causato in parte dalla progressiva riduzione del numero di potenziali genitori: diminuisce il peso della popolazione giovanile e in età lavorativa mentre cresce quello degli individui sopra i 65 anni, facendo appunto dell’Italia il Paese più anziano dei 27 membri dell’Unione Europea. Il lato positivo di questi dati è che nel panorama europeo l’Italia è però uno dei Paesi con la più elevata speranza di vita: nel 2025 arriva a 81,7 anni per gli uomini e 85,7 anni per le donne.
Va detto, poi, che il calo del numero di figli per donna tocca anche altri Paesi Ue, persino quelli storicamente con tassi più alti di nascite e welfare più a supporto della genitorialità. Il numero medio di figli per donna nell’Unione è diminuito da 1,57 nel 2010 a 1,34 nel 2024. Anche se va meglio che in Italia, in Germania, dopo una intermedia fase di crescita, la fecondità è tornata a diminuire fino al valore di 1,36 figli per donna. In Spagna è passata da 1,37 a 1,10 e anche in Francia e Svezia, Paesi tradizionalmente caratterizzati da livelli elevati di fecondità, il numero medio di figli per donna è sceso, rispettivamente, da 2,03 a 1,61 figli e da 1,98 a 1,43 per donna.
Le statistiche, insomma, ci restituiscono la fotografia di uno Stato sempre più caratterizzato da solisti, dove l’atomizzazione della società è un rischio già sperimentabile nella precaria tenuta del tessuto sociale e lavorativo: dalla questione previdenziale alla produttività, senza tralasciare il pericolo della solitudine che già oggi riguarda molti anziani soli. Un problema che, con i trend attuali sia di nascite che di migrazioni, sembra destinato a crescere.
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