Lo strano caso del messaggio di Meloni al consigliere siciliano

Nella notte tra sabato e domenica la premier ha scritto al deputato La Vardera per rispondere a un suo video pubblicato sui social. In un attimo è diventato un caso
March 30, 2026
Lo strano caso del messaggio di Meloni al consigliere siciliano
Il frame tratto dal video puibblicato sul profilo Instagram di Ismaele La Vardera, deputato regionale siciliano di Controcorrente, /INSTAGRAM/ISMAELE LA VARDERA
Nell’agenda già fittissima della premier Meloni (tra guerre, dimissioni e il futuro incerto dell’esecutivo), nella notte tra sabato e domenica, è riuscito a trovare spazio un “dossier” sulla carta piuttosto secondario. Ma che in un attimo è diventato un caso nazionale. È mezzanotte inoltrata quando il cellulare di Ismaele La Vardera, deputato regionale siciliano di Controcorrente, si illumina improvvisamente. Sulla notifica di Whatsapp compare proprio il numero della presidente del Consiglio. Che gli scrive: «“La ritorsione”??? Io veramente non ho parole. E ora che faccio quindi, mi metto a impugnare le leggi di quasi tutte le regioni italiane? Che modo vergognoso di fare politica. Il cambiamento...».
La Vardera coglie la palla al balzo, fa passare la notte e il giorno dopo pubblica un video sui social in cui riporta il testo del messaggio con tanto di screenshot, puntando il dito contro la premier. Ma prima spiega l’antefatto. Ricorda che il giorno prima aveva pubblicato un altro video nel quale accusava il Governo di aver impugnato «per ritorsione» la legge che stanziava 40,8 milioni di ristori per i danni del ciclone Harry. Una decisione arrivata perché secondo l’esecutivo alcune disposizioni «eccedendo dalle competenze statutarie e ponendosi in contrasto con la normativa statale in materia di previdenza sociale e tutela della concorrenza, violano l'articolo 117». Una mossa, per La Vardera, che sarebbe stata architettata invece per vendicarsi «di una regione (la Sicilia, ndr) che ha maggiormente votato no al referendum».
Un affronto che ha fatto infuriare la premier. Tanto da spingerla a scrivere direttamente al deputato. Che oltre ripubblicare la chat, risponde a tono. «La mia – sostiene - è una critica politica assolutamente legittima, per altro condivisa, negli stessi identici modi e metodi da tutta l'opposizione. Esprimere dubbi sulla tempistica del Consiglio dei ministri e sull'esito del referendum, penso sia il minimo». Poi si rivolge direttamente a Meloni: «Ma hai dimenticato i toni che usavi quando eri all'opposizione? Non capisco le ragioni del disappunto. Il mio un modo vergognoso di fare politica? La tua maggioranza cosa sta combinando in Sicilia? Lasciamo stare in Italia. Da semplice ragazzo di 32 anni, e non da politico, ti do un consiglio: hai usato la verga a Roma? Bene, non usare la bambagia per la Sicilia. Perché non dici ai tuoi di staccare la spina al Governo Schifani?».
Il caso si è gonfiato immediatamente. Stizzita la reazione dal Pd. «Colpisce parecchio - ha detto il senatore dem Antonio Nicita - che la nostra presidente del Consiglio trovi il tempo di guardare il video social del deputato La Vardera e di mandargli (a mezzanotte) un messaggino piccato di risposta nel bel mezzo dell'inasprirsi della guerra in Iran, dell'incremento dei prezzi energetici, del taglio di transizione 5.0».
Un comportamento inaccettabile anche per la senatrice di Iv Dafne Musolino, secondo cui «irritarsi e scrivere di notte contro chi ha osato criticare un'impugnativa del governo denota una sostanziale allergia per le più elementari regole istituzionali. Qualcosa di molto lontano da quello che ogni presidente del Consiglio dovrebbe fare». Per Michele Catanzaro, capogruppo del Pd all'Assemblea regionale siciliana, si tratta di un campanello d'allarme che mette in luce la poca serenità con la quale la premier sta gestendo l'attuale fase politica» dopo «la sberla del risultato del referendum». Se «Giorgia Meloni vuole interessarsi delle vicende siciliane - insiste Catanzaro - farebbe bene a valutare i disastri provocati dal governo Schifani. Un governo – attacca - che tra indagini giudiziarie, deleghe ad interim e guerre politiche tutte interne alla maggioranza ha trascinato la Regione e l'Ars in una palude».

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