Terremoto Delmastro: la convocazione in Antimafia, le quote dismesse, le dimissioni in Piemonte

di Redazione romana
Il caso della società "5 Forchette" arriva a coinvolgere la vicepresidente della Regione Chiorino, socia come il sottosegretario alla Giustizia
March 31, 2026
Terremoto Delmastro: la convocazione in Antimafia, le quote dismesse, le dimissioni in Piemonte
L'ex sottosegretario Andrea Delmastro Delle Vedove, durante l'edizione del festival di Atreju nel 2025.
Nonostante il passo indietro, l'ingarbugliata vicenda Delmastro continua ad essere un caso politico. E non solo a Roma. L’ex sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro Delle Vedove - dimessosi dall’incarico dopo le notizie su una sua compartecipazione a una società di ristorazione gestita dal prestanome di una cosca - sarà  infatti ascoltato dalla commissione parlamentare Antimafia. L’ufficio di presidenza della commissione ha approvato ieri, lunedì, all’unanimità un ciclo di audizioni nell’ambito dell’inchiesta sul clan Senese, già affrontata dall’organismo durante il filone che ha riguardato le indagini «Affari di famiglia» e «Hydra». Oltre a Delmastro e alla sua scorta, la commissione «procederà alla richiesta di ascolto della Procura di Roma, delle forze dell’ordine, Polizia e Gdf, Dap, l’Ucis» nel rispetto dei principi «di rigore, trasparenza e tempestività che ne caratterizzano l’azione istituzionale».

Le dimissioni della vicepresidente del Consiglio regionale piemontese

Ma il terremoto politico causato dal caso Delmastro ha investito anche la Regione Piemonte dove la vicepresidente Elena Chiorino (Fdi) si è dimessa (anche dall'incarico di assessore al Lavvoro), dopo che era emerso come anche lei fosse socia dell'impresa di ristorazione "5 Forchette" in cui aveva quote Delmastro e che la procura di Roma ritiene fosse una "lavatrice" del denaro sporco di una cosca di camorra. «Faccio un passo indietro a testa alta, nella consapevolezza della mia correttezza e del lavoro svolto al servizio delle istituzioni - ha spiegato -. Continuerò a difendere le mie idee dal gruppo di FdI e la mia onorabilità sociale e onestà personale, contro ogni eventuale forma di sciacallaggio, in tutte le sedi». Prima delle dimissioni, che secondo il presidente della Regione, Cirio, «confermano la sua correttezza e il rispetto delle istituzioni», il Pd del Piemonte aveva promosso per ieri mattina un presidio davanti alla sede del Consiglio Regionale per chiedere il suo passo indietro. In una nota il partito dem aveva anche annunciato la discussione di una mozione con cui si sarebbe impegnato il presidente Cirio «a ritirare le deleghe a Chiorino». Dopo la retromarcia, il Pd ha commentato la notizia definendola «un atto dovuto». Sullo stesso registro il M5s del Piemonte: era una scelta «non più rimandabile».

Le quote dismesse a febbraio dal sottosegretario

La decisione di ascoltare Delmastro in Antimafia «è stata assunta con piena condivisione da parte della maggioranza, in particolare modo da FdI» che «ha evidenziato la necessità di fare chiarezza sulle modalità con cui informazioni relative a un’indagine in corso, di particolare delicatezza, siano state diffuse a mezzo stampa». Sempre ieri, sul sito della Camera è stato pubblicato un aggiornamento della documentazione patrimoniale dello stesso Delmastro. Si tratta di un documento datato 28 marzo 2026 in cui si elenca la comproprietà di una serie di fabbricati, insieme a tutti i passaggi, fino alla cessione, delle quote detenute della società «Le 5 Forchette srl», che gestiva il ristorante romano “Bisteccheria d’Italia” di via Tuscolana (dove erano stati a cena anche i vertici del Dap) finito nelle indagini della Procura capitolina: in base al documento, «in data 16/12/2024» il parlamentare risultava socio al 25%; il 3 novembre 2025 risulta socio al 100% della G&G srl; poi, il «24/11/2025» avveniva la cessione totale della partecipazione nella «Le 5 Forchette Srl», in favore della G&G Srl; e infine il 27 febbraio 2026 risulta la cessione totale delle quote di partecipazione indiretta detenute dalla G&G srl nella «Le 5 Forchette Srl».

Pd e M5s incalzano Meloni: venga in Parlamento a chiarire

Le opposizioni ritengono «urgente», per dirla con la segretaria del Pd Elly Schlein, che «Meloni venga in Parlamento a chiarire al Paese l’intera vicenda, poiché è inaccettabile il silenzio in cui si è trincerata». Incalza pure Giuseppe Conte, leader M5s: «Finisce qui la storia? Te lo tieni nel partito?». Nel frattempo, emergono dettagli sull’inchiesta della Dda romana, in cui si ipotizzano i reati di riciclaggio e intestazione fittizia dei beni, con l’aggravante «di agevolare un’associazione di stampo mafioso» facente capo al gruppo dei Senese. Secondo gli inquirenti, Mauro Caroccia e la figlia Miriam, indagati nel procedimento sulla società «Le 5 Forchette», avrebbero «trasferito e reinvestito» nell’attività di ristorazione anche proventi delle attività illecite del suddetto clan. In base all’impianto accusatorio, nel dicembre 2024 i due avrebbero «investito» nella Srl al fine di «permettere al clan di accrescere e rafforzare la sua posizione sul territorio attraverso il controllo di attività economiche» e insieme «di reinvestire i capitali illecitamente accumulati nel corso degli anni». Gli interrogatori sono previsti a metà settimana: i primi ad essere ascoltati dai pm saranno proprio Caroccia (che sta scontando 4 anni di detenzione per reati di stampo mafioso) e sua figlia, che risulta azionista della società.

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