In Alto Adige tutti vogliono salvare le acciaierie Valbruna, ma c'è chi rema contro

Deserto il bando per la nuova concessione del terreno dove sorge l’impianto. I sindacati premono per trovare una soluzione che salvaguardi i 580 posti di lavoro
January 17, 2026
In Alto Adige tutti vogliono salvare le acciaierie Valbruna, ma c'è chi rema contro
La manifestazione degli operai di Valbruna dello scorso 12 gennaio/ ANSA
Per i 580 dipendenti delle storiche Acciaierie Valbruna, che la settimana scorsa hanno sfilato e protestato nel gelo di Bolzano per salvare i posti di lavoro, l’altro ieri è arrivata un’altra doccia fredda: è andato deserto il bando della Provincia che avrebbe dato in concessione i terreni dell’area produttiva a 150 milioni per 50 anni. Nessuno si è presentato, nemmeno la stessa azienda, leader del settore a livello nazionale, che impiega altri 1.200 operai nella vicina casa madre di Vicenza, ben 400 dei quali avevano portato i loro striscioni di protesta lungo le strade di Bolzano: “Basta promesse, basta rinvii”.
Adesso anche per loro il futuro è sospeso, nell’assenza di prospettive indicate dall’azienda e nella paradossale certezza che in Alto Adige tutti vorrebbero salvare le Valbruna (c’erano in corteo esponenti locali e parlamentari di quasi tutti i partiti), dall’ente pubblico agli industriali, che possono vantare il massimo livello italiano del Pil pro-capite -15 mila euro per abitante - ma rischiano di veder cadere un’azienda leader del settore degli acciai speciali.
Eppure un gancio per riaprire questa vertenza e ridare forza ai sindacati sfiancati da lunghi mesi d’incertezza può venire proprio da questo ultimo bando, definitivamente deserto. «Adesso si può, anzi si deve aprire un dialogo tra la Provincia e l’azienda. Non si possono prevedere altri bandi e quindi la strada obbligata è una trattativa diretta con la società che a noi risulta interessata ad acquistare definitivamente l’area» è il commento di Marco Bernardoni (Fiom) e Giuseppe Pelella (Uilm). Attendono a breve qualche certezza per tante famiglie alle quali le giubbe blu della Valbruna avevano dato voce: «Viviamo tutti con la preoccupazione di non poter pagare mutui e affitti, abbiamo trascorso un Natale difficile» spiegava al microfono Cristian Manunza, delegato Fim Cisl. Ma a solidarizzare con gli operai è sceso in piazza anche il sindaco di Bolzano Claudio Corrarati, mentre l’assessore regionale veneto Massimo Bitonci ha seguito il corteo paventando negative ripercussioni sulla fabbrica vicentina. Tra fischietti, schiumogeni e bandiere, come nella precedente affollata manifestazione del 7 ottobre, figuravano parlamentari di tutti i partiti, a sostenere questa storica presenza della siderurgia italiana (rilanciata a Vicenza dagli Amenduni, famiglia di industriali baresi), che garantisce buoni stipendi e un mercato mondiale con due sedi in Canada e Stati Uniti.
Attesa la scadenza del bando, la Provincia autonoma di Bolzano si è fatta sentire subito con la dichiarazione dell’assessore all’industria Marco Galateo, vicepresidente della Giunta: «Ora possiamo parlare finalmente con l’azienda. Abbiamo convocato la proprietà la prossima settimana insieme al presidente Kompatscher per studiare insieme un nuovo percorso ammininistrativo. Nostro obiettivo è garantire la continuità produttiva e occupazionale: quello che fa Valbruna oggi deve continuare a farlo, mantenendo tutti i dipendenti».
Le soluzioni, praticabili secondo i sindacati che vanno stringendo da mesi la morsa sulla Provincia e sulla proprietà, appaiono realisticamente due: una trattativa diretta che porti ad rivedere al ribasso i costi dell’affitto rispetto a quelli indicati dal bando oppure la vendita dei terreni di via Volta alle stesse Acciaiere Valbruna, come loro avrebbero richiesto da tempo, rivendicando un diritto di opzione risalente al 1995 e rimasto in sospeso. Sulla vendita però è perplessa la Sgb-Cisl che ieri in conferenza stampa ha richiesto che il terreno rimanga in mani pubbliche per evitare speculazioni future. Non è escluso peraltro che possa intervenire anche il governo, impegnatosi a seguire questa crisi che potrebbe avere conseguenze anche sull’indotto: in un incontro a Roma, il 4 novembre scorso, il ministro delle Imprese e del Made in Italy ha affermato la valenza di rilievo nazionale della produzione siderurgica Valbruna a Bolzano e a Vicenza: «Nella procedura della Golden Power, che risponde a regole precise, si è accertato che la produzione siderurgica della Valbruna è di interesse strategico nazionale. Alla luce di quanto discusso, chiediamo alla Provincia autonoma di Bolzano di garantire la continuità produttiva» era stato il mandato del ministero.

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