In Alto Adige tutti vogliono salvare le acciaierie Valbruna, ma c'è chi rema contro
Deserto il bando per la nuova concessione del terreno dove sorge l’impianto. I sindacati premono per trovare una soluzione che salvaguardi i 580 posti di lavoro

Per i 580 dipendenti delle storiche Acciaierie Valbruna, che la settimana scorsa hanno sfilato e protestato nel gelo di Bolzano per salvare i posti di lavoro, l’altro ieri è arrivata un’altra doccia fredda: è andato deserto il bando della Provincia che avrebbe dato in concessione i terreni dell’area produttiva a 150 milioni per 50 anni. Nessuno si è presentato, nemmeno la stessa azienda, leader del settore a livello nazionale, che impiega altri 1.200 operai nella vicina casa madre di Vicenza, ben 400 dei quali avevano portato i loro striscioni di protesta lungo le strade di Bolzano: “Basta promesse, basta rinvii”.
Adesso anche per loro il futuro è sospeso, nell’assenza di prospettive indicate dall’azienda e nella paradossale certezza che in Alto Adige tutti vorrebbero salvare le Valbruna (c’erano in corteo esponenti locali e parlamentari di quasi tutti i partiti), dall’ente pubblico agli industriali, che possono vantare il massimo livello italiano del Pil pro-capite -15 mila euro per abitante - ma rischiano di veder cadere un’azienda leader del settore degli acciai speciali.
Eppure un gancio per riaprire questa vertenza e ridare forza ai sindacati sfiancati da lunghi mesi d’incertezza può venire proprio da questo ultimo bando, definitivamente deserto. «Adesso si può, anzi si deve aprire un dialogo tra la Provincia e l’azienda. Non si possono prevedere altri bandi e quindi la strada obbligata è una trattativa diretta con la società che a noi risulta interessata ad acquistare definitivamente l’area» è il commento di Marco Bernardoni (Fiom) e Giuseppe Pelella (Uilm). Attendono a breve qualche certezza per tante famiglie alle quali le giubbe blu della Valbruna avevano dato voce: «Viviamo tutti con la preoccupazione di non poter pagare mutui e affitti, abbiamo trascorso un Natale difficile» spiegava al microfono Cristian Manunza, delegato Fim Cisl. Ma a solidarizzare con gli operai è sceso in piazza anche il sindaco di Bolzano Claudio Corrarati, mentre l’assessore regionale veneto Massimo Bitonci ha seguito il corteo paventando negative ripercussioni sulla fabbrica vicentina. Tra fischietti, schiumogeni e bandiere, come nella precedente affollata manifestazione del 7 ottobre, figuravano parlamentari di tutti i partiti, a sostenere questa storica presenza della siderurgia italiana (rilanciata a Vicenza dagli Amenduni, famiglia di industriali baresi), che garantisce buoni stipendi e un mercato mondiale con due sedi in Canada e Stati Uniti.
Attesa la scadenza del bando, la Provincia autonoma di Bolzano si è fatta sentire subito con la dichiarazione dell’assessore all’industria Marco Galateo, vicepresidente della Giunta: «Ora possiamo parlare finalmente con l’azienda. Abbiamo convocato la proprietà la prossima settimana insieme al presidente Kompatscher per studiare insieme un nuovo percorso ammininistrativo. Nostro obiettivo è garantire la continuità produttiva e occupazionale: quello che fa Valbruna oggi deve continuare a farlo, mantenendo tutti i dipendenti».
Le soluzioni, praticabili secondo i sindacati che vanno stringendo da mesi la morsa sulla Provincia e sulla proprietà, appaiono realisticamente due: una trattativa diretta che porti ad rivedere al ribasso i costi dell’affitto rispetto a quelli indicati dal bando oppure la vendita dei terreni di via Volta alle stesse Acciaiere Valbruna, come loro avrebbero richiesto da tempo, rivendicando un diritto di opzione risalente al 1995 e rimasto in sospeso. Sulla vendita però è perplessa la Sgb-Cisl che ieri in conferenza stampa ha richiesto che il terreno rimanga in mani pubbliche per evitare speculazioni future. Non è escluso peraltro che possa intervenire anche il governo, impegnatosi a seguire questa crisi che potrebbe avere conseguenze anche sull’indotto: in un incontro a Roma, il 4 novembre scorso, il ministro delle Imprese e del Made in Italy ha affermato la valenza di rilievo nazionale della produzione siderurgica Valbruna a Bolzano e a Vicenza: «Nella procedura della Golden Power, che risponde a regole precise, si è accertato che la produzione siderurgica della Valbruna è di interesse strategico nazionale. Alla luce di quanto discusso, chiediamo alla Provincia autonoma di Bolzano di garantire la continuità produttiva» era stato il mandato del ministero.
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