Il trasloco (forzato) di ItaliaMeteo sta facendo molto discutere

di Chiara Pazzaglia, Bologna
Ai 25 lavoratori sono stati concessi solo dieci giorni dall’annuncio del trasferimento da Bologna a Roma dell’Agenzia nazionale per la meteorologia e la climatologia. La scelta difesa dal commissario straordinario Ciciliano Protesta il sindaco Lepore
March 18, 2026
ItaliaMeteo è l’Agenzia nazionale per la meteorologia e la climatologia
ItaliaMeteo è l’Agenzia nazionale per la meteorologia e la climatologia
È una vera tempesta quella che si è abbattuta sui lavoratori della climatologia che, in questo caso, non hanno avuto la possibilità di prevederla. Con soli dieci giorni di preavviso, infatti, da ieri la sede bolognese di ItaliaMeteo, l’Agenzia nazionale per la meteorologia e la climatologia, ha chiuso, cogliendo di sorpresa non solo i venticinque lavoratori coinvolti, ma anche le istituzioni locali, il mondo scientifico e la cittadinanza. Tutto è iniziato il 6 marzo, quando il commissario straordinario del Governo Fabio Ciciliano, capo della Protezione Civile, ha comunicato alla Regione Emilia-Romagna il trasferimento a Roma dell’Agenzia entro il 16 marzo. Dieci giorni per smontare una sede, riorganizzare un servizio nazionale e, soprattutto, per chiedere a venticinque lavoratori e lavoratrici, ricercatori, tecnici, amministrativi, di cambiare vita o perdere il posto. Una comunicazione che i sindacati hanno definito «un licenziamento mascherato», denunciando l’assenza di qualunque confronto preventivo e la totale sproporzione tra la complessità dell’operazione e i tempi imposti.
La reazione delle istituzioni locali è stata immediata e compatta. Il governatore dell’Emilia Romagna, Michele de Pascale, ha denunciato il rischio «che non si tratti di un trasloco, ma che si voglia smantellare l’Agenzia». De Pascale ha rilanciato l’idea di una doppia sede, una al Tecnopolo e una a Roma, come soluzione di equilibrio, chiedendo un confronto urgente con l’esecutivo nazionale. Anche il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, ha espresso una posizione netta, appellandosi al Governo perché «fermi questa decisione sbagliata». Ciciliano ha difeso la scelta del trasferimento e criticato la gestione precedente, affermando che «i funzionari erano introvabili e i lavoratori in prestito da altri enti». Ha poi insistito sul fatto che è stato legittimamente proposto un trasferimento, rifiutato dai venticinque lavoratori attuali. Parole che gli stessi dipendenti vivono come una semplificazione ingiusta: molti di loro sono in comando da enti pubblici, altri sono precari, altri ancora hanno famiglie, mutui, radici nel territorio. Trasferirsi a 350 chilometri di distanza non è un’opzione realmente praticabile.
L’Agenzia ItaliaMeteo era nata con la Legge di Bilancio 2018, diventa operativa nel 2021 e collocata a Bologna per una ragione precisa: la città ospita il Tecnopolo, il supercomputer europeo Leonardo, un ecosistema scientifico unico in Italia. L’Agenzia avrebbe dovuto essere il punto di raccordo tra le reti regionali, la Protezione civile e la comunità scientifica, superando la storica frammentazione del sistema meteorologico italiano. Un progetto ambizioso, costruito con anni di lavoro e investimenti pubblici. Il trasferimento a Roma, inserito nella Legge di Bilancio 2026, cambia radicalmente la prospettiva. Il Governo sostiene che la nuova collocazione, all’interno della Protezione civile, garantirà maggiore integrazione operativa. Ma la tempistica, le modalità e l’assenza di un piano di tutela per i lavoratori hanno sollevato dubbi profondi: a Bologna si teme che la scelta non sia un semplice spostamento logistico, ma un ridimensionamento dell’Agenzia, con la perdita di un patrimonio scientifico costruito negli anni. Mentre i dipendenti attendono risposte, a Roma vengono pubblicati dodici nuovi bandi di assunzione per la sede capitolina. Un segnale che alimenta la preoccupazione dei lavoratori, le cui proteste non si sono fatte attendere. Presidi davanti al Tecnopolo, assemblee permanenti, incontri in Prefettura, appelli a parlamentari e amministratori locali. Una mobilitazione che non riguarda solo la difesa di venticinque posti di lavoro, ma il rapporto tra centro e territori, tra politica e competenze, tra decisioni amministrative e vite reali.

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