Il Papa: «Denunciamo il male e annunciamo la pace»
di Irene Funghi
Questa mattina, nella prima udienza generale di maggio, Leone XIV ha ricordato che la Chiesa «legge e interpreta, a partire dal Vangelo, i dinamismi della storia». La catechesi del Pontefice ha approfondito la Costituzione dogmatica "Lumen gentium"

Il Papa fa una pausa dopo aver salutato i fedeli del Camerun presenti all’udienza generale di questa mattina in piazza San Pietro. Sono gli ultimi nominati tra quelli di lingua francese, dopo la catechesi sulla dimensione escatologica della Chiesa, che ha approfondito il capitolo VII della Costituzione dogmatica Lumen gentium. I tanti africani presenti in piazza rispondono con un boato, quasi a volerlo ringraziare e abbracciare per il viaggio appena compiuto. «Possa questo tempo pasquale ravvivare la nostra speranza affinché non sprofondiamo nella disperazione di fronte alle ingiustizie e alle sofferenze causate dalla violenza. Lasciamoci guidare dalla promessa del Regno di Dio che ci offre il Risorto», dice loro. Poi il saluto ai fedeli di lingua inglese, con un particolare ricordo per chi partecipa alla “AI Conference” all’Università Gregoriana. E, immancabile, nella prima udienza generale di maggio, arriva l’invito ad affidarsi alla Madonna, ricordata in particolare nel saluto ai fedeli di lingua tedesca, araba e polacca. A questi ultimi, ricorda anche san Stanislao, vescovo e martire, ritenuto il patrono dell’ordine morale della Polonia. «Supplicate il dono dell’unità e del rispetto dei valori cristiani nel vostro popolo», dice loro Prevost. Agli italiani, infine, rammenta che «la Chiesa commemora oggi san Domenico Savio, uno dei primi frutti di santità, plasmati dalla grazia divina della scuola di don Bosco». Giovane convinto che «o mi faccio santo o non faccio niente». «Il suo esempio di adesione al Signore in ogni circostanza, aiuti ciascuno di voi a corrispondere generosamente ai desideri di bene, che lo Spirito Santo vi ispira», invita il Papa, che con lo sguardo rivolto al Paradiso, ha guidato la catechesi su La Chiesa, pellegrina nella storia verso la patria celeste (Ap 7,9-10), approfondimento della Lumen gentium e parte del ciclo su I Documenti del Concilio Vaticano II.
Una dimensione, questa, che «spesso trascuriamo o minimizziamo, perché siamo troppo concentrati su ciò che è immediatamente visibile e sulle dinamiche più concrete della vita», afferma il Pontefice. Eppure, siamo chiamati ad individuare i segni che già oggi anticipano ciò che sarà: ne abbiano una «caparra» nei «sacramenti», in particolare nell’«Eucarestia», e «nelle relazioni di amore e di servizio».
La Chiesa, spiega il Papa, «non si identifica con il Regno di Dio» – ma, anzi, aggiungerà più avanti, segnata dall’«umana fragilità e dalla caducità delle proprie istituzioni» è chiamata «a una continua conversione, al rinnovamento delle forme e alla riforma delle strutture, alla continua rigenerazione delle relazioni» –, è, però, «germe e inizio» di quel compimento che verrà donato all’umanità alla fine dei tempi. Per questo, aggiunge Leone XIV, «i credenti in Cristo» «camminano in questa storia terrena, segnata dalla maturazione del bene ma anche da ingiustizie e sofferenze, senza essere né illusi né disperati». Ma, anzi, partecipano alla missione della Chiesa «di pronunciare parole chiare per rifiutare tutto ciò che mortifica la vita e ne impedisce lo sviluppo e prendere posizione a favore dei poveri, degli sfruttati, delle vittime della violenza e della guerra e di tutti coloro che soffrono, nel corpo e nello spirito». Una “chiamata alla denuncia” che ritorna anche poco più tardi, quando spiega che la Chiesa «proprio a partire dalla promessa finale, legge e interpreta a partire dal Vangelo i dinamismi della storia, denunciando il male in tutte le sue forme e annunciando, con le parole e con le opere, la salvezza che Cristo vuole realizzare per tutta l’umanità e il suo Regno di giustizia, di amore e di pace». Senza mai, dunque, «annunciare sé stessa», ma in tutto rimandando «alla salvezza».
I credenti, in questo, non sono soli. In chiusura, il Papa richiama la «comunione» e la «compartecipazione dei beni spirituali» tra quanti sono sulla Terra e chi è in uno stadio di «purificazione o beatitudine». A legarli è una «fraterna sollicitudo», «che si sperimenta in particolare nella liturgia», spiega, e che sostiene «anche noi» nel cammino.
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